Kharkiv, i corpi dei soldati russi esposti a formare una Z – la Repubblica

Kharkiv, i corpi dei soldati russi esposti a formare una Z – la Repubblica

4 Maggio 2022 0 Di Luna Rossa

La macabra composizione lasciata nella zona riconquistata dagli ucraini in modo che i droni di Mosca potessero riprenderla. Un’altra dimostrazione del livello di brutalità raggiunto dal conflitto

di Gianluca Di Feo

I corpi di quattro soldati in uniforme russa disposti sul terreno a formare una Z, come il simbolo sfoggiato dall’esercito invasore. Un cadavere carbonizzato messo su una barriera anti-carro, due barre di acciaio che formano una X, come in una macabra crocefissione. L’orrore di questa guerra non conosce limiti e dilaga da entrambi i lati del fronte. Queste scene sono state testimoniate dagli inviati dell’Associated Press che hanno visitato i sobborghi di Kharkiv riconquistati dopo giorni di combattimento dalle truppe ucraine. E sono documentate anche da alcune foto. La Z composta dai cadaveri e il corpo messo in mostra erano stati lasciati in una zona sorvolata senza sosta dai droni russi: sembrano essere una forma di sfida ai comandi di Mosca.

 

 

Secondo la Croce Rossa, anche questi sono crimini di guerra: un oltraggio alla dignità delle persone, che secondo lo Statuto della Corte Penale Internazionale si applica pure ai morti. Impossibile individuare i colpevoli: in quell’area di Kharkiv, una metropoli sotto attacco dal primo giorno del conflitto, si sono alternati reparti di entrambi i Paesi. In questo caso, però, tutto lascia pensare a un’azione commessa dai soldati ucraini. Solo dopo la visita dei giornalisti dell’Ap i corpi sono stati rimossi e portati in un obitorio.

L’esercito invasore si è macchiato di eccidi abominevoli, bombardando la popolazione e compiendo esecuzioni spietate: si è arrivati persino a definire “genocidio” il comportamento dei militari russi. E la responsabilità del conflitto ricade tutta sul Cremlino. Ma questo non può giustificare le atrocità commesse dagli ucraini e dai loro alleati. Come il ferimento o l’uccisione di prigionieri, mostrato da filmati sulla cui autenticità non ci sono dubbi.

Quello che preoccupa è il baratro di violenza che sembra inghiottire tutto: i combattimenti hanno assunto la dinamica di una guerra civile, dove il rispetto per le regole formali e per i principi di umanità viene calpestato nella brutalità della lotta senza quartiere. Nei centri urbani devastati dall’artiglieria e dagli scontri casa per casa è difficile capire se i civili uccisi nelle abitazioni -visti anche dai reporter dell’Associated Press – siano stati vittime delle cannonate o di omicidi a freddo. Ormai non esiste più neppure una statistica attendibile dei morti, militari e civili, ma c’è solo la certezza di una terribile carneficina.

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