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Nave Gregoretti, indaga la procura. E i Nas salgono a bordo | il manifesto

La nave fantasma. Il procuratore di Siracusa vuole accertare le condizioni igieniche dei migranti. Interviene anche il Garante per i detenuti

Alfredo Marsala

Mentre si parla di «contatti» tra Bruxelles e il governo Conte sulla redistribuzione, a bordo della nave Gregoretti, ferma per il diktat del ministro Salvini nel porto di Augusta ormai da sei giorni con 116 migranti allo stremo, la situazione igienico-sanitaria peggiora. Tant’è che la Procura di Siracusa ha inviato tre medici esperti in malattie infettive per accertare le condizioni dei migranti, alcuni con la scabbia. Sullo scafo della guardia costiera sono saliti pure i carabinieri del Nas. Il capo della Procura, Fabio Scavone, che ha aperto un fascicolo al momento senza indagati, aspetta la relazione dei consulenti prima di assumere le sue iniziative, che potrebbero portare allo sbarco proprio per esigenze sanitarie. Basti pensare che sulla nave c’è un solo bagno. La vicenda, dunque, potrebbe ricalcare il caso Diciotti, quando a Salvini fu contestato il reato di sequestro di persona aggravato. Un rischio che inquieta il premier Giuseppe Conte, che segue con attenzione la vicenda, preoccupato che il caso possa portare altre fibrillazioni nella sua maggioranza.

DALLA COMMISSIONE Ue filtra solo che «sono in corso contatti». Chi esce allo scoperto è la Germania. «Da un anno – dice Horst Seehofer, ministro dell’Interno – abbiamo dato la disponibilità ad accogliere una parte di rifugiati per ogni nave arrivata a Malta o in Italia». «Quello che voglio evitare – il riferimento è al collega Salvini – è che ogni volta queste navi attendano anche 15 giorni davanti alle coste italiane prima che le condizioni dei migranti peggiorino e si faccia attraccare». E insiste: «Al vertice di Helsinki ho detto: ‘Matteo che senso ha questa procedura se poi alla fine la gente sbarca?’».

IL PROCURATORE Scavone, ieri, ha sentito a lungo il comandante della Gregoretti. Poi ha disposto l’ispezione a bordo. «Stiamo verificando le condizioni delle persone, dopo potremmo trarre conclusioni». Due sere fa sono stati fatti scendere 16 minori. «Attualmente – ricorda il capo della Procura – vi sono quindi 115 persone a bordo che ad esempio utilizzano un solo bagno. Alcuni lamentano dei fastidi fisici. Dobbiamo accertarne l’entità». Si muove anche il Garante dei detenuti: Mauro Palma ha inviato una lettera al comandante generale della Guardia costiera, ammiraglio Giovanni Pettorino, per chiedergli «urgenti informazioni» sulle condizioni dei migranti e «sulle circostanze del negato sbarco». La situazione delle persone a bordo, sottolinea Palma, si configura «come una privazione de facto della libertà personale». Il Garante chiede «delucidazioni in relazione alla risposta o meno alla richiesta di un ‘posto sicuro’». E’ il Viminale a dover indicare il ‘Pos’ (Place of safety), cosa che non ha ancora fatto, dopo due tappe a Lampedusa e a Catania prima di approdare ad Augusta. E, dunque, nell’eventuale accertamento per risalire alla catena di responsabilità per il mancato sbarco, la procura arriverà – come per la Diciotti, altra motovedetta della Guardia costiera tenuta a bagno per giorni nell’agosto scorso – a Salvini. Il quale peraltro tiene botta: «Non darò nessun permesso allo sbarco finché dall’Europa non arriverà l’impegno concreto ad accogliere tutti gli immigrati a bordo della nave». In una situazione analoga, il ministro finì nel registro degli indagati della procura di Agrigento. Ma la giunta per le immunità del Senato – con il voto del M5s – non concesse poi il via libera a procedere nei confronti di Salvini. Scelta che provocò diversi mal di pancia nel Movimento. E proprio questo preoccupa il premier Conte: nel caso di una nuova votazione in giunta non è scontato un epilogo uguale a quello della Diciotti, fanno notare ambienti parlamentari.

L’OPPOSIZIONE va all’attacco. «Impedire lo sbarco dei naufraghi della Gregoretti – dice Matteo Orfini del Pd – non è solo un’offesa alla Guardia Costiera italiana e ai migranti, è un reato. Esattamente come per la Diciotti, si tratta di sequestro di persona. E tutto il governo ne è responsabile». Per Federico Fornaro (Leu) «ci troviamo di fronte a una palese e inaccettabile violazione delle convenzioni internazionali come fu per la Diciotti. Il ministro Toninelli si dimetta per incapacità nel difendere il personale della Guardia Costiera. Il presidente Conte non può continuare a fare finta di nulla».

Sorgente: il manifesto

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