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Potrebbe essere un disegno

La paura per Meloni è di perdere le elezioni in Abruzzo e vedere sconfitto, la seconda volta dopo la Sardegna, uno uomo del suo giro più stretto.
Non avendo nulla di buono da rivendicare per il governo della Regione, squadre di ministri si fiondano come assaltatori in terra abruzzese e promettono di tutto e di più, distribuendo ad un popolo fiero patenti di minorità.
Fin qui tutto quasi normale, nel degrado della politica a cui siamo purtroppo abituati.
Però, quando -ieri con Meloni- si arriva ad agitare di fronte ai sindacati di polizia lo spettro dell’ordine pubblico che sarebbe minacciato da cattivi maestri, si giustificano le manganellate a Pisa e a Firenze -su cui lo stesso Presidente Mattarella aveva espresso le sue riserve- e si minaccia di introdurre il daspo per chi protesta, cioè il divieto di accedere alle manifestazioni, si compie un pericoloso salto di qualità nella polemica politica su una materia delicatissima.
Il sospetto legittimo è che la destra miri ad alzare la tensione politica per cercare il consenso con la carta che ritiene a lei congeniale dell’ordine e della sicurezza.
Altrettanto strumentale appare anche la polemica contro la sinistra riguardo alle fughe e al mercato di notizie dalla Procura nazionale antimafia.
La vicenda, come ha giustamente detto Elly Schlein, è gravissima e si deve andare fino in fondo nell’accertamento della verità e delle responsabilità.
Ma nessuno può sentirsi autorizzato ad accusare di ciò una parte politica per il proprio tornaconto elettorale.
Se questo è il clima del confronto pubblico che la destra vuole costruire da qui alle elezioni europee di giugno c’è veramente da essere preoccupati.
Chi governa deve avere senso delle istituzioni, accettare le critiche e rispondere con pacatezza, impegnarsi ad abbassare i toni e, in ogni caso, evitare di utilizzare il potere come una grancassa della propria politica.
La destra estrema meloniana non riesce a farlo e in questo senso rappresenta un rischio serio per una normale dialettica politica democratica.
Meloni, quando è in difficoltà, perde l’aplomb, regredisce, torna all’opposizione spregiudicata di una volta, dimenticandosi di sedere sulla più alta carica di governo del Paese.
Anche per questo, e non solo per il fallimento del governo regionale in Abruzzo, il voto di domenica è importante.
Potrebbe essere per Meloni un stimolo a fare veramente autocritica e a contenere un’aggressività politica inaccettabile da un’inquilina di palazzo Chigi.
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