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Dentro la maggioranza di Governo sembra in corso una gara. E dopo le parole della presidente del Consiglio a Budapest, la Lega ripropone la legge per rendere il simbolo cattolico obbligatorio ovunque, anche nelle stazioni, nei porti e negli aeroporti

di Simone Alliva

Deve essere successo che quando Matteo Salvini ha sentito la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni lanciarsi dal Budapest Demographic Summit “in difesa di Dio”, ha detto e noi? Proprio lui che da anni comizia con il rosario in mano, si affida al “cuore immacolato di Maria”, rischiava di restare ancora una volta indietro, mentre Fratelli d’Italia non solo a ogni giro di pista guadagna consensi, ma nella gara fra credenti “chiamati” -un imperativo etico, è chiaro- a difendere la cristianità, va oltre, lanciando: «Una grande battaglia per difendere Dio e tutte le cose che hanno costruito la nostra civiltà» .

 

Come uscirne allora? Nella lotta in difesa dello Spirito Santo, la Lega abbandona dichiarazioni di intenti e proclami per entrare nel vivo delle cose: il crocifisso sia “obbligatoriamente” esposto in luogo “elevato e ben visibile”. Ovunque: nelle scuole, negli uffici della pubblica amministrazione, nelle carceri italiane, negli ospedali, non mancando di trovare posto anche nelle stazioni, nei porti e negli aeroporti. Nero su bianco arriva la proposta di legge (“Disposizioni concernenti l’esposizione del crocifisso nelle scuole e negli uffici delle pubbliche amministrazioni”) è firmata dalla deputata Simona Bordonali, leghista bresciana. Nel testo che introduce la legge si ricorda come l’immagine del Cristo rappresenta “un valore universale della civiltà e della cultura cristiana, riconosciuto quale elemento essenziale e costitutivo e perciò irrinunciabile del patrimonio storico e civico-culturale dell’Italia”. “Cancellare i simboli della nostra identità collante indiscusso di una comunità, significa svuotare di significato i princìpi su cui si fonda la nostra società”, spiegano i proponenti, con riferimento alle “polemiche relative alla presenza del crocifisso nelle aule scolastiche, documentate dalla stampa e dai mezzi di comunicazione nazionali”.

 

Per la leghista risulta “inaccettabile per la storia e per la tradizione dei nostri popoli, se la decantata laicità della Costituzione repubblicana fosse malamente interpretata nel senso di introdurre un obbligo giacobino di rimozione del crocifisso”. Il testo di legge, articolato in 5 articoli sottolinea tra le finalità della nuova norma (art.2) quella di “testimoniare, facendone conoscere i simboli, il permanente richiamo del Paese al proprio patrimonio storico-culturale che affonda le sue radici nella civiltà e nella tradizione cristiana”.

 

Cuore del provvedimento l’art. 3 (“esposizione del crocifisso”). Ecco infatti l’elenco dei luoghi dove non potrà mancare la croce simbolo del cristianesimo: nelle aule delle scuole di ogni ordine e grado e delle università e accademie del sistema pubblico integrato d’istruzione, negli uffici delle pubbliche amministrazioni, negli uffici degli enti locali territoriali, nelle aule nelle quali sono convocati i consigli regionali, provinciali, comunali, circoscrizionali e delle comunità montane, nei seggi elettorali, negli stabilimenti di detenzione e pena, negli uffici giudiziari e nei reparti delle aziende sanitarie e ospedaliere, nelle stazioni e nelle autostazioni, nei porti e negli aeroporti, nelle sedi diplomatiche e consolari italiane e negli uffici pubblici italiani all’estero. Previste anche sanzioni a “chiunque rimuove in odio ad esso l’emblema della Croce o del crocifisso dal pubblico ufficio nel quale sia esposto o lo vilipende” che dovrà essere “punito con l’ammenda da 500 a 1.000 euro”. Una pena prevista anche per “il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio che rifiuti di esporre nel luogo d’ufficio l’emblema della Croce o del crocifisso”.

 

Non è una prima volta che i leghisti presentano il provvedimento, quella dell’esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici è una vecchia battaglia del Carroccio e della Destra: già nel 2016 e nel 2018 fu presentato in Parlamento lo stesso disegno di legge. Ma sembra oggi un tentativo, l’ennesimo, del ministro delle Infrastrutture di segnare la propria identità o meglio illuminarla al neon, oscurato dalle battaglie dell’alleata.

Sorgente: Crocifisso obbligatorio e multe fino a 1000 euro: la Lega rilancia sulla “difesa di dio” di Giorgia Meloni | L’Espresso