Regolarizzazione, dopo un anno la misura non decolla: esaminato il 14% delle domande 

2 Giugno 2021 0 Di Luna Rossa

In alcune città come Roma solo 2 pratiche concluse a fronte di 16mila richieste. Pochissimi i permessi rilasciati. Ero straniero: “Troppi ostacoli burocratici. Problemi anche sanitari nel momento di pandemia che stiamo vivendo”

ROMA – Dopo tre mesi dalla prima denuncia delle associazioni, un nuovo report torna ad accendere i riflettori sulla regolarizzazione dei migranti. E, nonostante qualche lieve miglioramento, si parla ancora di forti ritardi e di una pratica che stenta a decollare. A fare il punto della situazione è la campagna Ero straniero, che ricorda il grave ritardo accumulato nell’esame delle domande di emersione e regolarizzazione  avviata nel 2020 con il decreto “rilancio”.

Oggi 1 giugno 2021, a un anno dall’apertura della finestra per presentare le domande, un nuovo dossier di aggiorna la situazione nei diversi territori, sulla base dei dati raccolti dal ministero dell’interno e da prefetture e questure attraverso una serie di accessi civici. “Il quadro, seppur in lieve miglioramento, appare ancora grave in tutta Italia: delle 220.000 persone che hanno fatto richiesta, solo 11.000 (il 5%) hanno in mano un permesso di soggiorno per lavoro, mentre circa 20.000 sono in via di rilascio. Molto critica, in particolare, la situazione nelle grandi città: Roma, al 20 maggio, su un totale di circa 16.000 domande ricevute, solo 2 pratiche sono arrivate alla fase conclusiva e non è stato ancora rilasciato alcun permesso di soggiorno. A Milano, su oltre 26.000 istanze ricevute in totale,poco più di 400 sono i permessi di soggiorno rilasciati” si legge nel dossier.

“Io sono furioso. Sono nove mesi che non sappiamo niente. Ma si possono lasciare le famiglie appese così? racconta un datore di lavoro di Bologna. La sua testimonianza è contenuta nel report insieme a quella di diversi lavoratori. Intanto sono pesanti le conseguenze di tale ritardo sulla vita di queste persone e riguardano nuovi insormontabili ostacoli burocratici, a partire dalla difficoltà di accesso al sistema sanitario nazionale e alle vaccinazioni, con un impatto inevitabile anche a livello di salute pubblica nel contesto di emergenza che stiamo vivendo. “Ti rimandano indietro. Dicono che con permesso provvisorio l’iscrizione al Servizio Sanitario non si può fare – dice un assistente familiare che ha fatto domanda nel capoluogo lombardo -. Ma non è vero. Io ho diritto al medico di base. Quando sarò vaccinata? Ho 55 anni, le persone della mia età a Milano possono già prenotare su internet. E se io mi ammalo, chi sta con la mia signora, che ha 89 anni? Mi mandano via!”.

Infine, il dossier prova a spiegare come mai, nonostante fosse stato previsto già nel decreto che ha dato il via alla “sanatoria”, il personale aggiuntivo destinato alle prefetture proprio per l’esame delle pratiche di regolarizzazione sia entrato effettivamente in servizio – e neanche dappertutto – solo i primi di maggio scorso, contribuendo significativamente al prolungarsi dei tempi per le decine di migliaia di pratiche negli uffici competenti in tutt’Italia. “Alla luce di quanto emerso dal monitoraggio di questi mesi – concludono i promotori – la campagna Ero straniero ribadisce la richiesta al ministero dell’interno di intervenire immediatamente per superare gli ostacoli burocratici e velocizzare l’iter delle domande, in modo che le quasi 200.000 persone ancora in attesa di risposta possano al più presto perfezionare l’assunzione. Nello stesso tempo, sappiamo che non sarà sufficiente questa misura a risolvere il problema della creazione costante di nuove irregolarità, come dimostra quanto accaduto con le sanatorie negli ultimi vent’anni. Anche perché una gran parte di persone senza documenti ne è stata esclusa, vista la limitazione a pochi settori lavorativi. Continuiamo per questo a chiedere a governo e Parlamento un intervento a lungo termine che permetta di ampliare le maglie della regolarizzazione e favorire legalità e integrazione, a partire da uno strumento di emersione sempre accessibile, senza bisogno di sanatorie, che dia la possibilità a chi è già in Italia e rimane senza documenti, di regolarizzare la propria posizione se ha la disponibilità di un lavoro o è radicato nel territorio. E, più a monte, nuovi meccanismi di ingresso per lavoro o ricerca lavoro. Soluzioni, queste, previste nella proposta di legge di iniziativa popolare della campagna Ero straniero, ferma in Commissione affari costituzionali della Camera, la cui approvazione non può più aspettare”.

Sorgente: Regolarizzazione, dopo un anno la misura non decolla: esaminato il 14% delle domande – Redattore Sociale

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