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La nostra intervista a Giorgio Cremaschi, dell’Esecutivo nazionale di Potere al Popolo.

Allora come vedi questi giorni di polemiche attorno alle esternazioni di Berlusconi. E’ tutta una sceneggiata, o c’è qualcosa di vero e alla fine, secondo te, cosa hanno prodotto?

Beh diciamoci la verità, abbiamo assistito ad una sorta di tragicomica rappresentazione, con Berlusconi in un ruolo pirandelliano, una sorta di Enrico IV che nella sua follia dice brutali verità.

È chiaro che sono tutti figli del cavaliere i politici attuali della destra. E lui ricorda loro di essere stato il primo a sdoganare i fascisti, quando ancora non fingevano, sostenendo Fini ed il Movimento Sociale alle elezioni comunali di Roma nel 1993.

È vero poi che il PD con Napolitano e Violante, non a caso citato da La Russa alla sua elezione, hanno contribuito enormemente alla legittimazione della destra di derivazione fascista, ma resta il fatto che essa deve tutto a Berlusconi, contrariamente a ciò che oggi sostiene Giorgia Meloni quando rivendica: io non gli devo niente…

Ecco, ora che Berlusconi è più debole ed in declino la sua rabbia si scatena contro coloro che considera tutte sue irriconoscenti creature..

Anche il ruolo di Mediaset e quello dei soldi di Berlusconi sono stati determinanti nel costruire la destra attuale, no?

Non solo la destra, ma tutto il sistema politico attuale ha l’imprinting berlusconiano. Pensiamo alla costruzione televisiva dei leader, Renzi, Salvini, Meloni: senza le tv e in particolare senza quelle di Berlusconi dove sarebbero?

Attenzione, non parlo solo della presenza sullo schermo, parlo della costruzione di ideologia di cui le tv berlusconiane sono artefici con gli spettacoli, i talk show, i personaggi…

Le tv berlusconiane han sempre fatto politica soprattutto quando parevano non farla. Hanno dato forma e direi popolarità al liberismo, all’impresa, all’individualismo, al rifiuto del pubblico nel nome degli affari e del privato, al rigetto dell’eguaglianza.. pensiamo alla loro campagna attuale contro il reddito di cittadinanza. E la tv pubblica è diventata una copia di quella privata.

Questo modello sociale e culturale è alla base della politica italiana di oggi e ne sono impregnati anche i sedicenti “antiberlusconiani” di centrosinistra, che hanno pensato di combattere Berlusconi con la sua stessa ideologia..

E poi pensiamo anche ai Cinquestelle, che nascono come forza antisistema per opera di una star televisiva…

Certo oggi ci sono i social che hanno cambiato il sistema di comunicazione e ridimensionato il potere dei padroni delle televisioni rispetto a quelli della rete, ma il “culto della notorietà”, l’ideologia liberista e la violenza guerrafondaia imperversano anche in essi.

Infine, senza i soldi di Berlusconi, dove sarebbero tutti i partiti della destra? Tutto il palazzo si è scandalizzato perché Berlusconi ha ricordato a Giorgia Meloni che il suo compagno è un dipendente Mediaset, ma forse non sentiamo tutti i minuti tutti politici di palazzo declamare che “è l’impresa che crea il lavoro”?

Credo che il sentimento di fondo che muove le esternazioni di Berlusconi sia la rabbia verso l’ingratitudine, ma in fondo egli è vittima di tutto ciò che ha prodotto…

Torniamo però alle vicende di questi giorni ed in particolare alle dichiarazioni “rubate” a Berlusconi su Putin e la guerra, cosa ne pensi e come giudichi la reazione dei palazzi della politica?

Partiamo da quest’ultimo punto, mi ha colpito negativamente in particolare la reazione di Conte, perché quella di Letta e compagnia era scontata. Ma come, chiedi la manifestazione per la pace, ti accrediti come leader di coloro che rifiutano la guerra, e poi di fronte alle parole di Berlusconi dichiari che esse prefigurano una politica estera inaccettabile e addirittura ti metti a dire che Taiani non può fare il ministro degli esteri?

Cosa pensa Conte, di lottare per la pace assieme a Zelensky e a Stoltenberg? Ancora una volta si è mostrato che la sovranità limitata dell’Italia, l’obbedienza agli ordini Usa, Nato e UE, sono un vincolo per tutta la classe politica.

Così Giorgia Meloni ha chiuso il dibattito proclamando l’assoluta fedeltà euro-atlantica.

Ora avremo una sorta di parti invertite rispetto al Governo Draghi. Saranno Letta e Conte a dover fare una opposizione finta, che condividerà tutte le scelte di fondo a partire dalla guerra e dal rigore economico.

Anche Conte farà opposizione finta?

Guarda, le chiacchiere stanno a zero, Conte ha fatto appena fatto il primo della classe e tra poco si voterà in Parlamento per i nuovi invii di armi all’Ucraina.

Se i 5S voteranno contro allora i commenti di Conte alle dichiarazioni di Berlusconi saranno smentiti; se invece non lo faranno, allora sarà smentita la sua “vocazione pacifista” e sarà ridotta a puro trasformismo elettoralistico.

Certo le parole di Berlusconi hanno avuto l’effetto di far emergere tutto il servilismo guerrafondaio della classe politica italiana, ma veniamo però alla questione di fondo, perché le ha dette e cosa vogliono dire?

