Taranto, firmato accordo tra Arcelor Mittal e commissari ex Ilva. No dei sindacati: dal 30 marzo terza cigs. Possibile recesso con 500 mln – La Gazzetta del Mezzogiorno

Taranto, firmato accordo tra Arcelor Mittal e commissari ex Ilva. No dei sindacati: dal 30 marzo terza cigs. Possibile recesso con 500 mln – La Gazzetta del Mezzogiorno

5 Marzo 2020 0 Di Luna Rossa

 

Su modifica del contratto e cancellazione cause civili a Milano

E’ stato firmato l’accordo tra ArcelorMittal e i commissari dell’ex Ilva, che prevede la modifica del contratto di affitto e acquisizione per rinnovare il polo siderurgico con base a Taranto e la cancellazione della causa civile avviata a Milano.

Nello studio notarile di Pier Gaetano Marchetti a Milano sono stati firmati, da quanto si è saputo, gli accordi fra il gruppo franco indiano e i commissari dell’ex Ilva in amministrazione straordinaria: uno che prevede la modifica al contratto, l’altro che riguarda le rinunce agli atti della causa civile in corso a Milano. A questo punto, la causa sarà dunque cancellata. Un’udienza era prevista per venerdì.
Nello studio notarile per le firme dell’accordo era presente l’ad di Arcelor Mittal Italia Lucia Morselli, assieme ai commissari dell’ex Ilva e ai legali delle parti.

Il gruppo franco indiano, rappresentato fra gli altri dall’avvocato Ferdinando Emanuele, mentre fra i legali dell’ex Ilva figura l’avvocato Enrico Castellani. L’atto di citazione con cui la multinazionale voleva dare l’addio all’Ilva risale allo scorso 4 novembre. Ora con gli accordi la controversia giudiziaria si chiude e dovrebbe iniziare il rilancio del polo siderurgico con un nuovo piano industriale.

POSSIBILE RECESSO CON 500 MLN – Il Contratto di Affitto Modificato tra Arcelor Mittal e i commissari dell’ex Ilva prevede che AM InvestCo possa esercitare il recesso, con una comunicazione da inviare entro il 31 dicembre 2020, nel caso in cui non sia stato sottoscritto il Nuovo Contratto di Investimento entro il 30 novembre 2020. Lo si legge nell’istanza di accordo firmata dai commissari, secondo cui «a pena di inefficacia dell’esercizio del diritto di recesso», AM InvestCo dovrà versare ad Ilva «una caparra penitenziale di 500 milioni di euro».

Arcelor Mittal si impegna «ad impiegare» alla fine del nuovo piano industriale «2020-2025» «il numero complessivo di 10.700 dipendenti». Lo prevede l’istanza di accordo consegnata dai commissari ex Ilva al Mise che l’ANSA ha visionato, in cui si indica il «31 maggio 2020» come termine per trovare un accordo coi sindacati per utilizzare anche la Cigs fino al raggiungimento della «piena capacità produttiva». Le parti si impegnano poi a favorire la ricollocazione dei dipendenti rimasti all’amministrazione straordinaria.

IL TESTO DELL’ACCORDO – Il nuovo piano industriale per l’Ex Ilva messo a punto tra i commissari e A.Mittal punta a realizzare gli obiettivi prefissati dal Green New Deal europeo. Lo si legge nell’istanza di accordo e prevede nuove tecnologie a minor impatto ambientale, con utilizzo di acciaio pre-ridotto e la realizzazione di un forno elettrico, nell’ottica della graduale de-carbonizzazione dello stabilimento di Taranto e la conseguente riduzione delle emissioni inquinanti. Livelli di produzione ottimali (8 milioni di tonnellate a regime di produzione di acciaio). La tenuta dei livelli occupazionali (10.700 risorse a regime). La sostenibilità economica. Inoltre, nell’arco del piano 2020-2025, è previsto il completamento delle attività legate alla realizzazione dell’Aia e il completo rifacimento dell’Altoforno 5.

Il nuovo piano industriale di Arcelor Mittal per gli stabilimenti ex Ilva è fondato sulla riduzione del 30% dell’uso del carbone, il rifacimento degli impianti, l’adozione di tecnologie produttive rispettose dell’ambiente (come il forno elettrico e l’utilizzo del preridotto) e in prospettiva l’uso di idrogeno. Lo spiegano fonti vicine al dossier nel giorno in cui i commissari e l’azienda franco-indiana hanno siglato i pre-accordi sul futuro dell’azienda siderurgica di Taranto.

