L’imbarazzo del Copasir a trazione leghista: non si riunisce per non dover parlare dei rapporti con Mosca 

L’imbarazzo del Copasir a trazione leghista: non si riunisce per non dover parlare dei rapporti con Mosca 

2 Aprile 2021 0 Di Luna Rossa

 

Il caso Biot e l’assidua presenza dell’addetto navale dell’ambasciata russa espulso alle manifestazioni di associazioni vicine al Carroccio

L’ARRESTO del capitano di fregata della Marina Militare, Walter Biot, ha aperto un caso politico. Interno. Perché la spy story scoppiata sull’asse Roma-Mosca ha fatto emergere, nella sua delicatezza, l’anomalia che il Parlamento sta vivendo dalle settimane precedenti all’insediamento del governo Draghi: negli ultimi tre mesi infatti il Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, non si è mai riunito. E non per caso.

 

 

Il Comitato è attualmente presieduto dal leghista Raffaele Volpi. Ma la legge prevede che la guida della commissione vada alle opposizioni. E per questo Fratelli d’Italia, con l’attuale vicepresidente del Comitato, Adolfo Urso, ne rivendica la poltrona più alta. Volpi, però, sembra non avere alcuna intenzione di dimettersi. Cita il precedente di D’Alema del 2011 (non si dimise con l’arrivo del governo Monti), non convoca il Comitato per evitare di trovarsi nell’imbarazzo di affrontare la situazione ma, evidentemente, la questione è tutta politica. Per prima cosa il Copasir dovrebbe affrontare il tema dell’arresto del nostro ufficiale. E dunque i rapporti con la Russia.

 

 

Non sfugge a nessuno – come ha fatto notare la procura di Roma negli atti preliminari che hanno portato all’arresto – che c’è un corrotto, Biot. Ma ci sono anche dei corruttori: e, in questo caso, si tratta di militari stranieri che, sotto la copertura di addetti di ambasciata, sono andati in uno Stato estero a reclutare infedeli. Non esattamente una “cosa che si fa tra amici” per citare le parole ieri di un esponente di Governo. “Il caso è da affrontare, quindi: il Copasir deve assolutamente discuterne”.

 

 

Ma è chiaro che la Lega si trova in grandissima difficoltà. I rapporti del partito con la Russia di Putin sono saldissimi. La strategia aggressiva russa ha trovato sicuramente spazio nel Conte I, quando grazie ai buoni uffici di Matteo Salvini e dello stesso premier, il Cremlino ha avuto un interlocutore privilegiato nel Governo italiano.

 

 

“L’arresto, al di là delle valutazioni che poi andranno fatte nel merito – ragiona con Repubblica una fonte di Governo – anche se non sembra che siano stati danni di grandi entità, significa due cose: è stato un buon “stress-test” per il nostro sistema di controlli interni che ha funzionato. E sul piano più generale, è la conferma che l’Italia è un paese target, anche per via delle politiche prese negli scorsi anni. Ora però il Governo ha saputo mandare un chiaro messaggio di non subalternità”.

 

 

Il problema è affrontare la questione nella sede parlamentare competente, quel Copasir che invece resta paralizzato. Dopo settimane di silenzio imbarazzato ha preso posizione anche il Partito democratico, con il segretario Enrico Letta e con il suo uomo più rappresentativo su questi argomenti, l’onorevole Enrico Borghi, membro dello stesso Comitato e della segreteria Pd: un deputato molto vicino al ministro della Difesa, Lorenzo Guerini. ”Il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica è presieduto da un membro dell’opposizione. Oggi si tratta di un leghista. Io non ho maggiori simpatie per gli uni o per gli altri, ma le regole di garanzia vanno applicate. Il Pd assumerà un’iniziativa nei confronti dei presidenti delle Camere” ha chiarito Letta.

 

 

“Il Copasir si deve riunire. – ha sottolineato Borghi – Tre vicende in particolare pongono l’esigenza di un intervento immediato. Anzitutto, la scomparsa tragica del nostro ambasciatore in Congo, che va debitamente esaminata. Inoltre, vi è la vicenda vaccini in senso lato, che ci dice come la sanità oggi sia una questione di sicurezza nazionale che come tale porta con sé la necessità di un approfondimento adeguato con gli strumenti istituzionali previsti. Infine l’affaire dello spionaggio militare russo nel nostro Paese. Queste tre vicende bastano da sole per dire che questa situazione di traccheggiamento non è più accettabile”.

 

 

La Lega sembra però non voler ascoltare: “Mi occupo di salute – ha detto Salvini – non di poltrone”. E nemmeno di Russia. Ma su questo fronte ci sono tanti dossier aperti che possono intimorire il partito di Salvini. La storia dei finanziamenti discussi ai tavoli dell’hotel Metropole dal suo amico Gianluca Savoini resta argomento di indagine della procura di Milano, che attende la risposta alle rogatorie internazionali. E c’è il capitolo oscuro della duplice attività svolta da una pletora di associazioni fiorite in tutta la Penisola per sostenere l’amicizia con Mosca: tante sigle, inclusa una di Savoini, molto vicine alla Lega, tutte attivissime anche nel mediare investimenti e trattative commerciali con la Russia.

 

 

Non sorprende scoprire ora che Aleksej Nemudrov, l’addetto navale dell’ambasciata espulso ieri perché considerato il capo dell’intelligence militare in Italia e il mandante dell’arruolamento del capitano Biot, presenziasse persino agli eventi minori di queste associazioni. Una delle tante piste che potrebbero essersi incrociate con il lungo pedinamento del controspionaggio dell’Aisi per smascherare la rete occulta del Gru.

Sorgente: L’imbarazzo del Copasir a trazione leghista: non si riunisce per non dover parlare dei rapporti con Mosca – la Repubblica

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