Il compleanno di Assange detenuto nella Guantanamo inglese. La denuncia di Stefania Maurizi: «I giornalisti non dovrebbero pagare per aver denunciato crimini di guerra»

4 Luglio 2019 0 Di Luna Rossa

Il 48° compleanno di Julian Assange vede il giornalista australiano e fondatore di Wikileaks detenuto nel carcere inglese di Belmarsh, la Guantanamo del Regno Unito. 60 città in tutto il mondo gli rendono omaggio. A Melbourne (Australia), la città che gli ha dato i natali, suo padre Richard ha condotto una manifestazione affollata a favore della sua liberazione e ha dichiarato che il suo stato di salute migliora.

 

“Ho sentimenti contrastanti, di felicità e irrequietezza costante, con nove anni di torture incessanti che Julian ha dovuto soffrire”, ha affermato Richard Assange.

 

Il fondatore di Wikileaks continua ad attendere la risoluzione del suo processo di estradizione verso gli Stati Uniti, un paese che mantiene contro di lui un’accusa di spionaggio e cospirazione che potrebbe comportare una pena fino a 175 anni di carcere.

 

In Italia regna la censura più totale sulla questione Assange. A rompere questo muro di omertà è la giornalista Stefania Maurizi che denuncia l’incoerenza e l’opacità della giustizia britannica in relazione al caso Assange.

 

La giornalista ha cercato di ottenere “la corrispondenza completa tra il British Crown Prosecution Service e le autorità statunitensi, cioè il Dipartimento di Giustizia e il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti”.

 

“Quando ho fatto domanda per questi documenti in Svezia”, ??spiega Maurizi a RT, “hanno detto di non averli, ma quando ho fatto domanda per la stessa corrispondenza al Regno Unito, non volevano confermare o negare che li possedevano”.

“Se non li hanno, perché non dirlo subito?” Chiede la giornalista. 

Per quanto riguarda i rapporti tra il Regno Unito e l’Ecuador – paese nella cui ambasciata Assange ha trovato rifugio per 7 anni, dal giugno 2012 – Maurizi ritiene che le autorità britanniche utilizzino il paese latinoamericano “affinché non risulti sospetto il loro rifiuto di mostrare i contatti con gli Stati Uniti”.

 

La giornalista italiana sottolinea inoltre l’importanza del caso Assange nel contesto globale dell’informazione. “Questo caso ha a che fare con il diritto della stampa a pubblicare documenti che possono essere devastanti per un governo”, dice Maurizi, che lamenta come la vita di Assange è stata “distrutta” per aver rivelato informazioni contrarie agli interessi del potere.

 

“Il prezzo è molto alto e i giornalisti non dovrebbero pagare per aver denunciato crimini di guerra e torture”, conclude Stefania Maurizi.

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