Ultimo avviso al governo dei sonnambuli | Rep

7 Maggio 2019 0 Di Luna Rossa

Il risultato dell’ignavia politica è un debito in aumento, alimentato da un deficit che sale oltre gli impegni e che l’anno prossimo rischia di sfondare i limiti del Trattato di Maastricht

di Andrea Bonanni

Le previsioni economiche che la Commissione europea presenterà oggi, e che Repubblica ha anticipato nei giorni scorsi, segnano per il governo italiano il passaggio dalla fase delle chiacchiere e delle promesse, durata oltre un anno, a quella dei numeri reali e delle decisioni concrete. Non è detto che la coalizione grillo-leghista, se anche non soccomberà ai risultati delle elezioni europee e alla estenuante “lite tra comari” di questi mesi, possa sopravvivere a questa transizione forzosa verso il principio di realtà. La cosa più grave è che le cifre che verranno rese note da Bruxelles non costituiscono una drammatica inversione di tendenza rispetto a quelle che già sostanzialmente conoscevamo. Non ci sono stati, in questi mesi di governo gialloverde, eventi catastrofici e inattesi.

Purtroppo, per marcare l’emergenza Italia, non ce n’è stato bisogno. La Commissione si limiterà a tracciare il quadro di un Paese il cui governo non ha voluto prendere atto delle difficoltà in cui già versava l’economia quando è andato al potere. Che non ha cercato di correggere le distorsioni che gli erano state segnalate. Che, anzi, ha gravemente peggiorato la situazione seminando incertezza e diffidenza tra gli investitori con provvedimenti elettoralistici conditi da dichiarazioni irresponsabili. Che in perfetta malafede, pressato dall’Europa, ha accettato di apportare alla legge di bilancio 2019 modifiche in cui non credeva scrivendo cifre che sapeva di non poter raggiungere.

Il risultato di questo esercizio di ignavia politica è un debito che aumenta invece di diminuire, alimentato da un deficit che sale ben oltre gli impegni assunti solo pochi mesi fa e che l’anno prossimo rischia di sfondare perfino i limiti del Trattato di Maastricht. Il tutto mentre un governo di sonnambuli, che dovrebbe aumentare l’Iva e privatizzare anche le caserme, vaneggia di flat tax e di nazionalizzare Alitalia a spese dei contribuenti.

Visto da Bruxelles, ma anche dalle altre capitali europee, il vero nocciolo del problema italiano è proprio questo. Non sono solo i trentatré miliardi che mancano all’appello, e che ci verrà chiesto di trovare con l’aumento dell’Iva e con altri tagli alla spesa per più di mezzo punto del Pil. Il problema è la credibilità di un governo che appare completamente sconnesso dalla realtà. Non solo si rifiuta ostinatamente di vedere la gravità della situazione (a Bruxelles si ricordano ancora con sbalordimento le parole di Conte sull’«anno magnifico» 2019). Non solo non fa nulla per cercare di porvi rimedio. Ma, quando viene messo a confronto con gli impegni disattesi e con i soldi che mancano, preannuncia una imminente catarsi dell’Europa che, grazie alle elezioni maggio, butterà all’aria venti anni di rigore e sposerà la finanza allegra di Di Maio e Salvini. Puri deliri di onnipotenza: roba da bunker della Cancelleria.

A questo punto è assai probabile che a giugno la Commissione, sotto la pressione crescente delle capitali del Nord e anche dell’Est Europa (gli “amici” sovranisti di Salvini, per intenderci), decida di aprire contro l’Italia una procedura per debito eccessivo, che è molto più lunga, più dura e più vincolante di quella per deficit eccessivo.

La decisione finale non è ancora stata presa. La scelta di commissariare la terza economia dell’eurozona, contro il volere del suo governo e lasciando aleggiare lo spettro di un default del debito, non è un’opzione che si prende alla leggera. A questo si riferiscono i governi e le organizzazioni internazionali quando dicono che l’Italia è ormai diventata un fattore di rischio per la moneta unica.

Ma la eventuale decisione di non fare nulla, e di rinviare ancora una volta l’apertura di una procedura di infrazione dopo aver messo a nudo le inadeguatezze del bilancio italiano, potrebbe avere conseguenze ancora più devastanti. Infatti lascerebbe il Paese nudo e disarmato di fronte al giudizio dei mercati globali, che sono chiamati a finanziare il nostro debito. Una procedura, in qualche modo, comunica al mondo che l’Europa accetta di farsi carico del caso italiano e cerca di definire un percorso di risanamento per salvare il malato. L’attendismo di Bruxelles, dopo aver reso pubblica la radiografia dei mali italiani, scaricherebbe invece sul nostro governo la responsabilità di dire dove e come intende recuperare i 30 e passa miliardi che mancano quest’anno e quelli che potrebbero mancare nel 2021. Un compito pressoché impossibile per i populismi contrapposti che compongono la «maggioranza del cambiamento». Ma le domande dei mercati, prima ancora di quelle dell’Europa, non possono essere eluse. Neppure accarezzando l’idea di una crisi di governo, come forse qualcuno è tentato di fare.

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