Lobby, ‘ndrangheta e Lega di Salvini: chi c’è nel business del compost in Veneto-fanpage.it

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11 Giugno 2019 0 Di ken sharo

Finanziamenti al partito della Lega di Salvini, consulenze al Governo e senatori leghisti con ruoli dirigenziali nelle società. Le mani dei leghisti nel business del compost in Veneto ruotano intorno ad una società municipalizzata con un giro d’affari da novanta milioni di euro, fondata nel 1995 da “il Calabrese”, un imprenditore veneto arrestato per ‘ndrangheta.

Il nostro viaggio nella terra del compost parte da Este, una cittadina veneta a pochi chilometri da Padova. È qui che sorge la Società Estense Servizi Ambientali, più conosciuta con l’acronimo S.e.s.a., un’azienda di rifiuti che ogni anno fa utili per otto milioni di euro. Cifre importanti per una municipalizzata di un paese con poco più di 16 mila anime. La fortuna di questa società è stata lanciarsi più di 20 anni fa in un business che prometteva lauti dividendi: il compostaggio industriale, ovvero la trasformazione in terriccio della frazione umida dei rifiuti solidi urbani. Questo processo permette di guadagnare due volte dagli stessi rifiuti, non solo smaltendo ingenti quantità di umido, ma anche dalla produzione di energia tramite il biometano.

“Il processo di formazione del compost noi lo dobbiamo immaginare – ci spiega il professore universitario Gianni Tamino, esperto in biologia – come la digestione che avviene nel nostro intestino, solo che al posto dello stomaco qui vengono utilizzati degli enormi digestori anaerobici”.

Il business è semplice: più rifiuti raccogli, più compost produci e più guadagni. Non è un caso che dalle 386 mila tonnellate del 2011, i rifiuti in ingresso in Sesa sono saliti a 473 mila in cinque anni, con una produzione nel 2018 di 68 mila tonnellate di compost per un fatturato di più di 96 milioni di euro. Per produrre tutto questo materiale non bastano i rifiuti della bassa padovana, per questo Sesa ha chiuso accordi per importare rifiuti urbani da mezza Italia: in particolare con le aziende della Campania dove la mancanza di impianti di compostaggio fa sì che il 95% della raccolta differenziata debba emigrare fuori regione con un inevitabile levitamento dei costi.

Quando si nomina Sesa non diciamo solo comune di Este, che ne detiene il 51% delle quote, ma anche un privato, Angelo Mandato, veneziano, classe 1966, che, tramite la holding Finam, ne detiene il 49%. Mandato arriva nella società estense nel 1995 insieme ad uno dei fondatori, un personaggio molto conosciuto negli ambienti malavitosi dei rifiuti: Sandro Rossato, soprannominato “il Calabrese” per via dei suoi contatti con la ‘ndrangheta, nonostante fosse purosangue veneto.

È nel nord est che Rossato aveva costruito un impero tramite società di rifiuti, dove lo stesso Mandato inizia la sua carriera che lo porta alla nomina di amministratore delegato di quella che sarebbe diventata una delle più grandi aziende d’Europa attive nel mercato della raccolta differenziata e delle bioenergie. Nel 1995, infatti, quando Rossato diventa il vicepresidente della Sesa, Mandato viene chiamato come consigliere, per poi diventare qualche anno dopo amministratore delegato. Sandro Rossato per nove anni condivide con Mandato la pianificazione degli affari della società estense prima di lasciare l’incarico di vicepresidente nel 2004, pochi anni prima dell’inizio dei guai con la giustizia.

Nel 2006, “il Calabrese” viene arrestato per la prima volta insieme ad alcuni membri delle famiglie ‘ndranghetiste. Rossato si salva con un proscioglimento, ma nel 2014 viene arrestato di nuovo all’interno della stessa indagine con l’accusa di essersi aggiudicato con le cosche degli Alampi-Libri appalti illeciti a Reggio Calabria. Secondo gli inquirenti calabresi che hanno indagato sugli affari del fondatore della Sesa, “Rossato in qualità di proprietario della Rossato Fortunato Srl (e di altre aziende) si poneva al costante servizio dell’associazione mafiosa per la realizzazione dei suoi fini illeciti ricevendo disposizioni”.

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L’indagine calabrese gli costa l’eliminazione delle sue aziende dalla “White list”, per decisione del prefetto di Venezia . Una delle sue società viene dunque eliminata dalla lista dei fornitori di servizi perché non considerata immune dal tentativo di infiltrazione mafiosa. Sandro Rossato muore nel 2015 prima della conclusione del processo. La Sesa rimase esclusa dalle vicende giudiziarie, anche perché “il Calabrese” non aveva più nessun ruolo nella società, mentre la Finam di Mandato si sostituisce nel 49% delle quote di Sesa che prima erano riconducibili a Rossato.

L’holding di Mandato è la capostipite di un castello di società che hanno un comune denominatore, l’indirizzo di Mirano, via Stazione, 80. È in questo anonimo civico situato nell’area industriale in provincia di Venezia che trovano sede legale tutte le aziende legate in qualche modo al patron del compost.

La Finam che possiede il 49% di Sesa e che è posseduta al 45% da Mandato. La Biogreen con proprietà per l’80% di Vallette, società al 45% di Mandato, oltre ad altre quattro aziende tutte legate alle biomasse e al compostaggio: la Bioman, di cui oltre il 50% è di Finam, la Agriman, controllata sempre da Finam, la Agrival, al 100% di Agriman e la già citata Vallette.

È scartabellando nella mole gigantesca di documenti raccolti intorno a queste società che prende forma l’intreccio tra il maleodorante mondo dei rifiuti e quello della politica.

Mentre lavoriamo sulla Sesa scopriamo che un assistente personale di Mandato, Fabrizio Ghedin, classe 1971, oltre ad essere il responsabile delle relazioni esterne della Sesa, è anche consulente del governo gialloverde di Giuseppe Conte. Nel dicembre 2018, infatti, ha firmato un contratto di collaborazione con la sottosegretaria del Ministro per l’ambiente e la tutela del territorio, la leghista Vannia Gava.

Per questo incarico, come si può leggere dal sito del Ministero delle politiche ambientali, oggi Ghedin gode di uno stipendio di 40 mila euro di soldi pubblici in qualità di suo assistente per la comunicazione.

In un video istituzionale pubblicato dalla stessa sottosegretaria si sente il suo spin doctor Ghedin ringraziarla per il suo operato a nome dell’intera categoria: “Lei sta svolgendo un’opera di cui tutto il comparto le è riconoscente per aiutare la messa in atto del decreto sul biometano”.

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