Berlusconi ha sempre avuto una relazione speciale con Putin, come altri politici ed imprenditori europei, pensiamo all’ex cancelliere socialdemocratico tedesco Schroeder. È chiaro che la guerra ha modificato queste relazioni ma non le ha cancellate.

Non dobbiamo mai dimenticare che, contrariamente a quello che crede ancora qualche compagno, Putin rappresenta una élite capitalista che in Russia ha sempre cercato di costruire un proprio spazio nel e non contro il sistema capitalista globale.

L’avanzata della NATO ad est, il golpe del 2014 in Ucraina e infine l’aggressione russa hanno fatto saltare questo progetto di integrazione del capitalismo russo in quello occidentale, ora siamo alla guerra sempre più vasta e senza fine.

La ricostruzione di Berlusconi dei fatti, al di là della sua simpatia per Putin che ovviamente non è condivisibile, corrisponde sostanzialmente alla realtà e avviene in un momento in cui a livello internazionale in tanti non sospettabili di “putinismo”, da Obama ad Elon Musk, cominciano a chiedersi se e come finire questa guerra.

Ma all’Italia queste domande non sono concesse. Ai “nostri” governi è richiesta solo l’obbedienza, non un parere…

Già, il solito teatrino italiano che cancella la questione di fondo: come far finire, come uscire dalla guerra, non è stato così anche in campagna elettorale?

Il 60% degli italiani è per finire la guerra anche a costo di compromessi con Putin, ma il 98% del Parlamento finora ha scelto semplicemente di fare la guerra con le stesse motivazione con cui ha finora obbedito a tutti i vincoli liberisti europei.

Quello che Draghi ha chiamato il “pilota automatico” in economia è diventato il pilota automatico sulla guerra. C’è una rottura democratica permanente in Italia e la campagna elettorale lo ha semplicemente confermato.

La guerra non è stata argomento delle elezioni per tutti i principali partiti, così abbiamo un sistema politico che fa a gara tra chi è più soldatino euroatlantico, mentre la grande maggioranza del popolo vuole che finisca la guerra di cui paga tutti i costi economici e sociali.

Siamo in una Italia che somiglia molto a quella del 1915, il popolo e una parte delle classi dirigenti erano contrari alla guerra, ma, la elite del potere sostenuta da una violentissima campagna di propaganda trascinò il paese nel conflitto.

Il 5 novembre ci sarà un manifestazione per la pace a cui stanno aderendo di un po’ tutti, chi è contro la guerra e chi vuole continuare farla e vincerla, non ti pare anche questo un segno della crisi politica italiana?

È vero anche la manifestazione del 5 rischia di essere inquinata dal teatrino trasformista degli euroatlantici, credo però che dobbiamo andarci e farci sentire… Per questo come Unione Popolare stiamo organizzando con altri anche iniziative pacifiste in tante città il 4 novembre, contro la guerra il militarismo e l’invio delle armi…

Torniamo alla sostanza, sulla guerra oggi sono in campo due posizioni, non tre.

Quella UE e NATO, sottoscritta da Draghi e da Meloni, secondo la quale il solo modo di fermare la guerra è sconfiggere militarmente la Russia e sostenere la riconquista armata di Donbass e Crimea da parte di Kiev. Questa posizione o porta alla guerra eterna o alla terza guerra mondiale e tutti coloro che lo negano mentono sapendo di mentire.

Oppure l’alternativa, ossia un negoziato che parta dal cessate il fuoco sulle posizioni attuali e dal blocco dell’invio delle armi e che porti ad un compromesso tra Ucraina e Russia e ad un accordo di disarmo tra Russia e Nato.

Questo è ciò che c’è realmente in campo, poi ci sono le cialtronerie dei politici italiani che coltivano il veltroniano “ma anche”: “siamo pacifisti ma anche guerrafondai”, siamo con gli sfruttati ma anche con gli sfruttatori, siamo antifascisti ma anche un po’ fascisti…

Basta, non se ne può più!

Non se ne può più, hai ragione, ma questo sentimento morale e politico che Unione Popolare voleva interpretare alle elezioni ha preso solo l’1,5…

Unione Popolare deve andare avanti proprio partendo dall’essere fuori e contro questo sistema politico, che ha mostrato il suo aspetto ridicolo e miserabile anche con la reazione alle esternazioni di Berlusconi.

Il ripudio della guerra e della fedeltà euroatlantica devono essere il primo punto costituente dell’alternativa a questo sistema. D’altra parte la guerra è sempre stata uno spartiacque, non è detto che chi è contro di essa sia un mio alleato, ma è sicuro che chi la sostiene è un mio nemico.

Giorgia Meloni, concludendo il dibattito di queste ore sulla fedeltà euroatlantica, ha affermato che l’Italia non deve essere l’anello debole di questa fedeltà.

Bene, secondo me sta proprio a Unione Popolare e a tutte le forze alternative operare per rompere questo anello debole.

Perché la rottura dell’Italia con la guerra sarebbe un bene per il nostro paese, ma anche per tutto l’Europa e il resto del mondo, aprirebbe la via ad una reazione diffusa positiva che potrebbe essere l’unica alternava un grado di fermare l’altra reazione, quella a catena che porta alla catastrofe nucleare.

Sorgente: Rompere l’anello debole! – Contropiano

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