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Elisabetta Ambrosi

Ho guardato con un po’ di ritardo la puntata di PiazzaPulita in buona parte dedicata al confronto sul tema climatico. Premetto che stimo Formigli e che, se proprio devo fargli una critica, è quella di invitare troppo spesso opinionisti uomini e pochissime donne. Ma sinceramente l’ultima puntata, nella parte dedicata alla crisi climatica, mi ha lasciato veramente interdetta. Dal punto di vista comunicativo era del tutto sbagliata. Dal punto di vista scientifico, pure.

Anzitutto, sempre per parlare della disparità di genere, era abbastanza scioccante vedere la ragazza di Ultima Generazione unicamente circondata da uomini. Due della sua parte, per così dire, anche se non era proprio così, e tre contrari, ovvero negazionisti. In collegamento, altri due uomini, e come intermezzo scenografico il pur bravo Masini, sempre uomo. Si è trattato, come spesso accade, di una violazione del pluralismo di genere. E se per certi versi ciò potrebbe aver agevolato l’attivista di Ultima Generazione, Chloè Bertini, per altro non è stato del tutto così.

Ma forse nel caso di cui parliamo l’alternanza di genere questo era quasi il meno. Formigli ha invitato tre opinionisti, oltre alla Bertini Mario Calabresi e Angelo Bonelli, “pro cambiamento climatico” (ma già dire così è ridicolo, come spiego a breve). E tre, ovvero Francesco Borgonovo, Davide Tabarelli e il prof. Alberto Prestininzi, “contro”. Si tratta di un errore clamoroso. Come ho scritto altre volte, negare il cambiamento climatico non è una opinione che può essere messa sul piano delle altre, ma è diffusione di notizie pericolosamente e gravemente antiscientifiche, che vanno contro ciò che dice la scienza nella sua quasi interezza. E’ come dire che la terra è piatta, il tumore si cura con le erbe, il Covid non esiste. Presentandola come opinione al pari dell’altra, si autorizza chi critica o attacca chi sostiene tale posizione antiscientifica come qualcuno che vuole impedire la libera espressione delle opinioni altrui.

Purtroppo, va detto che sia Borgonovo che Tabarelli sono personaggi acclamati dai media su vari temi, quindi apparirebbe forse assurdo non farli intervenire su questo. Ma così è: i due hanno espresso chiaramente non solo il loro negazionismo, ma la loro totale ignoranza del tema climatico, confondendo in continuazione gli argomenti, dimostrando di non sapere nulla di crisi climatica e delle sue conseguenze. Veramente inquietante vista appunto la loro notorietà.

Dall’altro lato, c’era Bonelli che ha parlato bene, mentre Mario Calabresi ha cercato di lasciar stare il punto teorico – le emissioni sono prodotte dall’uomo sì o no? – per cercare una mediazione pragmatica. Ma il punto era esattamente quello. Se non si crede che le emissioni siano causate dall’uomo, non si può agire in alcun modo sulle soluzioni. Formigli tentava anche di ricordarlo, ma per come era stata costruita la puntata questo era impossibile. Infatti, sempre nella puntata c’è stato un altro clamoroso errore. Un inviato è andato a intervistare il negazionista Franco Battaglia, presente un giorno sì e uno no sui giornali della destra, dandogli così indirettamente credito e confondendo il lettore oltre modo. Poi lo stesso inviato è finito a intervistare negazionisti ideologici di vario stampo e se pure il tono era comunque critico e anche un po’ aggressivo contro le loro tesi il fatto stesso di stare lì in qualche modo li legittimava. Più grave, comunque, l’intervista a Battaglia, perché un conto è raccontare gruppi di negazionisti come fenomeno sociale, anche con il covid è stato fatto e a ragione, un conto appunto dare credito a un non scienziato come Battaglia.

 

La confusione di un ascoltatore, tuttavia, a quel punto è stata totale, anche perché i dati Ipcc venivano citati sia dai negazionisti e dagli scienziati, il che non faceva che aumentare la scarsa chiarezza. Scarsa chiarezza che credo sia arrivata all’apice quando l’attivista di Ultima generazione, peraltro spesso aggredita dallo stesso Borgonovo in maniera che ho trovato spregevole e pesante, con la violenza che caratterizza quel tipo di pensiero e di giornale, si è alzata e se n’è andata.

Dal punto di vista comunicativo in realtà non è stata una scelta sbagliata: perché in effetti l’unico modo di stare a quel tavolo era non starci, delegittimando proprio lo schema che mette sullo stesso piano negazionisti climatici e non, quando gli unici tavoli che oggi dovrebbero essere accettati sui media dovrebbero essere tavoli in cui si discute come contrastare la crisi e mitigare i suoi effetti devastanti.

Tuttavia mi permetterei di suggerire alla brava Chloè Bertini, e con lei all’ufficio stampa del movimento, di informarsi prima di come il talk show viene strutturato. E di sottrarsi in partenza a trasmissioni tv in cui si ripropone quello schema assurdo e sbagliato. Perché forse l’effetto finale è stato quello di confermare parzialmente gli stereotipi misogini delle parole dei suoi critici (è “focosa”, agitata e così via).

Conosco chi lavora alla comunicazione del movimento e so bene la fatica immensa che fanno nel cercare di porsi in modo autorevole all’interno di un sistema mediatico maschilista, anziano, individualista e decisamente “fossile”. Per questo trovo che la responsabilità della cattiva informazione che alla fine, purtroppo, è risultata dall’ultima puntata di PiazzaPulita sia quasi esclusivamente di chi l’ha pensata in quel modo.

Ma insomma, manca l’acqua nei fiumi e ci apprestiamo a vivere forse l’estate più torrida mai vissuta e ancora discutiamo dell’origine antropica dei cambiamenti climatici? È proprio vero che l’ideologia impedisce di guardare anche i fatti più evidenti e atroci. Ma una buona informazione, quei fatti dovrebbe averli sempre davanti. E non dare alcuno spazio a chi, invece, li nega, fossero pure persone con ruoli “autorevoli” – ma non loro stesse tali, vista la quantità di bugie che dicono – all’interno della nostra società. D’altronde, anni di professione giornalistica dovrebbero avere insegnato che la verità si trova più spesso tra le minoranze e le avanguardie che tra chi occupa gli studi tv.

Sorgente: Perché Ultima Generazione ha fatto bene a lasciare lo studio di PiazzaPulita – Il Fatto Quotidiano