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Milano, agenti in malattia per protestare contro il nuovo corso della comandante di polizia penitenziaria

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Vigeva un concetto molto elastico di malattia o non malattia nel carcere minorile Beccaria di Milano. «Malattia» era quella da cui facevano finta di essere tutti di colpo contagiati gli agenti (lunedì scorso arrestati in 13, sospesi in 8 e indagati in altri 4) come forma di polemica protesta nei confronti del nuovo corso della comandante di polizia penitenziaria, indisponibile a far finta di niente: «Oggi tutti i colleghi hanno mandato “malattia” nel pomeriggio e vogliono mandarla ad oltranza… perché il collega l’hanno mandato in Procura (denunciato, ndr), quindi è una protesta verso il comandante nuovo e il direttore», si raccontavano ad esempio due agenti intercettati un giorno che un collega, «che non è neanche nei turni di servizio, si è permesso di scrivere ai colleghi che sono qua con dieci anni di servizio che lui ha visto che hanno “battezzato” un detenuto… Quindi abbiamo mandato tutti “malattia” per protesta, per aiutare il collega… undici persone su undici».

«Malattia» invece non era mai, guarda caso, quando ad esempio a un detenuto 16enne, ridotto «in stato di semi-incoscienza» da uno dei raid di polizia interna investigati ora dai magistrati, erano stati attestati dall’infermeria interna «zero giorni di prognosi», suscitando l’ironia persino degli stessi agenti prevaricatori: «Hai capito o no? Cioè “prognosi zero” un mingherlino del tanto… Pure un giudice dice: “Ma come caz.. è questo?”». E malattia era nemmeno quando dopo un altro pestaggio «hanno chiamato pure l’educatrice», e lei «ha detto “no non l’hanno menato”, ha dichiarato che noi non l’abbiamo menato».

Non stupisce dunque che la gip Stefania Donadeo e le pm Rosaria Stagnaro e Cecilia Vassena abbiano inserito tra le esigenze cautelari la «necessità di eseguire una serie di audizioni» non solo di detenuti ma anche di «appartenenti al personale medico-sanitario, di educatori e di altre persone informate sui fatti»: fatti che per la loro estensione e durata sembrerebbe improbabile non fossero mai stati percepiti dalla varie figure professionali (diverse dagli agenti) interne a un istituto minorile.

Così come un tema da scandagliare si intuisce dalle carte essere quello della genuinità o meno delle relazioni di servizio sui cosiddetti «eventi critici» (cioè quando c’era in apparenza un intervento di «contenimento» di qualche gesto di ribellione o violenza dei detenuti): sia per verificare se chi avrebbe dovuto stilare quelle relazioni le ha sempre fatte o no, sia per verificare se esse — quando fatte — venissero edulcorate, come parrebbe stando a un’altra intercettazione in cui un agente tranquillizzava un collega su quanto un terzo operatore aveva verbalizzato: «Ma quello io l’apparo con l’educatore e il sindacato, quello io proprio l’apparo (ndr, lo risolvo, lo sistemo), non è un problema su quello».

 

Di fronte alla gip Donadeo, intanto, continuano gli interrogatori degli arrestati: cinque l’altro martedì, tre mercoledì, gli altri venerdì, poi i sospesi la settimana prossima. Tra chi nega e taccia i ragazzi di mentire, e chi invece tende a ridimensionare il proprio ruolo a spettatore di eventi compiuti da altri, ad accomunarli è quasi sempre la descrizione di condizioni di lavoro quotidiano insostenibili non solo per le carenze di organico tamponate da turni massacranti, ma anche per il lungo vuoto di direzioni e l’assenza di formazione specializzata senza la quale si sarebbero sentiti mandati dal Ministero, spesso giovanissimi, a «contenere» un contesto durissimo per il quale non erano preparati.

Sorgente: Carcere Beccaria di Milano, i referti beffa dopo le violenze sui ragazzi: «Zero giorni di prognosi» al detenuto ridotto in semi incoscienza dagli agenti | Corriere.it