Brasile, il ministro dell’Istruzione del governo Bolsonaro vuole militarizzare le scuole: “Se ce lo chiedono siamo pronti” – Il Fatto Quotidiano

25 Gennaio 2019 0 Di luna_rossa

Ricardo Vélez Rodríguez, professore emerito della scuola di comando dello stato maggiore dell’esercito, è entusiasta del progetto di legge “Scuola senza partito”, programma che mira a porre fine al presunto indottrinamento marxista nelle aule pubbliche brasiliane, cambiando i programmi di storia e imponendo controlli sugli insegnanti attraverso l’istallazione di telecamere nelle aule

“Il ministero dell’Istruzione appoggerà i municipi interessati a militarizzare l’amministrazione delle scuole pubbliche municipali da affidare a ufficiali dell’esercito o della polizia militare”. Così il ministro dell’Istruzione brasiliano Ricardo Vélez Rodríguez, con una dichiarazione estemporanea, fuori contesto e a bassa voce, lancia l’ultima idea sulla scuola del nuovo governo brasiliano. L’ultima della campagna elettorale e la prima da quando il filosofo e teologo conservatore ha assunto la guida del ministero nel governo di Jair Bolsonaro.

Da quando è stato indicato lo scorso ottobre al ministero dell’istruzione e nel corso del periodo di transizione di governo, Velez Rodriguez ha rappresentato una sponda solida per la retorica anti-marxista del nuovo governo brasiliano. Una retorica che vede nella scuola uno degli obiettivi principali. Vélez Rodríguez, colombiano di origine, corrisponde infatti in pieno al profilo che il nuovo ordine brasiliano vorrebbe imporre all’istruzione pubblica. Professore emerito della scuola di comando dello stato maggiore dell’esercito, è entusiasta del progetto di legge “Scuola senza partito”, programma che mira a porre fine al presunto indottrinamento marxista nelle aule pubbliche brasiliane, cambiando i programmi di storia e imponendo controlli sugli insegnanti attraverso l’istallazione di telecamere nelle aule. Vélez Rodríguez è anche un critico dell’Enem, il concorso nazionale per l’accesso alle università pubbliche del paese, che considera responsabile di “invenzioni deleterie come l’educazione di genere” e di “indottrinamento scientifico e marxista basato su strumenti ideologici”.

Nel quadro revisionista brasiliano, non sorprende che il militarismo sia visto come unico viatico per l’ordine, la disciplina e il laicismo politico. E così, a margine di un incontro sulla questione degli immigrati venezuelani in Brasile, il ministro, parlando con i giornalisti ha lanciato la sua proposta di intervento militare nella gestione dell’amministrazione delle scuole municipali. “Nella misura in cui le scuole municipali richiedessero assistenza, la polizia militare o le forze armate presenti nell’area, sarebbero pronte a rispondere, e il Ministero sarebbe pronto a fornire sostegno”, senza specificare dettagli della proposta. E senza specificare perché una scuola municipale dovrebbe richiedere un intervento militare per essere amministrata. Alla domanda dei giornalisti se la questione, mai venuta fuori finora, fosse già stata discussa con il presidente Jair Bolsonaro, il ministro ha risposto precisando che le istituzioni federali devono essere più pronte nel “rispondere alle necessità dei cittadini di uno stato o di un municipio”, specificando che “se arriverà una richiesta simile, daremo risposta”.

Che la scuola in Brasile sia sotto attacco non è una novità. Le affermazioni del ministro sono arrivare a pochi giorni dal tentativo, poi sventato, di modificare un bando per la scelta dei libri di testo che pericolosamente cambiava gli standard qualitativi eliminando la valorizzazione della diversità etnica del paese, la valorizzazione della figura della donna, e abbassando l’asticella della qualità dei testi per i quali non veniva più richiesta la fonte accademica. Una modifica sconfessata immediatamente dal ministero, che era stata però difesa a spada tratta dal deputato dello stato di San Paolo, Eduardo Bolsonaro, figlio del presidente, per il quale sarebbe necessario cambiare i libri di storia che, ha postato su Twitter “non stanno raccontando la storia in maniera corretta” sottolineando che, riguardo il periodo relativo alla dittatura militare, tra il 1964 e il 1985 identificano “gli assassini come eroi e i militari come facinorosi. I nostri eroi (i militari) hanno lottato contro l’oppressione, per la pace e per i valori umani”.

Questa linea di pensiero è la stessa che si sostiene nell’ambito della legge Scuola senza partito che, già elaborata nel corso degli ultimi anni e perfezionata nel corso degli ultimi mesi, potrebbe presto arrivare in parlamento. Una legge della quale il ministro Ricardo Vélez Rodríguez è uno strenuo sostenitore. Il movimento Scuola senza partito fu creato nel 2004 dall’avvocato Miguel Nagib. Le proposte ebbero grande risalto nei settori conservatori del parlamento, senza però riuscire a ottenere abbastanza sostegno. Le tesi di Nagib furono rispolverate dall’allora deputato dello stato di Rio Flavio Bolsonaro, figlio maggiore del presidente, che chiese all’avvocato di elaborare un progetto di legge. Durante la corsa presidenziale di Jair Bolsonaro verso il Planalto, la proposta è diventata un pilastro delle tesi ‘anti-comuniste’ e ora potrebbe diventare realtà.

Punto centrale della legge è la divisione netta tra i concetti di educazione e istruzione. L’educazione è identificata come responsabilità della famiglia e della chiesa, l’istruzione tocca ai professori, limitati a trasmettere conoscenze, senza idee. I professori sarebbero monitorati tramite telecamere e verrebbe istituito un canale di comunicazione anonima nelle scuole per denunciare i professori che sarebbero processati direttamente dalle procure. Al netto della retorica antimarxista e della revisione della storia della dittatura la legge, ultra conservatrice, prevede anche il divieto di discutere di temi come quelli delle questioni di genere. Una scuola nozionistica, acritica, e in caso di necessità, amministrata da un militare.

Sorgente: Brasile, il ministro dell’Istruzione del governo Bolsonaro vuole militarizzare le scuole: “Se ce lo chiedono siamo pronti” – Il Fatto Quotidiano

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