A.Mittal dovrà gestire i rami d’azienda «in conformità al nuovo piano industriale» a partire dalla data di sottoscrizione del Nuovo Contratto d’Investimento, ossia dal 1 gennaio 2021. Lo si legge nell’istanza di accordo in cui si precisa, però, che «già a partire dalla data di sottoscrizione dell’Accordo di Modifica», A.Mittal dovrà dar corso agli investimenti relativi allo sporgente 4 dello stabilimento di Taranto, quindi avviare la ristrutturazione dell’Altoforno 5 e avviare le attività necessarie per dar corso alle misure relative al personale dipendente.

Arcelor Mittal e i Commissari ex-Ilva hanno concordato di sostenere nella misura del 50% ciascuna i costi da affrontare dopo la sottoscrizione dell’Accordo di Modifica relativi ai lavori necessari «per l’attuazione delle prescrizioni ancora non adempiute relative all’altoforno 2, entro il termine previsto dall’ordinanza del Tribunale del Riesame di Taranto». E per i lavori volti ad «assicurare che gli altiforni 1 e 4 siano conformi alle prescrizioni disposte dalla Procura della Repubblica per l’altoforno 2», si precisa nel testo.

DAL 30 MARZO PARTE LA TERZA CIGS – ArcelorMittal, con un documento consegnato ai sindacati, ha comunicato la decisione di chiedere per la terza volta la «proroga per 13 settimane dell’intervento di Cassa integrazione ordinaria (Cigo) relativo allo stabilimento siderurgico di Taranto» per un numero massimo di 1.273 dipendenti (900 operai, 104 intermedi e 269 impiegati e quadri) a partire dal 30 marzo prossimo. «Tale decisione – precisa il documento a firma del capo del personale Arturo Ferrucci e del responsabile delle relazioni industriali Cosimo Liurgo – è scaturita dal permanere delle medesime criticità di mercato e dall’insufficienza della domanda di acciaio a livello europeo e globale che hanno condotto alla richiesta di intervento dell’ammortizzatore sociale».

La multinazionale ha proposto la data del 10 marzo, alle ore 10, presso la sala riunioni della direzione, per un incontro con le organizzazioni sindacali e le Rsu per fornire chiarimenti. L’azienda aggiunge che «il numero medio di sospensioni in Cigo effettivamente poste in essere nel periodo intercorrente tra l’inizio del periodo di sospensione e il 16 febbraio 2020 è stato di 855 unità, con punta massima di 1.183». Dal documento di ArcelorMittal emerge che «al 31 gennaio 2020 l’organico del sito di Taranto è composto da 8.237 dipendenti». La procedura era stata già avviata «a far data dal 2 luglio 2019 (pur in assenza di accordo sindacale, per un numero massimo di 1.395 dipendenti, ndr) con scadenza iniziale fissata al 28 settembre 2019, prorogata il 30 settembre con scadenza fissata al 28 dicembre (per 1.273 lavoratori, ndr) e successivamente prorogata a far data dal 30 dicembre 2019 con scadenza iniziale fissata al 28 marzo 2020».

MITTAL: ACCORDO RISOLVE CONTENZIOSO CON COMMISSARI – AM InvestCo, accanto all’accordo sul futuro dell’ex Ilva, ha firmato un’intesa separata attraverso la quale «Am InvestCo accetta di revocare» la decisione di ritirarsi dall’investimento nell’acciaieria, e i Commissari “accettano di ritirare la loro ingiunzione» alla multinazionale siderurgica. Lo si legge in una nota di Am InvestCo. «Nel caso in cui l’accordo di investimento non fosse eseguito entro il 30 novembre 2020, Am InvestCo ha un diritto di recesso, soggetto a un pagamento concordato»

SINDACATI BOCCIANO ACCORDO: E’ STALLO – «Il negoziato avvenuto da novembre 2019 non ha visto alcun coinvolgimento delle organizzazioni sindacali», sottolineano i sindacati con una presa di posizione unitaria firmata dai leader della Cgil Maurizio Landini, della Fiom Francesca Re David, della Cisl Annamaria Furlan, della Fim Marco Bentivogli, della Uil Carmelo Barbagallo, della Uilm Rocco Palombella.

