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L’Ideologia Socialista – Se trenta ore vi sembran poche

di Giandiego Marigo

Questo punto è “condiviso” in tutti i compartimenti del partito, non si tratta di una “conquista” squisitamente sociale, ma ha fortissime implicazioni sul piano della socialità. Meglio di me potranno parlarne coloro che si occupano di lavoro e, va detto, si tratta di un obbiettivo di “lungo corso” all’interno della sinistra radicale, oggi purtroppo messo un poco troppo da parte e silenziato.

9)30 ore settimanali di lavoro per tutti (senza diminuzione degli stipendi medi), riorganizzazione del tempo libero con opportunità di “collaborazione” alla gestione sociale ed ai servizi alla persona, tale collaborazione darà luogo a crediti scolastici ed a contributi figurativi, sostituzione dell’alternanza scuola-lavoro, con quella scuola-sociale, ma con valenza lavorativa.

“Lavorare meno per lavorare tutti” è uno slogan che ha fondato l’ossatura del pensiero di quella che definimmo “Sinistra Rivoluzionaria”. Più in generale in questo partito la proposta completa sul lavoro e sulla ri-organizzazione sociale nel senso di una transizione verso il Socialismo è così articolata

  1. A) Rendere pubblico il sistema bancario e la grande industria;
  2. B) Riduzione dell’orario di lavoro a 30 ore settimanali, senza toccare i salari (obbiettivo di transizione alle 20 ore)
  3. C) Salario minimo garantito (tale importo deve essere calcolato in modo tale da essere il doppio rispetto alla soglia di povertà calcolata dall’Istat)
  4. D) Sistema sanitario pubblico, gratuito ed efficiente;
  5. F) Sistema scolastico pubblico, gratuito ed efficiente
  6. G) Reintroduzione dell’Art. 18

Non si tratta affatto di una piattaforma velleitaria, ma di una definizione chiara delle differenze di sostanza che caratterizzano il pensiero socialista dalla visione capitalista.

Rispetto, in particolare dell’obbiettivo delle 30(20) ore, che è quello di cui stiamo parlando sgombriamo il campo da qualsiasi presunto velleitarismo, definendolo, indispensabile utile e GIUSTO.

Soprattutto se pensato nella prospettiva ormai reale della tecnologia 4.0, della robotica e dell’automazione.

Riscattare il tempo della maggioranza dell’umanità dal ricatto del lavoro sfruttato ed obbligatorio è una tematica di assoluta liberazione ed una visione di futuro fondamentale, la ridistribuzione della ricchezza, la garanzia di un lavoro per tutti (temporizzato per permettere il diritto alla vita), la moralizzazione della produzione, la liberazione del mercato dalla logica del massimo profitto per i pochi, la riorganizzazione del tempo libero, la socialità diffusa … sono passi conseguenti e complementari, d’ordine, appunto, squisitamente sociale e quindi riguardano direttamente la definizione e le implicazioni di un obbiettivo siffatto.

Non mi occuperò quindi della “complessità” di questa richiesta, essa verrà ed è stata ampiamente trattata in varie occasioni, (QUI su questa stessa rivista) essendo uno dei punti qualificanti di ogni possibile discorso sul lavoro e sulla redistribuzione della ricchezza.

Toccherò, quindi, questo punto per le sue implicazioni sociali e per il suo portato culturale. Per la concreta possibilità di legarlo alla struttura sociale ed al suo mantenimento strutturale, tramite l’associazionismo, il volontariato, la cultura diffusa, la solidarietà e la didattica sociale permanente. Liberare il tempo, concepire il lavoro come condivisione utile e non forma di ricatto, ma necessario complemento di una società sana, contributo e non prigione o peggio mezzo per ottenere l’accesso alla compulsione consumistica. Liberare energie creative, capacità, sanificando una società, palesemente malata.

Utopia? Il sogno dell’utopista è la realtà del visionario. Un altro mondo è possibile solo se lo facciamo davvero, altrimenti resta pura speculazione mentale e per farlo bisogna dirlo, ripeterlo e crederci, per il tempo necessario a realizzarlo. Esiste una sostanziale differenza fra “Liberazione del lavoro” e “Liberazione dal lavoro” e quest’ultima , con buona pace di Salvini e di tutti i salvinisti di ogni epoca e nazionalità non passa necessariamente dal divanismo, anzi libera energie positive nella società, creando un’occasione per l’umanità nel suo cammino verso una spiritualità superiore ed un livello di civiltà più alto (robotica ed automazione potrebbero permetterlo in tempi relativamente brevi, anche se, ovviamente, graduali) si tratta di decidere come distribuire la ricchezza ed a vantaggio di chi, si tratta di decidere cosa significhino per noi le parole giustizia, eguaglianza e diritto alla vita. Quando si parla di queste cose, cari compagni non si sta chiacchierando solo di economicismi, ma di visioni complesse e di filosofia e suvvia dobbiamo iniziare a riconoscerlo.

Sorgente: L’Ideologia Socialista – Se trenta ore vi sembran poche

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