Nuovo Dpcm, giornata decisiva. Mobilità tra Regioni e lockdown mirati: altro round coi governatori, poi Conte in Aula e firma martedì – Il Fatto Quotidiano

Nuovo Dpcm, giornata decisiva. Mobilità tra Regioni e lockdown mirati: altro round coi governatori, poi Conte in Aula e firma martedì – Il Fatto Quotidiano

2 Novembre 2020 0 Di marco zinno

Il premier alla Camera alle 12 e al Senato alle 17 per illustrare gli interventi nazionali. Le limitazioni più dure per le aree maggiormente colpite restano in mano alle Regioni. Da un’ulteriore stretta sulla scuola alle zone rosse, le misure spetteranno ai territori per almeno un’altra settimana. “Abbiamo il dovere di rispettare il documento Iss che insieme abbiamo condiviso e di attuare quegli scenari che ci siamo dati”, ha ricordato ai suoi colleghi il presidente del Piemonte Cirio

Un quadro di regole generali di livello nazionale nel Dpcm, ma gli interventi chirurgici sulle zone più infette resteranno nelle mani delle Regioni. Perché il grado di contagio del Paese andrà valutato quando il decreto del 25 ottobre dispiegherà i suoi effetti, cioè tra almeno un’altra settimana. Insomma, nessun lockdown nazionale ma un giro di vite per raffreddare la crescita della seconda ondata di Sars-Cov-2. Sarà modulata così la bozza del decreto che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte avrà tra le mani quando si rivolgerà al Parlamento prima di firmarla in serata o, più probabilmente, nella giornata di martedì. Tra le misure previste – come sempre passibili di cambiare fino all’ultimo momento – ci sarà lo stop alla mobilità interregionale, la chiusura dei musei, ma anche quella dei centri commerciali almeno nel week end, giorni di maggior afflusso. E ancora: bar e ristoranti chiusi anche a pranzo nelle regioni con tasso di contagi a rischio (Lombardia, Piemonte e Calabria), smart working nella Pubblica amministrazione, salvo i servizi pubblici essenziali e, sempre nelle aree a rischio, stop anche ai distributori automatici. In bilico il coprifuoco alle 18, col governo che vorrebbe estenderlo alle 21 per tutta Italia. Anche se il Cts non sarebbe d’accordo preferendo invece le 18 per tutto il Paese. In questo momento è la scelta ritenuta migliore nell’ottica di garantire la tenuta degli ospedali salvaguardando, per quanto possibile, l’economia. E la cornice normativa era già stata definita.

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