La rivista anarchica A chiude: “Sono le ultime volontà di Paolo Finzi”. Ma è mistero sul testamento | Rep

La rivista anarchica A chiude: “Sono le ultime volontà di Paolo Finzi”. Ma è mistero sul testamento | Rep

19 Ottobre 2020 0 Di Luna Rossa

(fotografia da web)

Lo storico animatore e direttore, morto suicida il 20 luglio scorso, avrebbe stabilito che la pubblicazione finisse con lui. Ma il fratello Enrico nega: “Da nessuna parte Paolo ha scritto che voleva la chiusura della rivista”

di MATTEO PUCCIARELLI

In preparazione c’era un numero speciale dedicato a lui, Paolo Finzi. Un monografico per ricordare il direttore e animatore della rivista per una vita, “compagno anarchico” che – libertario fino in fondo – aveva scelto come e quando morire, il 20 luglio scorso, gettandosi sotto un treno a Forlì, all’età di 68 anni. E invece no, quel numero non uscirà, perché tra le sue ultime volontà ce ne sarebbe stata una, inaspettata: cioè che A, la rivista anarchica, terminasse le pubblicazioni con la sua morte.

Un secondo durissimo colpo per il piccolo ma sempre fecondo mondo anarchico, che nella rivista aveva sempre trovato un punto di riferimento e di discussione: “È evidente che per l’affetto e il rispetto che portiamo nei confronti di Paolo e della sua opera, seguiremo le sue indicazioni”, è il messaggio arrivato via mail ad abbonati e lettori. “La redazione resterà aperta fino al completamento delle pratiche di chiusura della Editrice A”.

La storia, la vita, la coerenza di Finzi parlava per sé: irriducibile pensatore anarchico che a soli 18 anni fu fermato per la strage di piazza Fontana, lui venne subito scagionato ma Giuseppe Pinelli dalla Questura di Milano ci uscì da morto; amico fraterno di Fabrizio De André, del quale scrisse libri e documentari; e poi nel 1971 fondatore e colonna di A, edita grazie alla cooperativa con tre dipendenti (lui incluso), tiratura di 5 mila copie, dove il pensiero anarchico si apriva ai fatti del mondo, raccontandoli attraverso “il dubbio e la riflessione, l’ascolto e il rispetto profondo e sincero”, cioè secondo lo stile di Finzi. Insomma, la scelta del suicidio per qualcuno è suonato come un senso di sconfitta di una storia, di un modo di pensare e stare al mondo. La decisione di chiudere la rivista, ancor di più.

Il fratello di Paolo Finzi, Enrico, racconta invece un’altra verità. “Sono esecutore testamentario e da nessuna parte Paolo ha scritto che voleva la chiusura della rivista – dice – Non aver pubblicato il numero in sua memoria lo trovo gravissimo, le possibilità anche economiche c’erano e le ragioni di questa scelta sono riconducibili alla ostilità di una parte della nostra famiglia”. Si entra insomma in un campo minato, fatto di incomprensioni, dolore, durezze e delusioni della vita. Enrico Finzi, che non è anarchico ma comunista, spiega che “questa decisione della rivista aggiunge drammaticità ad una vicenda già di per sé molto dura. Con mio fratello parlai due giorni prima del gesto, soffriva di depressione e sapevo quel che poteva accadere. Mi disse però: ‘Fa’ sì che la mia perdita di speranza non si traduca nella perdita di speranza dei compagni e delle compagne'”.

L’ultimo numero della rivista uscito la scorsa estate ospitava un editoriale, a firma della redazione, quindi con ogni probabilità scritto da Finzi stesso. Si chiudeva in questo modo: “Il nostro impegno continua, ma abbiamo bisogno di soldi, innanzitutto di sottoscrizioni e abbonamenti, per sostenere il nostro progetto. Ne abbiamo bisogno per attraversare questi tempi difficili, straordinariamente difficili, per continuare a tenere accesa – come si leggeva nella propaganda anarchica di 100 o 150 anni fa – ‘la fiaccola dell’anarchia'”.

 

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