Messico, la giornalista María Elena Ferral assassinata dai narcos: a marzo record di omicidi – la Repubblica

Messico, la giornalista María Elena Ferral assassinata dai narcos: a marzo record di omicidi – la Repubblica

3 Aprile 2020 0 Di Luna Rossa

Colpita da otto proiettili, la cronista e fondatrice del sito d’informazione Quinto Poder de Veracruz è morta in ospedale. Il coronavirus e le misure restrittive applicate dal presidente Obrador non sono un ostacolo all’attività dei Cartelli. Dal 2006 nel Paese messicano sono morti 100 giornalisti

di DANIELE MASTROGIACOMO

I NARCOS uccidono più del Covid-19. Lo confermano i dati che indicano il mese di marzo come il più letale in Messico da quando è stato creato il registro sulle vittime della violenza. Sono 2.585, un record. L’ennesimo. L’ultima assassinata è una giornalista di Veracruz, Stato che si affaccia sul Golfo. Si chiamava María Elena Ferral. Due sicari a bordo di una moto l’hanno sorpresa mentre usciva da un ufficio notarile a Papantla, cittadina afflitta dalla guerra che i narcos combattono per il controllo dei territori. Colpita da otto proiettili, la cronista è stata portata in ospedale dove tuttavia è morta.

La Ferral era una giornalista nota nella regione. Aveva fondato e dirigeva un web di notizie, Quinto Poder de Veracruz, oltre a coprire le notizie per il Diario de Xalapa, e si occupava di crimine organizzato, corruzione tra la polizia, connivenze tra queste e il potere politico locale. Temi dominanti nella realtà messicana ma anche pericolosi per gli interessi che vai a toccare. Premiata con numerosi riconoscimenti, María Helena aveva avuto molte minacce in passato. Le autorità di Veracruz le avevano assegnato una scorta che era stata tolta nei giorni scorsi. I capi delle gang locali ne hanno approfittato e l’hanno freddata nel suo momento più debole. Classica vigliaccheria di chi si sente padrone del campo. Dal 2006 sono morti 100 giornalisti in Messico.

Messico, la giornalista María Elena Ferral assassinata dai narcos: a marzo record di omicidi

Ma sono le cifre della mattanza a sorprendere. Il coronavirus e le misure restrittive applicate alla fine anche dal presidente Obrador non sono un ostacolo all’attività dei Cartelli. Anzi. Il primato raggiunto a marzo si spiega con lo scontro tuttora in atto tra il Jalisco Nueva Generación, gruppo nato dalle ceneri di quello di Sinaloa, un tempo retto dal Chapo Guzmán, e il Santa Rosa da Lima, Madonna venerata in Perú che in questo caso prende il nome da una località della zona.

La violenza si è spostata nelle ultime settimane a Guanajuato, uno Stato che confina con altri da anni al centro dello scontro per il controllo del territorio e quindi delle rotte per il traffico di cocaina, metanfetamina e fentanyl verso gli Usa. Nella sola giornata di sabato 28 marzo sono state assassinate 98 persone in questa regione.


Due i livelli di attività delle bande. Il primo, micro, vede attivi gruppi che combattono per conquistare pugni di cittadine, grandi e piccole e altre zone rurali. Sono essenziali per i mercati della droga locale, le rotte internazionali del traffico, campi coltivati a oppio e marijuana, laboratori clandestini per produrre meta e fentanyl, furti di combustibile, estorsioni, sequestri, furti. Il secondo, macro economico, fa leva sulla perenne povertà di milioni di persone e la loro frustrazione a non emergere e superare le ataviche difficoltà. Guanajuato è un terreno fertile. Ancora tutto da conquistare e da sfruttare. Da sempre centro agricolo e tranquillo ha visto nel mese di marzo assassinare 315 persone.

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