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Legambiente: «Siamo pieni di aree abbandonate e non più gestite, rischio interazione con le falde»

C’è una bomba ecologica che potrebbe esplodere in Veneto, con tutto il suo carico nocivo: sono i 130 siti-discarica che la scorsa settimana la Regione Veneto ha ammesso di avere grembo. Sono luoghi spesso malsani e impregnati di sostanze tossiche. Non tutti, per fortuna, ma molti lo sono. In questo momento di criticità meteorologica (Zaia ieri ha firmato il decreto di stato di emergenza), con conseguente rischio di alluvioni, questo aspetto non fa che peggiorare la situazione. C’è un fattore che preoccupa: questi siti non sono presidiati.

«L’acqua è senza dubbio un elemento di complessità che interferisce con i siti inquinati e porta le sostanze nella falda» spiega Gigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto. «Nei territori ci sono tantissimi luoghi da bonificare ed è importantissimo arginare quelli che interagiscono con la falda».

La Regione Veneto, tramite l’assessore Bottacin, aveva rivelato questa presenza inquietante dei 130 siti-discarica, pubblicizzandone anche la mappatura in collaborazione con l’Università di Padova.

Il lavoro realizzato in sinergia con l’Ateneo ha portato all’individuazione di 14 criteri scientifici, secondo una scala gerarchica che tiene conto di una valutazione del rischio ambientale, per sapere quale intervento deve essere finanziato per primo.

Ma il punto ora è un altro. In attesa di questi finanziamenti e dei relativi lavori di bonifica, c’è una vigilanza? Ci sono sistemi in grado di arginare la fuoriuscita di queste sostanze? Il rischio di esondazioni di questi giorni potrebbe interferire con questo campo minato esteso a tutte le province della regione. E questo è un dato di fatto.

Il 17 maggio il quesito è stato posto all’assessore Gianpaolo Bottacin, durante una conferenza stampa a Dolo. Ma la risposta è stata vaga e piuttosto frettolosa. «Il monitoraggio nei diversi casi è previsto in modo preciso, con iter specifici contemplati dalla legge», ha detto. Nulla di più rassicurante dalla Regione Veneto, nonostante ci siano situazioni potenzialmente pericolose come quella rilevata a Sarcedo, in provincia di Vicenza.

«C’è una discarica che utilizzavano gli industriali del Vicentino e che oggi è in capo all’amministrazione comunale di Sarcedo» racconta il presidente di Legambiente. «Questo sito fatica a trovare percorsi di messa in sicurezza. Il problema è che interferisce con la falda che approvvigiona di acqua la città di Padova».

Sono dunque circostanze come questa della provincia di Vicenza, che preoccupano non solo le associazioni ambientaliste ma anche gli apparati regionali impegnati sul fronte ambientale. In un territorio già provato dalla vicenda Pfas, scoprire che un’altra bomba ecologica cova senza che nessuno possa fare nulla per evitarlo, è qualcosa di allarmante.

«Le discariche autorizzate e gestite hanno sistemi tecnologici per garantire il conferimento di percolato nei pozzi ed evitare interferenze con corsi d’acqua e falde», evidenzia Lazzaro. «Il problema è che siamo pieni di siti abbandonati e non più gestiti. Gli enti pubblici, dal canto loro, hanno risorse scarse e non ce la fanno».

Il cuore della questione riguarda proprio i fondi per la bonifica, troppo pochi rispetto alle effettive necessità del territorio.

Ad oggi, sul tavolo degli interventi per la decontaminazione ci sono 60 milioni di euro, 30 provenienti dal ministero dello Sviluppo economico per le iniziative di responsabilità comunale e 30 dal Pnrr. Mediamente una bonifica richiede 1,5 milioni ma per alcuni ne servono anche 15.

Sorgente: Pericolo esondazioni in Veneto, allarme per i 130 siti-discarica – Tribuna di Treviso


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