Vittorio De Sica, un oscar al comunismo 

Vittorio De Sica, un oscar al comunismo 

13 Novembre 2020 0 Di Luna Rossa

di Ilaria Romeo

Nell’anniversario della morte dell’attore e regista il ricordo del suo impegno politico. Uno dei padri del neorealismo e tra i maggiori interpreti della commedia italiana si riteneva orgoglioso di appartenere alla famiglia socialista e quando c’era da votare diceva ai figli: “Mi raccomando, falce e martello”

Il 13 novembre del 1974 nell’ospedale di Neuilly-sur-Seine vicino Parigi, si spegne all’età di 73 anni Vittorio De Sica, attore, regista e sceneggiatore, uno dei padri del neorealismo e uno dei maggiori registi e interpreti della commedia all’italiana. I suoi film  – Sciuscià, Ladri di biciclette, Ieri, oggi, domani e Il giardino dei Finzi Contini – hanno vinto l’Oscar al miglior film in lingua straniera, premio al quale fu anche candidato Matrimonio all’italiana.

Era comunista -, ha detto recentemente suo figlio Christian. Alla domanda “Si può dire a chi dava il voto suo padre?” Emi De Sica rispondeva a Paolo D’Agostino, che la intervistava su la Repubblica: “Al Pci. A me, quando ho votato la prima volta a 21 anni, disse: ‘Mi raccomando, falce e  martello‘”. Certamente Vittorio De Sica sentiva di essere un uomo di sinistra come testimonia un bellissimo scambio di lettere tra l’attore e il leader socialista Pietro Nenni (le lettere, conservate dalla Fondazione Nenni, sono state qualche anno fa rese pubbliche da Angelo Gentile).

Nel 1962 Nenni gli propone un posto nella lista per le elezioni comunali che avrebbero portato alla nascita della prima giunta di centro-sinistra della storia repubblicana. De Sica declina l’invito dichiarandosi però orgoglioso di appartenere alla “famiglia socialista”.

“Caro De Sica – scriveva il 18 aprile 1962 l’allora segretario del Psi all’attore – non so quello che lei pensa del centro-sinistra e dello sforzo nel quale sono impegnato per la sola soluzione democratica dei problemi italiani attualmente possibile. Se il suo giudizio fosse positivo i miei compagni di Roma, impegnati nella campagna elettorale per il Campidoglio, terrebbero molto a poterlo dire. Ed il modo più efficace per dirlo sarebbe se lei accettasse di essere candidato nella lista del Psi al Consiglio Comunale. Lo so, lo so che tutto questo è fuori dal mondo delle sue preoccupazioni ed occupazioni se non del suo ideale di vita. Ma se un uomo come lei desse il suo nome a una battaglia politica ciò sarebbe bello e utile. Poi farà il consigliere o no, ma il suo impegno ne provocherà molti altri tra quanti la stimano e l’ammirano, che sono tanti e tra i quali io sono. Dunque?”.

“Egr. Onorevole – rispondeva tre giorni dopo l’interessato – Il Suo cortese invito a presentarmi nella lista del Partito del Psi mi riempie di orgoglio ed è motivo di onore per me che questo invito mi venga da Lei, personalmente. L’Onorevole Grisolia le spiegherà le ragioni per le quali io mi trovo nell’incresciosa situazione di non poter accettare. Desidero dirle che appena la mia carriera me lo consentirà, io sarò felice di appartenere alla nobile famiglia socialista”.

Una famiglia, quella di De Sica, nella quale effettivamente i comunisti non mancavano. Probabilmente in pochi sapranno che Vittorio De Sica aveva uno strano legame con Lev Trockij, uno dei protagonisti della Rivoluzione Russa e una delle personalità più importanti del comunismo e dell’Unione Sovietica. Durante l’occupazione nazista, a Roma, Vittorio De Sica gira il film La porta del cielo. Tra gli attori figurano Massimo Girotti e la spagnola Maria Mercader. Tra il regista e l’attrice scoppia l’amore e nel 1951 Maria darà alla luce un bambino del quale sentiremo, nel bene e nel male, parlare molto: Christian.

Maria Mercader è una stretta parente di Ramón Mercader, agente segreto spagnolo naturalizzato sovietico operante nel Nkvd durante il governo di Stalin, noto per essere stato l’assassino di Lev Trockij. Raccontava lui stesso durante il suo processo: “Lasciai il mio impermeabile sul tavolo, in modo tale che fossi in grado di rimuovere la piccozza che si trovava nella tasca. Decisi di non mancare la meravigliosa opportunità che si presentava. Il momento in cui Trockij cominciò a leggere l’articolo mi diede la chance, estrassi la piccozza dall’impermeabile, la strinsi in pugno e, con gli occhi chiusi, sferrai un colpo terrificante alla sua testa”.

Attivo sul piccolo e grande schermo fin dagli anni Settanta, nei decenni successivi il figlio di Vittorio, Christian De Sica, raggiunge la popolarità grazie alla partecipazione a numerose commedie di successo, in particolare i cosiddetti cinepanettoni, nei quali ha formato un’affiatata coppia comica con Massimo Boldi fino al 2005, riprendendola in seguito nel 2018. Dalla rivoluzione al cine panettone, la storia a volte sa ridere beffarda.

Sorgente: Vittorio De Sica, un oscar al comunismo – Collettiva

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