Perù: contro la vittoria del candidato di sinistra Castillo, valanga di ricorsi e minacce di golpe –

Perù: contro la vittoria del candidato di sinistra Castillo, valanga di ricorsi e minacce di golpe –

21 Giugno 2021 0 Di Luna Rossa

Ha vinto di misura Castillo, ma la Signora K e tutta la destra che le ruota attorno non si rassegna. Pioggia di ricorsi di Keiko Fujimori, 942 in tutto, dopo il ballottaggio. Ma anche dalla revisione delle schede contestate, Pedro Castillo resta vincitore. La nomina del candidato di sinistra resta sospesa dai ricorsi pretestuosi, tensioni e timori di golpe, con i movimenti indigeni pronti alla rivolta per difendere l’esito del voto nelle zone rurali.

‘Signora K’ degna figlia di dittatore

«L’hanno paragonata a Donald Trump, ma Keiko Fujimori non ha bisogno di imitare nessuno. Perché dopo essersi dedicata in passato a destabilizzare il governo prima di Pedro Pablo Kuczynski, colpevole di averla sconfitta al ballottaggio nel 2016, e poi di Martín Vizcarra, colpevole di aver sciolto il Congresso da lei controllato, era prevedibile che non accettasse altro risultato che la vittoria. E così, se a spoglio ancora in corso aveva già iniziato a denunciare presunti brogli, malgrado il giudizio degli osservatori internazionali sulla regolarità del processo, di sicuro non mollerà la presa finché ne avrà la possibilità».

Ricorsi come arma, a raffica

Terminata anche la revisione delle schede contestate, resta vincitore e prossimo presidente il candidato di sinistra Pedro Castillo. Anche se per soli 44.058 voti: 50,125% contro il 49,875% della figlia dell’ex dittatore. Ma, spiega Claudia Fanti sul manifesto, «Il Tribunale nazionale elettorale, il Jne, non proclamerà però i risultati definitivi finché non saranno risolti i ricorsi di nullità presentati dalla Signora K: 942 in tutto, di cui tuttavia solo 165 arrivati entro i termini stabiliti e 91 dei quali già respinti». E non è decisione neutrale. «Il Jne aveva provato a cambiare in corsa le regole del gioco».

Tentato golpe legale

Il Tribunale nazionale elettorale aveva tentato di ampliare la scadenza dei ricorsi dal 9 all’11 giugno, fissato dalla legge. Un favore sfacciato alla candidata di Fuerza Popular, nel tentativo di ottenere l’annullamento di 200mila preferenze espresse in quelle province rurali in cui Castillo aveva riportato una maggioranza schiacciante. «Ma le reazioni, soprattutto delle organizzazioni indigene andine e amazzoniche, erano state tali da convincere il Jne a fare marcia indietro, lasciando senza effetto un provvedimento chiaramente anti-costituzionale».

«Non solo negano la nostra esistenza, ora vogliono pure annullare i nostri voti», denunciua l’Asociación Interétnica de Desarrollo de la Selva Peruana, riferendosi in particolare al portavoce di Fuerza Perú dei Fujimori, giunto a dichiarare che nel paese i popoli indigeni sono un’invenzione delle ong.

Tra presidenza e galera la via del golpe

Ma se le organizzazioni indigene sono pronte a mobilitarsi, i timori di colpi di mano restano. «Una volta esaurite le vie legali, la Signora K si rassegnerà, avendo già dimostrato di essere pronta a tutto in quella che ha definito ‘la dura battaglia che stanno combattendo i peruviani per non cadere nelle mani del comunismo’». Problema delle destre proprio la Signora K. Pluri sconfitta, la figlia di dittatore in carcere per corruzione, a sua volta accusata di riciclaggio di denaro, organizzazione criminale e ostruzione alla giustizia, con la richiesta di 30 anni di carcere.

Spinte e tentazioni delle forze armate

«Non mancano neppure gli espliciti inviti al golpe –denuncia senpre Claudi Forti-, come quello espresso da un nutrito gruppo di ex comandanti militari che esorta il Comando congiunto delle forze armate ‘a impedire che la massima autorità del paese sia designata in maniera illegale e illegittima e a disconoscere come presidente qualcuno che sia stato nominato violando la Costituzione». Manco a dire che ad essere illegittima sarebbe l’elezione del candidato di sinistra, il maestro Pedro Castillo, rispetto alla specchiata onestà della Signora K.

L’ammiraglio terra terra

Non da meno il parlamentare e ammiraglio in pensione Jorge Montoya, che sollecitava l’annullamento del voto e nuove elezioni come «soluzione più prudente per evitare la possibile e imminente ingovernabilità». Ammiraglio affondato da un diluvio di critiche (oltre che raggiunto da una denuncia penale), accompagnate da un pronunciamento del Consiglio di stato, composto dai vertici dei poteri esecutivo, legislativo e giudiziario, in difesa degli organismi elettorali, i soli «a cui spetta risolvere qualunque controversia posta dalle elezioni».

Intanto per oggi è prevista una grande marcia a sostegno di Castillo, affinché venga riconosciuta senza più indugi la sua vittoria e possa insediarsi

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