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di Matteo Mancini – «Ho saputo della scelta del rettore dell’Università per stranieri di Siena di rifiutare l’adesione al lutto nazionale per la morte di Silvio Berlusconi, mentre ero a Madrid nella mia Università. È una decisione saggia ed equilibrata che gli fa onore. Se Tomaso Montanari è colpevole di difendere i valori della Costituzione della Repubblica Italiana, anche io mi sento colpevole».

Le (poche) dissociazioni istituzionali dal lutto nazionale proclamato dal Governo per la morte di Silvio Berlusconi (https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2023/06/14/le-bandiere-della-stranieri-oggi-non-sono-a-mezzasta/) non sono sfuggite, oltre che ai famigli del defunto e a un piccolo gruppo di giuristi più realisti del re, ai settori più attenti della società (come abbiamo documentato nei giorni scorsi: https://volerelaluna.it/commenti/2023/06/19/il-lutto-per-berlusconi-e-il-servilismo-di-universita-e-giuristi/). Ma una qualche attenzione esse hanno provocato anche in media e ambienti universitari stranieri. Ne è prova, tra l’altro, il commento, che pubblichiamo di seguito, di Matteo Mancini, professore di storia dell’arte presso l’Università Complutense di Madrid, esemplare di quel che avrebbero dovuto fare – e per lo più non hanno fatto – i docenti delle nostre università. (la redazione)

Gianni Agnelli intorno al 2000 visitò il Museo del Prado a Madrid. In quell’occasione il padrone della Fiat volle vedere le incisioni di Goya conservate presso la pinacoteca madrilena. Di fronte all’opera del geniale artista aragonese, il magnate italiano affermò perentoriamente: «Goya, se fosse vissuto ai giorni nostri, sarebbe stato comunista», parole dette con energia e rispetto. Un aneddoto personale dal quale non ci distanzia solo il tempo, quasi un quarto di secolo, ma l’idea di una società capace di accettare, pur nella diversità, le ragioni dell’altro, di quell’altro che, senza dubbio alcuno, Agnelli considerava antagonista rispetto alla sua forma di vedere il mondo. E giustamente, per la forza di quei valori alternativi ai suoi, meritava attenzione e considerazione.

Raccontavo questo aneddoto a Tomaso Montanari mentre visitavamo insieme un’altra opera fondamentale di Goya: gli affreschi di San Antonio a Madrid, ignari entrambi di quello che si sarebbe scatenato il giorno dopo. Il 12 giugno moriva Silvio Berlusconi mentre noi partecipavamo all’inaugurazione di un congresso di Storia dell’Arte. Alla fine della giornata Tomaso mi mostrava il testo del documento con il quale, rivolgendosi, per rispetto e discrezione, solo alla comunità Università per Stranieri di Siena, prendeva una decisione, saggia ed equilibrata, rivendicando, per le ragioni che lui stesso ha spiegato (https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2023/06/14/le-bandiere-della-stranieri-oggi-non-sono-a-mezzasta/), la legittima autonomia dell’Università.

Giorgia Meloni, presidente del Consiglio dei ministri, con una decisione inedita nella tradizione repubblicana, aveva da poco dichiarato il lutto nazionale e i suoi seguaci, più o meno fedeli (lo vedremo tra qualche anno), progressivamente si sono andati schierando, in solido manipolo, credendo e obbedendo alla presidente per combattere la legittima decisione di un Rettore di una università della Repubblica. Ho letto, dalla distanza, pagine di giornale memorabili alle quali sarebbe troppo lungo rispondere, e solo vorrei segnalare quattro concetti.

Primo, il silenzio. Silenzio verso il povero Berlusconi mercificato dalla presidente del Consiglio come se dovesse creare un nuovo modello di orazione funebre (2.0) con il fine, tutt’altro che dissimulato, di rivendicare l’eredità politica di quel modello ideologico autoctono di un populismo nato negli anni Novanta del secolo scorso e perfettamente incarnato dal berlusconismo nella sua più alta condizione. Secondo, il rispetto. Rispetto verso coloro che non identificano in Berlusconi un modello da seguire, e al contrario rivendicano, come faceva Goya, un modello antagonista riguardo a quello che rappresentava il Signore di Arcore. Terzo, il cambio, evidente, di modello sociale. Gli stessi che chiedono, oggi, di mettere le bandiere a mezz’asta per Berlusconi, non hanno remore nel dileggiare – con la saccenza dei vincitori – parte della tradizione politica italiana, accusando, con sprezzo, Tomaso Montanari di essere comunista. Non lo è, state tranquilli, non lo è mai stato, non so se lo sarà mai. Ma accusando Tomaso di essere comunista lo state identificando con un “popolo” essenziale nella costruzione della Repubblica. Non dimenticate che in Italia i comunisti sono stati milioni di cittadini e cittadine che liberamente durante più di cinquant’anni si sono riconosciuti, non nei dittatoriali regimi dell’Est europeo, ma in un insieme di valori positivi che hanno permesso alla nostra società di crescere e migliorare. Valori così alti che non solo permisero all’allora segretario del MSI, Giorgio Almirante, di assistere il 13 giugno del 1984, ai funerali di Berlinguer, ma soprattutto permisero, rispettosamente, che il “popolo comunista” comprendesse le ragioni di quella presenza chiaramente antagonista per tradizione e pratica politica.

E qui viene il quarto e più grave dei problemi emersi in questi giorni. Forse alla presidente Meloni manca quella capacità, propria degli statisti, di comprendere che Silvio Berlusconi ha rappresentato, legittimamente, solo una parte, una fazione ideologica la cui essenza era – e continuerà ad essere (mi permetto di dire per fortuna) – inconciliabile con un’altra parte del popolo italiano. Per questo il lutto nazionale e le bandiere a mezz’asta non erano né opportune né necessarie e, forse, la loro assenza avrebbe contribuito a una sorta di “riconciliazione nazionale”, ma la presidente del Consiglio le ha imposte nostro malgrado. I valori della democrazia non si impongono, cara presidente Meloni: quando questo accade si aprono le porte ad altri tipi di regimi. Quindi se Tomaso Montanari è colpevole di difendere i valori della Costituzione della Repubblica Italiana, anche io mi sento colpevole.

Sorgente: Imposizioni di Governo e autonomia dell’Università: un contributo dalla Spagna

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