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Q&A with Bank of Italy Governor Ignazio Visco – POLITICO

RIFORMA FISCALE. Audizione alla Camera: saremmo gli unici fra le economie avanzate e mancano le coperture. «Serve invece tassare rendite e consumi». Pd e Avs: per farla tagliano il welfare

Massimo Franchi

Bocciatura più autorevole non poteva esserci. La riforma fiscale delegata al governo Meloni viene sonoramente presa a pallate dalla Banca d’Italia che, rispettando toni diplomatici e piglio istituzionale, definisce senza mezzi termini «poco realistico» l’obiettivo finale della riforma stessa: la mitica «flat tax» salviniana, condivisa ora dall’intera maggioranza.

IL CAPO DEL SERVIZIO ASSISTENZA e consulenza fiscale della Banca d’Italia Giacomo Ricotti in audizione alla Camera non ha fatto sconti. A partire dalle coperture necessarie a finanziare gli interventi: «Al momento coperture sono previste solo per il superamento dell’Irap attraverso la nuova sovraimposta all’Ires, ma molti degli interventi prefigurati comporteranno perdite di gettito». Ancor peggiore il giudizio sulle conseguenze della riforma: «Nelle more dell’introduzione della flat tax, l’estensione dei regimi sostitutivi potrebbe ridurre l’equità del sistema».

E l’idea del governo di ricorrere alla potatura delle tax expenditures – la giungla di bonus per le imprese e privati – per trovare risorse non convince: «Non è chiaro né quali incentivi fiscali saranno oggetto della razionalizzazione, né quindi l’entità delle risorse che potranno essere recuperate». Di qui la necessità, è il richiamo di via Nazionale, che la delega fiscale «trovi le opportune coperture».

A RISCHIO INFATTI C’È L’«AMPIO sistema di welfare» che ancora sulla carta l’Italia continua ad avere. Per diminuire le tasse ai ricchi la ricetta della destra si è già vista con la cancellazione del Reddito di cittadinanza e la forte riduzione della rivalutazione delle pensioni: tagliare tutto il tagliabile, a partire dalla sanità pubblica.

La ricetta di Bankitalia per riformare il fisco e renderlo più equo ed efficace è presto detta: «Nell’ottica dello stimolo alla crescita economica, andrebbe spostato l’onere tributario dai fattori produttivi – lavoro e capitale – alle rendite e ai consumi». Il governo Meloni invece ha abbassato il prelievo sugli extraprofitti.

ALTRO ARGOMENTO inoppugnabile contro la flat tax usato da Bankitalia è il raffronto con gli altri paesi. La “tassa piatta” rappresenterebbe «un unicum tra i sistemi in vigore nelle maggiori economie avanzate: su 225 Stati sovrani o territori autonomi sono solo 23 nel 2023 i sistemi di tassazione di tipo flat e dal 2010 ben 10 paesi europei sono passati da un sistema a unica aliquota a sistemi con una pluralità di aliquote». Basta la citazione dei 14 paesi che adottano la flat tax a dimostrarne la particolarità: Armenia, Belize, Bolivia, Estonia, Guernsey, Jersey, Kazakistan, Kirghizistan, Macedonia del Nord, Moldavia, Romania, Turkmenistan, Ucraina e Uzbekistan con una sola aliquota, mentre in Bielorussia, Bulgaria, Georgia e Ungheria le aliquote flat sono differenziate in base ai tipi di reddito.

SE DALLA MAGGIORANZA Fratelli d’Italia fa spallucce e, seppur consideranto i «rilievi di Bankitalia importanti» rassicura sul fatto che le coperture si troveranno durante l’iter della delega in Parlamento», le opposizioni si scaldano le opposizioni e vanno all’attacco: «Il re è nudo, ci viene da dire. La tassa piatta, ci porta dritti verso un drastico ridimensionamento delle risorse per la sanità, le pensioni, l’assistenza», afferma il responsabile Economia del Pd Antonio Misiani. «Ogni volta che un provvedimento del governo Meloni fa i conti con la realtà, e la propaganda viene messa da parte, emerge tutta l’inconsistenza dell’azione dell’esecutivo e l’avventurismo di misure che hanno come obiettivo di aumentare le diseguaglianze – denuncia il segretario nazionale di Sinistra italiana Nicola Fratoianni.

 

Sorgente: ilmanifesto.it