«Invasione cinese» in Campania: ecco quanti ne sono e come operano | Il Mattino

7 Marzo 2019 0 By luna_rossa

Aperti anche la domenica e ogni sera fino a tardi, non conoscono pause e sono in grado di sostenere i costi di affitti molto alti. Occupano negozi vastissimi o locali prima riservati solo alle grandi catene di supermercati. Negozi, bar, ristoranti ed estetiste cinesi sono in aumento anche in Campania. Uno studio della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, diffuso in occasione dell’inizio del nuovo anno lunare, ha svelato il numero aggiornato dei titolari di piccole imprese nati in Cina e registrati in Italia che lavorano e operano nel Paese, regione per regione e provincia per provincia.

Secondo questi dati, Napoli risulta la prima del Meridione ed è quinta dopo Milano, la prima della penisola per concentrazione con 5.620 titolari di impresa individuale, Prato con 5.245, Firenze con quasi 4 mila piccole attività e Roma con più di 3 mila. Nel capoluogo campano la rappresentanza del “Celeste Impero” raggiunge il numero di 2.587 imprenditori, la quota più alta della regione. In città come Firenze e Prato e Bologna emergono le piccole imprese manifatturiere, in particolare quelle tessili, di abbigliamento o calzature. A Napoli invece sono di più i commercianti, come del resto accade anche a Roma e a Venezia. Nella città partenopea è dunque il settore del commercio all’ingrosso e al dettaglio a farla da padrone, contro i 115 imprenditori registrati impegnati nel settore manifatturiero. Sono invece 20 le attività in mano a cittadini cinesi relative al settore degli alloggi e della ristorazione, contro i 17 che lavorano in altri ambiti come i servizi alla persona, quindi parrucchieri, centri estetici, lavanderie e officine o attività di riparazioni. A Napoli il gruppo di titolari di imprese nati in Cina supera di poco la soglia del 5% sul totale degli imprenditori. Come nel resto della regione, nell’area napoletana questo gruppo è cresciuto del 2% tra il 2017 e il 2018. Risulta invece più alta l’espansione dal 2012 all’anno scorso, in questi sei anni infatti gli imprenditori cinesi attivi a Napoli sono aumentati quasi del 45%.

Gli imprenditori cinesi in Campania sono in totale 3.240. Lo studio mostra una crescita costante che nel periodo compreso tra il 2017 e il 2018 si è attestata al 2%, ma se si considera l’arco temporale compreso tra l’anno 2012 e il 2018, risulta evidente che i titolari di imprese nati in Cina sono aumentati a un ritmo più che elevato, ovvero sono cresciuti più del 41%. Questa fetta di piccoli imprenditori, sebbene numerosa, rappresenta il 6,4% del totale degli imprenditori della regione. Una percentuale certamente inferiore alla Lombardia e alla Toscana che contano più di 10 mila imprenditori cinesi e dove il peso della comunità cinese ha ben altro effetto sull’economia poiché rappresenta oltre il 20% del totale dell’imprenditoria. In Veneto la percentuale è del 11%, nel Lazio sfiora il 7,5 %.

A Caserta i numeri sono naturalmente più contenuti rispetto all’area metropolitana di Napoli, gli imprenditori cinesi sono infatti 317, anche se sono cresciuti a un ritmo superiore rispetto al resto del capoluogo campano, ovvero quasi del 3% dal 2017 fino all’inizio del 2019, ma solo del 23% dal 2012 all’anno scorso. In terra di lavoro gli imprenditori cinesi sono appena lo 0,6% del totale di imprenditori. Segue Salerno con 200 imprenditori nati in Cina che da soli sono appena lo 0,4% degli imprenditori attivi. Ad Avellino ci sono 93 imprenditori cinesi, a Benevento se ne contano 43. Il dato di Avellino segna però una controtendenza: tra il 2017 e il 2018 i titolari di imprese cinesi sono addirittura scesi del 2,1%. Anche a Caserta la gran parte degli imprenditori cinesi, precisamente 257, si occupa di commercio al dettaglio o all’ingrosso. Stesso discorso per Salerno, che ha 169 commercianti, e per le altre province. Ad Avellino, invece, non si registrano attività come alberghi e b&b di proprietà di cittadini cinesi. Al Sud l’imprenditoria cinese è certamente meno forte rispetto alle regioni del Nord dove si trovano la maggioranza delle oltre 50 mila imprese guidate da cinesi. La Calabria ha 640 imprenditori, la Basilicata non più 113, la Sicilia, invece, ha più di 2 mila imprenditori, la Puglia più di 1300.

I dati della Cgia di Mestre relativi all’anno 2017 avevano già evidenziato quest’estate la forte presenza di imprenditori cinesi nella penisola, che reggono più che bene la sfida dei dieci anni. Dai dati risulta che le attività economiche guidate da cinesi presenti in Italia sono aumentate del 61,5 % rispetto al 2009, una cifra molto alta se si tiene in considerazione che l’incremento medio dell’imprenditoria straniera è stato del 34,5%. «In alcune aree del nostro Paese esistono delle sacche di illegalità riconducibili all’imprenditoria cinese che alimentano l’economia sommersa e il mercato della contraffazione – aveva affermato il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo – non dobbiamo dimenticare che da sempre i migranti cinesi si sono contraddistinti per una forte vocazione alle attività di business. Nel momento in cui lasciano il Paese d’origine, infatti, sono tra gli stranieri più abili nell’impiegare le reti etniche per realizzare il loro progetto migratorio che si realizza con l’apertura di un’attività economica».

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