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Finalmente è arrivato. Il tanto atteso rapporto speciale, sull’uso delle armi americane destinate a Israele, è stato sottoposto all’esame del Congresso. Risultato: un polverone incredibile, che dice tutto e il contrario di tutto e che, qualora ce ne fosse stato ancora bisogno, fa uscire Biden con le ossa rotte.

Presidenza alla deriva

Il Washington Post, che vede il Presidente democratico sempre più alla deriva, titola: “L’isolamento di Biden cresce mentre il rapporto di Gaza critica e allo stesso tempo scagiona Israele”. E aggiunge: “Come gran parte dell’approccio, a volte esitante, del Presidente nei confronti della guerra, il documento presentato al Congresso venerdì ha attirato critiche da tutto lo spettro politico”. Insomma, dal punto di vista del “job approval”, del consenso, per la sua campagna elettorale di novembre, Gaza si sta rivelando il cimitero di Biden.

‘Documento NSN-20’

Certo, probabilmente se lo sentiva. Per questo non voleva parlare dell’ormai “mitico” NSN-20, il documento reso famoso dai massacri di Gaza (realizzati con le bombe Made in Usa) che dovrebbe giudicare la condotta delle forze armate di Netanyahu nella Striscia. Ebbene, ora forse si è capito perché il dossier che valuta il rispetto del diritto umanitario internazionale (ed eventuali crimini di guerra) è stato elaborato “al rallentatore” e reso noto con la stessa tempistica. Cioè, il più tardi possibile. In pratica, fonti della Casa Bianca, dopo un esame preliminare, hanno dovuto concludere che “è ragionevole valutare che in alcuni casi Israele ha violato il diritto internazionale a Gaza. Ma questo non fermerà l’invio di nuove armi.

Rapporto ‘carta straccia’

E il rapporto? Biden, in pratica, l’ha considerato come se fosse carta straccia. Pur sapendo come stavano le cose (35 mila palestinesi morti, Gaza rasa al suolo, due milioni di esseri umani alla fame), per motivi di politica interna negli ultimi mesi ha continuato a dare un colpo al cerchio e uno alla botte. Il rapporto sembra scritto da un azzeccagarbugli bizantino. Israele “ha adottato alcune misure per mitigare i danni ai civili e ha la conoscenza e gli strumenti per farlo”. Ma l’ha fatto? Boh, non si sa. A volte si, a volte no. Fate voi, pare suggerire il documento agli sconcertati congressisti.

‘Memorandum Biden’

Anche se, può sembrare incredibile, la direttiva sulla sicurezza nazionale, alla base della stesura del rapporto di cui trattasi, si chiama proprio  “memorandum Biden”. Ed è stata proposta dal Presidente, a febbraio, dopo l’ordine esecutivo contro i coloni aggressivi della Cisgiordania. In sostanza, il memorandum chiede che tutti i Paesi destinatari di armi Usa forniscano agli Stati Uniti garanzie credibili sul rispetto del diritto internazionale e che si impegnino a non limitare gli sforzi umanitari nelle aree in cui vengono utilizzate le armi cedute da Washington. Inoltre, a sostegno della corretta applicazione della procedura, sia il Dipartimento di Stato che il Pentagono, ogni 90 giorni, devono rendicontare l’utilizzo delle armi e delle munizioni esportate o cedute. Ma oggi, la valutazione pilatesca, che la Casa Bianca dà sull’impiego delle armi americane da parte israeliana, contraddice tutti i buoni propositi manifestati da Biden.

Grossi problemi in casa Dem

Il senatore democratico del Maryland, Chris Van Hollen, sostiene che le organizzazioni internazionali umanitarie hanno trovato chiari esempi di comportamenti irregolari di Israele, che il rapporto però non rileva. Il WP cita poi un funzionario del Dipartimento di Stato che, a condizione di anonimato, dice che “l’Amministrazione è arrivata prima alle sue conclusioni e poi ha giustificato i fatti”. D’altro canto, Biden ci ha messo molto del suo in quest’ultima settimana, alimentando speranze e aspettative pronte a essere raffreddate dai fatti. Mercoledì scorso, intervistato alla CNN da Erin Burnett, aveva promesso che non avrebbe più ceduto armi offensive a Netanyahu. Se avesse attaccato Rafah. Aggiungendo che gli israeliani hanno già ucciso civili nei centri abitati. Questa presa di posizione lo ha fatto attaccare, aspramente, dai Repubblicani. Adesso, però, dopo la maldestra gestione del rapporto NSN-20 sulle armi esportate, a criticarlo pesantemente sono i Democratici di sinistra.

Se non fosse rischio Trump, addio senza rimpianti

Il Washington Post, infine, gli lancia un secco avvertimento: “Gli elogi bipartisan ricevuti dal Presidente per la sua tempestiva risposta all’attacco del 7 ottobre contro Israele sono quasi scomparsi, sostituiti invece dall’acrimonia. In un anno elettorale già segnato da proteste e contro-proteste, Biden corre il rischio che gli elettori che disapprovano la sua gestione della guerra di Gaza per le ragioni più disparate, possano ostacolare il suo percorso verso un secondo mandato”.

 

Sorgente: ‘Forse Israele viola il diritto’ ma Biden le armi le manda lo stesso –