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Prosegue, a Bruxelles, il duello non certo nascosto tra la tedesca Ursula von der Leyen e il belga Charles Michel. I due, rispettivamente presidente della Commissione (il governo) e presidente del Consiglio Ue (capi di Stato e di governo degli stati Ue, quelli che decidono veramente), non perdono occasione per far capire a tutti che non si sopportano a vicenda.

 

Lo sgarbo maschilista di Ankara

Si rammenterà che nel 2021, in occasione di una visita congiunta ad Ankara, si verificò il primo incidente ‘ufficiale’. Il presidente turco Erdogan invitò Michel ad accomodarsi su una sedia accanto alla sua, mentre la von der Leyen fu relegata su un divanetto distante. La presidente della Commissione si adombrò molto, ma Michel non batté ciglio.

Israele-Palestina, Von der Leyen-Michel

Da allora il dissapore tra i due è cresciuto, fino all’ultimo episodio. Dopo l’attacco di Hamas, Ursula von der Leyen ha assunto posizioni decisamente filo-israeliane (linea Usa-Nato), subito contestata da Michel che ha accusato la collega di non aver fatto alcun riferimento alla necessità di giungere a una soluzione pacifica tra ebrei e palestinesi.

‘Qui comando io’

Questa volta Michel è stato spalleggiato dallo spagnolo Josep Borrell, commissario Ue per gli affari esteri, che con Michel ha diramato una nota congiunta che così recita: «La politica estera, viene decisa e definita dagli Stati membri, dal Consiglio. Il resto non rappresenta la posizione della Ue». Una severa precisazione di ruoli. Finita qui? Neanche per sogno.

Durante l’ultima visita a Washington Michel e von der Leyen hanno posato insieme per la foto ufficiale con Biden, salvo poi incontrare il presidente Usa separatamente.

Ursula troppo Von der Nato

Nel frattempo 850 funzionari dell’Unione hanno scritto una lettera alla von der Leyen per protestare contro le sue posizioni unilaterali e invitandola a fare riferimento ai possibili percorsi di pace e al rispetto del diritto internazionale. La cosa è piuttosto sorprendente, non tanto per il contenuto della lettera, ma perché i funzionari dovrebbero valutare soltanto i termini tecnici delle decisioni politiche. Ma si sa che la burocrazia Ue (circa 30.000 persone) si è formata nel tempo come espressione stessa della politica.

Unione molto disunita

In ogni caso è evidente che l’Unione non riesce mai ad essere compatta, composta com’è da 27 Stati (ai quali alcuni vorrebbero aggiungerne altri). Si tratta insomma di un pachiderma lentissimo a muoversi, e questo ha riflessi molto negativi sul prestigio dell’Unione, tanto al suo interno quanto all’estero.

Campagna elettorale

In attesa del prossimo scontro Michel-Von der Leyen, si noti che pure sull’Ucraina inizia a incrinarsi la precedente (e presunta) unanimità. E’ noto che Ursula von der Leyen cerca la riconferma alle prossime elezioni ma, vista la situazione, tale riconferma è tutt’altro che scontata.

Prosegue, a Bruxelles, il duello non certo nascosto tra la tedesca Ursula von der Leyen e il belga Charles Michel. I due, rispettivamente presidente della Commissione (il governo) e presidente del Consiglio Ue (capi di Stato e di governo degli stati Ue, quelli che decidono veramente), non perdono occasione per far capire a tutti che non si sopportano a vicenda. Lo sgarbo maschilista di AnkaraSi rammenterà che nel 2021, in occasione di una visita congiunta ad Ankara, si verificò il primo incidente ‘ufficiale’. Il presidente turco Erdogan invitò Michel ad accomodarsi su una sedia accanto alla sua, mentre la von der Leyen fu relegata su un divanetto distante. La presidente della Commissione si adombrò molto, ma Michel non batté ciglio.Israele-Palestina, Von der Leyen-MichelDa allora il dissapore tra i due è cresciuto, fino all’ultimo episodio. Dopo l’attacco di Hamas, Ursula von der Leyen ha assunto posizioni decisamente filo-israeliane (linea Usa-Nato), subito contestata da Michel che ha accusato la collega di non aver fatto alcun riferimento alla necessità di giungere a una soluzione pacifica tra ebrei e palestinesi.‘Qui comando io’Questa volta Michel è stato spalleggiato dallo spagnolo Josep Borrell, commissario Ue per gli affari esteri, che con Michel ha diramato una nota congiunta che così recita: «La politica estera, viene decisa e definita dagli Stati membri, dal Consiglio. Il resto non rappresenta la posizione della Ue». Una severa precisazione di ruoli. Finita qui? Neanche per sogno.Durante l’ultima visita a Washington Michel e von der Leyen hanno posato insieme per la foto ufficiale con Biden, salvo poi incontrare il presidente Usa separatamente.Ursula troppo Von der NatoNel frattempo 850 funzionari dell’Unione hanno scritto una lettera alla von der Leyen per protestare contro le sue posizioni unilaterali e invitandola a fare riferimento ai possibili percorsi di pace e al rispetto del diritto internazionale. La cosa è piuttosto sorprendente, non tanto per il contenuto della lettera, ma perché i funzionari dovrebbero valutare soltanto i termini tecnici delle decisioni politiche. Ma si sa che la burocrazia Ue (circa 30.000 persone) si è formata nel tempo come espressione stessa della politica.Unione molto disunitaIn ogni caso è evidente che l’Unione non riesce mai ad essere compatta, composta com’è da 27 Stati (ai quali alcuni vorrebbero aggiungerne altri). Si tratta insomma di un pachiderma lentissimo a muoversi, e questo ha riflessi molto negativi sul prestigio dell’Unione, tanto al suo interno quanto all’estero.Campagna elettoraleIn attesa del prossimo scontro Michel-Von der Leyen, si noti che pure sull’Ucraina inizia a incrinarsi la precedente (e presunta) unanimità. E’ noto che Ursula von der Leyen cerca la riconferma alle prossime elezioni ma, vista la situazione, tale riconferma è tutt’altro che scontata.

Sorgente: Confusione, personalismi e inimicizie avvelenano i vertici Ue –