«Alla luce dei contenuti appresi – proseguono – riteniamo assolutamente non chiara la strategia del Governo in merito al risanamento ambientale, alle prospettive industriali e occupazionali del gruppo. A questa incertezza si somma una totale incognita sulla volontà dei soggetti investitori, a partire da Arcelor Mittal, riguardo il loro impegno finanziario nella nuova compagine societaria che costituirà la nuova AMinvestco».

Quindi sottolineano: «Nei fatti il pre-accordo prevede una fase di stallo da qui alla fine del 2020 per quanto riguarda le prospettive e l’esecuzione del piano industriale. Tutto questo arriva dopo due anni di ulteriore incertezza, particolarmente rischiosa per una realtà industriale che necessita invece di una gestione attenta e determinata. A ciò si somma una congiuntura sfavorevole del mercato dell’acciaio».
E aggiungono: «Nello specifico ci sembra di totale indeterminazione: il periodo di tempo senza una governance chiara; il ruolo delle banche e dell’investitore pubblico; il mix produttivo tra ciclo integrale e forni elettrici; il ruolo conseguente delle due società; la possibilità con questo piano di occupare i 10.700 lavoratori più i 1.800 in amministrazione straordinaria e i lavoratori delle aziende di appalto, che l’accordo del 6 settembre 2018 assicurava».

«Inoltre – evidenziano ancora i sindacati – il pre-accordo prevede un aumento dei lavoratori in cassa integrazione e il vincolo dell’accordo sindacale entro il 30 maggio senza una nostra preventiva condivisione del piano e degli strumenti adottati. L’assetto complessivo del piano rischia di essere insostenibile alla luce della sua scarsa verticalizzazione produttiva (tubi, laminati, lamiere, treni nastri) i cui investimenti sono molto inferiori al piano da noi sottoscritto e la positiva previsione di ripartenza dell’Afo5 ha tempistiche del suo rifacimento troppo dilatate nel tempo».

Per i sindacati l’accordo del 6 settembre 2018, che «non prevedeva esuberi né l’utilizzo della cassa integrazione, garantiva la presenza di un grande produttore di acciaio a eseguire il piano stabilito», resta oggi «la migliore garanzia di tutta l’occupazione, del risanamento ambientale e del rilancio produttivo».

COMMISSARIO EX ILVA: C’È ANCORA TANTO LAVORO DA FARE- «Abbiamo fatto tutto quello che dovevamo, non è il momento di fare commenti. Molto lavoro è stato fatto e ce ne è molto da fare dopo». Così Alessandro Danovi, commissario straordinario dell’ex Ilva, ha commentato con poche parole l’accordo firmato in uno studio notarile milanese con il gruppo Mittal.

PARLAMENTARI M5S PUGLIA: CHIUDERE AREA A CALDO – «Entreremo nel merito dell’accordo quando saranno in nostro possesso le carte, ma già da subito occorre che tutto il territorio si unisca nel chiedere rispetto e che Taranto sia trattata al pari di Genova, come quando nel 1999, con un apposito accordo di programma, si è pianificata la chiusura dell’area a caldo». Lo dichiarano in una nota i parlamentari pugliesi del Movimento 5 Stelle, aggiungendo che l’Italia, con la firma dell’accordo tra commissari dell’Ilva in As e ArcelorMittal, «ha perso un’occasione d’oro, perché avevamo la possibilità di chiedere in giudizio i danni alla multinazionale e invece abbiamo rinunciato a un sicuro risarcimento. Mittal, scelto dall’ex Ministro Calenda, si è rivelato un pessimo gestore, che non si è limitato a non saper gestire uno stabilimento siderurgico, ma si è anche permesso di minacciare lo Stato italiano, tramite azioni di prepotenza e arroganza».
Secondo i parlamentari pugliesi del M5S, «non c’è più tempo per sperare in improbabili, e infatti mai realizzate, eco-compatibilità dell’azienda dei veleni: chiediamo a tutte le forze politiche e agli amministratori, a cominciare dai sindaci del territorio, di unirsi nel fronte comune in cui già il sindaco di Taranto e i parlamentari ionici si sono stretti. Accordo di programma per una pianificata chiusura dell’area a caldo e una preventiva Valutazione di impatto sanitario e inoltre fondi e pianificazione certa per la riconversione economica di Taranto».

Sorgente: Taranto, firmato accordo tra Arcelor Mittal e commissari ex Ilva. No dei sindacati: dal 30 marzo terza cigs. Possibile recesso con 500 mln – La Gazzetta del Mezzogiorno

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