Meme e fake news: l’«Ultima legione» per ricostruire il partito fascista | il manifesto

Meme e fake news: l’«Ultima legione» per ricostruire il partito fascista | il manifesto

21 Maggio 2021 0 Di Luna Rossa

La procura dell’Aquila ordina decine di perquisizioni. Dalla Lombardia all’Abruzzo, dal Veneto alla Liguria. Tra loro anche un candidato di FdI

Serena Giannico

Elevato grado «di fanatismo violento, intriso di xenofobia e nostalgie filonaziste» che talvolta «sfociano in non meglio precisate progettualità delittuose e di eversione dell’ordine democratico, nonché nell’aperta esaltazione di recenti stragi di matrice suprematista». Si muovevano in quest’ambito gli indagati, e sono circa 25, di un’inchiesta coordinata dalla Procura distrettuale dell’Aquila e che, ieri mattina, è sfociata in una serie di perquisizioni che hanno toccato diverse regioni d’Italia e decine di province. Da esse potrebbero presto scaturire nuovi provvedimenti da parte della magistratura.

Dalle indagini – di Polizia postale e delle comunicazioni, Digos e Antiterrorismo – emerge che gli inquisiti gravitano attorno al sodalizio denominato «Ultima Legione». Gli “adepti”, che comunicavano soprattutto tramite la chat «Boia chi molla», frequentano anche altre «aggregazioni attestate sulle medesime posizioni ideologiche». Tra i capi del movimento, attivo principalmente in Lombardia e in Abruzzo ma con appendici forti in Liguria e in Veneto, figura Enzo C., 53 anni, di Milano, socio fondatore, presidente e segretario nazionale di «Ultima Legione», soggetto attivo su Whatsapp, con migliaia di messaggi e con audio e immagini, e sulla piattaforma Vkontakte su cui ha postato anche un video in cui dichiara che il partito da lui fondato «ha finalità antidemocratiche proprie del partito fascista». La sua fidanzata, Elisa P., di Milano, gli dà una mano con le attività e le faccende del gruppo. Lei è tesoriere e responsabile dei social: gestisce, ad esempio, gli account di Facebook. La donna, dagli investigatori, viene annoverata quale socio fondatore e fulcro dell’organizzazione insieme a Luca C., di Como, anche membro del direttivo. Del “quadriumvirato” al potere fa poi parte un veneto del ’49, molto accreditato «per l’autorevolezza di cui gode presso gli ambienti d’area». Poi ci sono i responsabili regionali, tutti tesserati, o di macro-aree del Paese e ci sono i segretari provinciali.

Alcuni di loro sono possessori di armi, che le forze dell’ordine in queste ore stanno cercando e sequestrando. Altri – stando alle risultanze investigative – hanno organizzato e partecipato a manifestazioni pubbliche esternando apertamente le proprie convinzioni «violente, xenofobe e antisemite» ed esponendo vessilli di «Ultima Legione». Qualcuno ha anche alle spalle condanne per apologia del fascismo. Uno degli inquisiti, F. B., che vive a Verona e sta nel direttivo, attraverso Telegram ha «condiviso il proprio know how sulle procedure per la costruzione di ordigni esplosivi artigianali». Un altro, della provincia di La Spezia, parlando dell’attacco razzista messo a segno il 3 febbraio 2018 a Macerata da Luca Traini, che esplose numerosi colpi di pistola nel centro cittadino ferendo sei immigrati di età compresa tra i 20 ed i 32 anni, evidenzia che l’attentatore «ha fallito nel suo intento perché non ha eliminato nessuno» e «avrebbe certamente fatto meglio lasciandoli tutti a terra».

Attivissimi sui social, gli indagati si prendono gioco dei «valori della Resistenza e della Costituzione con epiteti dispregiativi», sono omofobi e contro i migranti. E l’emergenza legata al Covid-19 è vista in chiave complottista e negazionista e ci si fa scherno anche dei morti di coronavirus di Brescia, che nella prima fase della pandemia, sono finiti nei «forni crematori», definiti «giusti mezzi» con chiaro riferimento ai campi di sterminio voluti da Hitler.

Roccaforte dell’organizzazione è la zona di Milano, ma con radici ben piantate tra le province di L’Aquila, Pescara e Chieti con personaggi talvolta anche “folkloristici” come un ventenne di Montesilvano (Pe) «divenuto noto sui social per aver rilasciato un’intervista postata su YouTube dove, vestito da giovane balilla, rilascia dichiarazioni apologetiche in occasione della ricorrenza del compleanno di Benito Mussolini».

Tra gli inquisiti diverse donne, una delle quali assunta dal ministero della Pubblica istruzione in una scuola dell’Aquilano, e un candidato consigliere in un Comune del Milanese nelle liste di Fratelli d’Italia.

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