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Il 1° gennaio 2023 sarebbero dovute partire le gare per la gestione delle concessioni non solo marittime ma anche fluviali e demaniali ma l’8 febbraio scorso i partiti di maggioranza hanno trovato un accordo per rinviare questa scadenza al 2024. L’articolo di Truenumbers Rinviate di un anno le gare per assegnare le concessioni demaniali marittime. Il primo gennaio 2023, infatti, sarebbero dovute partire le gare per la gestione delle concessioni non solo marittime ma anche fluviali e demaniali ma l’8 febbraio 2023 i partiti di maggioranza hanno trovato un accordo per rinviare questa scadenza al 2024.

Naturalmente alle gare potranno partecipare anche coloro che attualmente gestiscono gli impianti. Anzi: avranno un punteggio più alto rispetto a chi partecipa per la prima volta per tenere conto degli investimenti effettuati, dell’esperienza e delle capacità tecniche di gestione.Tutto parte dalla direttiva BolkensteinLa direttiva Bolkenstein è una pietra miliare della legislazione europea nel campo del libero mercato e della concorrenza all’interno della Ue ed è quella che regola lo svolgimento delle attività legate ai servizi privati nei singoli Stati che, salvo particolari eccezioni, devono poter essere appannaggio anche di imprese e professionisti di altri Paesi dell’Unione.

 

Le concessioni demaniali marittime in ItaliaIn Italia, Paese con 8.300 km di coste, è nota soprattutto per le regole riguardanti le concessioni balneari che, secondo la stessa direttiva, riguardando un bene demaniale limitato, dovrebbero essere messe a gara e concesse, appunto, per un tempo limitato e non per decenni come avviene ora. Il rispetto di tale legge europea porrebbe fuori mercato molti attuali proprietari di stabilimenti balneari, favorendo, secondo gli oppositori della Bolkestein, grandi gruppi, anche stranieri, e segnando la fine o il ridimensionamento della piccola proprietà, spesso familiare, che caratterizza oggi il settore.

L’Italia non ha mai applicato la direttiva Bolkestein

Ed è per questo che nonostante sia stato nel 2006 che la direttiva è stata approvato da Parlamento e Consiglio europeo, dopo essere stata proposta dalla Commissione, finora nel nostro Paese non è stata di fatto applicata con riferimento al mercato delle concessioni balneari. I vari governi che si sono succeduto hanno sempre prorogato le concessioni demaniali marittime, in violazione alla Bolkestein. Ultimamente lo hanno fatto fino al 2034, come stabilito dalla Legge di Bilancio del 2019, decisione confermata poi dal Decreto Rilancio del 2020 ma rimessa in discussione, appunto, dalla sentenza del Consiglio di Stato che obbliga alla vendita degli stabilimenti balneari tramite gara pubblica.Le concessioni demaniali marittime sono 29.689

Tali proroghe sono state regolarmente condannate dalla Commissione Europea, che ha inviato una lettera di infrazione contro l’Italia e hanno generato degli scontri in seno all’amministrazione dello Stato, con l’Autorità della Concorrenza (Agcom) che ha fatto ricorso contro il Governo, il Tar di Lecce che ha bocciato tale ricorso e il Consiglio di Stato che si è appena pronunciato. Lo scontro sulle concessioni demaniali marittime è però naturalmente politico ed economico prima che giuridico. E riguarda anche il consenso di una parte importante del settore del turismo, che occupa in Italia decine di migliaia di persone e coinvolge, secondo Unioncamere, 6.823 stabilimenti, responsabili di ben 29.689 concessioni. Vuol dire che gran parte degli stabilimenti sono titolari di più di una concessione.Ogni concessionario ha più di una concessioneA confermare questo trend vi sono anche i dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze, che tuttavia nelle statistiche sugli indici di affidabilità parlano di 5.709 esercizi nel 2019. Più della quantità sono interessanti, però, gli indicatori economici che caratterizzano tali stabilimenti.

Secondo il Mef due anni fa, prima della pandemia, in media ognuno di essi aveva ricavi di 190.700 euro, per un valore aggiunto di 85.800 euro e un reddito d’impresa di 22.600.

Quanto fatturano le concessioni demaniali marittimeE ancora maggiormente degni di nota sono le statistiche su come tali performance economiche siano cambiate nel tempo. Nel 2005, il primo anno per cui sono presenti dati, il fatturato medio di ognuno degli stabilimenti costruiti sulle concessioni demaniali marittime italiane era molto più basso, di 95.700 euro, per un reddito di 11.400. Si tratta di valori quasi esattamente della metà di quelli più recenti. Vuol dire che in 14 anni i guadagni sono raddoppiati.A livello di ricavi l’incremento è stato di circa 32mila euro tra il 2005 e il 2010, e di 20 mila tra il 2010 e il 2015, anni caratterizzati da una crisi economica che giustifica tale rallentamento. Dopo il 2015 le entrate hanno di nuovo accelerato, aumentando di più di 31mila euro tra questa data e il 2018, e di ben 12 mila euro in solo un anno, tra il 2018 e il 2019. E tutto ciò è avvenuto nel contesto di una cresci…..

Sorgente: Spiagge, tutto sulle concessioni – Startmag


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