Ma Speranza incita le Regioni: agite. Anche Milano si prepara alla stretta | Rep

Ma Speranza incita le Regioni: agite. Anche Milano si prepara alla stretta | Rep

16 Ottobre 2020 0 Di Luna Rossa

Subito misure alle superiori nel capoluogo, a Monza e a Varese. Tutto il Nord verso le lezioni a distanza

DI TOMMASO CIRIACO

ROMA — Dopo la Campania, la Lombardia: Milano si prepara ad annunciare già oggi misure più rigide per contenere la seconda ondata. L’ordinanza sarà probabilmente seguita a stretto giro da analoghi interventi adotatti a Monza e Varese. L’ipotesi al vaglio fino alla tarda serata di ieri è quella di introdurre la didattica a distanza per le scuole superiori, nonostante l’opposizione di Lucia Azzolina. La vuole Attilio Fontana – scottato dalle gravi sottovalutazioni della prima ondata – e sembra disposto ad accettarla il sindaco Beppe Sala. La considera ragionevole Roberto Speranza.

Come sarà declinata la Dad è però battaglia delle prossime ore: possibile che si decida di alternare la presenza in classe e quella in aula, oppure di scegliere una linea ancora più dura e consentire soltanto le lezioni telematiche alle superiori per le prossime settimane. Nel pacchetto, dovrebbero trovare spazio anche una serie di altre misure: tra le altre, nuove limitazioni orarie al cibo da asporto, un’ulteriore stretta su tutte le riunioni e gli eventi pubblici. Non è escluso che si decida di chiudere anche le palestre.

Non sono interventi da prendere a cuor leggero, quelli che si appresta ad adottare Milano. Sala, ad esempio, era ostile in partenza all’ipotesi di introdurre la didattica a distanza. La ministra dell’Istruzione anche, tanto da aver provato a opporsi politicamente alle restrizioni adottate dalla Campania sulla scuola. Il governo, però, sembra andare in tutt’altra direzione: pesa molto la linea del rigore di Speranza, ma conta anche il sostegno del segretario dem Nicola Zingaretti – a sua volta preoccupato per la situazione del Lazio – alla “linea De Luca”.

Molto, ovviamente, dipenderà dai numeri di oggi e dal monitoraggio delle tenuta delle strutture ospedaliere. È però chiaro che Milano si avvia verso una soluzione che ricalca in buona parte la proposta avanzata da Luca Zaia per il Veneto, vale a dire didattica a distanza per università e, come minimo, per gli ultimi tre anni delle superiori. Le restrizioni che si appresta a lanciare Sala saranno “copiate” quasi in presa diretta anche dalle province di Monza e Varese, così almeno consiglia Fontana. Per il momento non saranno invece toccate Bergamo, Cremona e Brescia. A guardare la mappa della Lombardia, insomma, si scopre una dinamica opposta – almeno per ora – a quella della prima ondata: i territori meno toccati a marzo sembrano il nuovo epicentro di oggi.

E d’altra parte succede di tutto, in un giorno che segna il raddoppio delle vittime e il lockdown soft imposto alla Campania. Succede anche che Roberto Speranza spende un giorno intero al telefono con i governatori. A tutti, dice sostanzialmente: chiudete subito le aree con gli indici più allarmanti del contagio, cercate di adottare misure severe per evitarne di peggiori tra pochi giorni. Non è un capriccio del ministro della Salute, ma una linea fondata su numeri allarmanti. Uno, in particolare, fa capolino durante la riunione della cabina di regia sul monitoraggio settimanale dell’Iss, i cui risultati sono anticipati di 24 ore anche per mettere pressione sugli amministratori pochi inclini a intervenire. È tutto racchiuso in una slide dell’istituto Kessler di Trento.

Fotografa l’indice Rt basato sui ricoveri, che a Milano e Napoli tocca una preoccupante quota “2”. Lo stesso grafico prevede che altre regioni – Toscana, Liguria, Abruzzo, Emilia Romagna, Puglia, Sardegna, Valle d’Aosta e Umbria – arriveranno entro quattro settimane allo stesso Rt dei capoluoghi lombardo e campano, in assenza di misure di contenimento immediate. Anche questa valutazione, tra le altre, spinge diversi governatori del Nord (sembra Liguria, Veneto, Piemonte, oltre alla Lombardia) ad anticipare ufficiosamente al governo una decisione che sarà presa nei prossimi giorni: la didattica a distanza per le scuole superiori.

Palazzo Chigi, intanto, studia informalmente nuovi interventi. Lo fa osservando la curva dell’epidemia e quella degli ospedalizzati. Arriverà presto un nuovo dpcm, che potrebbe uniformare sul territorio nazionale alcune scelte regionali. Nel mirino ci sono molte delle attività considerate non strettamente essenziali: le palestre, ad esempio, oltre a tutte le manifestazioni e gli eventi pubblici. Un sacrificio che potrebbe rendersi necessario per salvare almeno la didattica in presenza delle scuole primarie. Nel frattempo, sempre il governo – sotto la regia di Francesco Boccia – spinge sulle regioni per rendere possibile ingressi molto scaglionati nelle aule, senza escludere neanche i doppi turni mattina-pomeriggio, se necessario. Tutte misure che, a dire il vero, incontrano l’ostilità di Azzolina e dei presidi. Come al solito, però, a decidere sarà la curva dell’epidemia.

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