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Cappato: «Aiuto al suicidio, la Cei contro la Consulta. E i politici seguono» | il manifesto

Il tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, processato per aver accompagnato in Svizzera Dj Fabo: «Hanno paura della libertà. Cercano di fermare la Corte costituzionale».«Alla Camera è pronta una legge della Lega, presentata con l’appoggio anche di elementi del centrosinistra, fatta per tradire le indicazioni dei giudici, non per attuarle»

Eleonora Martini

A una manciata di giorni dalla deadline del 24 settembre, termine dato dalla Corte costituzionale al Parlamento per rivedere il divieto di aiuto al suicidio come previsto nell’art. 580 c.p., sulla cui violazione è basato il processo a Marco Cappato per la morte in Svizzera di Dj Fabo, si mobilita il mondo dei cattolici oltranzisti al grido di «vivere è un dovere, anche per chi è malato e sofferente» (parole del card. Bassetti). E così, dopo l’appello lanciato dalla Cei ai partiti «amici», è salito il livello di agitazione di molti parlamentari, nel Pd come nel centrodestra, che vorrebbero ora legiferare a tempo record per evitare il pronunciamento della Consulta.

Marco Cappato, perché voi dell’associazione Luca Coscioni siete contrari a che ciò avvenga?
Saremmo stati favorevolissimi se il Parlamento avesse raccolto l’invito della Consulta e avesse varato una legge. La Corte aveva dato un tempo di 11 mesi, per affrontare una questione tanto delicata. Considerando anche che da sei anni giace in Parlamento la legge di iniziativa popolare che abbiamo depositato, mai discussa. Ma i partiti, all’unanimità, già da giugno hanno rinunciato alla calendarizzazione, tanto che il presidente della Camera Fico ha dovuto prendere atto dell’indisponibilità di tutti. Quindi tutta questa mobilitazione «a favore – dicono loro – della centralità del parlamento» è solo un tentativo di eludere le indicazioni della Corte. E infatti la pdl firmata dal leghista Pagano, depositata a giugno alla Camera con l’appoggio trasversale di deputati anche del Pd e addirittura di Leu, recepisce in toto le indicazioni di Bassetti, e introduce una modulazione della pena, con un’attenuazione per i parenti stretti che aiutano l’aspirante suicida. Dunque è una legge fatta per tradire le indicazioni della Consulta, non per attuarle. Bassetti ha anche chiesto di buttare all’aria la legge sul testamento biologico imponendo che nutrizione e idratazione artificiale non possano essere rifiutate.

In forza di una legge simile alla pdl Pagano lei verrebbe condannato perché non è un congiunto di Dj Fabo. E invece, la Consulta ha già di fatto bocciato l’art. 580, norma peraltro inserita nel Codice Rocco in epoca fascista.
La Corte ha detto che la legge attuale non garantisce adeguata tutela alle persone che si trovino nelle condizioni di Fabiano Antoniani: sofferenza insopportabile, dipendenza da trattamenti vitali e, ovviamente, la volontà chiara ed inequivocabile di morire. Per i giudici costituzionalisti, la condanna da 5 a 12 anni di carcere di chi, ascoltando le richieste di questi malati, li ha aiutati a morire, costituisce una violazione dei diritti costituzionalmente garantiti.

Il Tribunale di Milano attende comunque il pronunciamento della Consulta, per dare corso alla giustizia nel caso che la riguarda.
Non solo il mio caso: tutti i procedimenti che si sono aperti nel frattempo aspettano che la Corte costituzionale decida.

Dall’aiuto al suicidio all’eutanasia: non state facendo un passo troppo lungo per i tempi che corrono? Non state sottovalutando l’impatto emotivo che la parola produce?
Nella mia accezione eutanasia significa poter decidere come morire senza soffrire. Ovviamente per una determinata categoria di persone che si trovi in certe condizioni, ecc. Tutta questa differenza terminologica, invece, è incentrata sul come una persona può essere aiutata a morire. Ma il punto è un altro: a quali condizioni si riconosce il diritto ad essere aiutati ad interrompere la propria vita. Per esempio, nel caso di Fabiano Antoniani, cosa sarebbe cambiato dal punto di vista etico se, invece di mordere da solo il dispositivo per il suicidio, visto che faceva tanta fatica a farlo, un medico, come in Olanda, avesse iniettato una sostanza letale? Dal punto di vista morale non c’è alcuna differenza. Da quello giuridico sì, dunque la Consulta agisce di conseguenza. Ma dal punto di vista politico, la scelta che va compiuta è: a quali condizioni una persona può essere aiutata ad esaudire il proprio desiderio di morire senza soffrire? A me pare insensato fare dipendere la leicità del gesto dal fatto che sia attivo o passivo. In ogni caso, tutti i sondaggi confermano che l’opinione pubblica su questo tema è molto più avanti della classe politica. Non a caso, in soli due mesi siamo riusciti ad organizzazione il concerto di giovedì 19 a Roma.

Avete trovato entusiasmo da parte dei tanti artisti che hanno aderito alla manifestazione?
Sì, anche se molti non hanno potuto cambiare in così poco tempo la loro agenda. A mia memoria è la prima volta nella storia, anche all’estero, che si fa una manifestazione concerto di piazza sull’eutanasia. E l’obiettivo è proprio quello di tirare questo tema fuori da un dibattito solo di palazzo o solo giuridico. Perché questa è una grande questione sociale.

Ora che al posto della Lega c’è il Pd, con il M5S vicino alle vostre posizioni, può essere più facile ragionare su questi temi?
Se viene a mancare il veto imposto dalla Lega, aumentano le possibilità che il governo lasci il Parlamento libero di decidere. Sulla carta c’era una maggioranza trasversale prima, a maggior ragione ce n’è una ora. Si può fare.

Concerto il 19 settembre a Roma

È difficile trovare un precedente alla manifestazione concerto che si terrà giovedì 19 settembre dalle 17 in poi a Roma, in piazza Don Bosco, nei giardini intitolati a Piergiorgio Welby, davanti alla chiesa che gli negò i funerali cattolici. Neri Marcorè conduce l’evento «Liberi fino alla fine», con decine di artisti e personalità che animeranno il palco: Nina Zilli, Roy Paci, Luca Barbarossa, Kento, Oliviero Toscani, Pau e Mac dei Negrita, Giulia Innocenzi, Giulio Golia delle Iene, Selvaggia Lucarelli, Alba Parietti, Claudio Coccoluto e molti altri ancora.

Sorgente: Cappato: «Aiuto al suicidio, la Cei contro la Consulta. E i politici seguono» | il manifesto

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