
L’Italia è all’ultimo posto in Europa per percentuale di spesa pubblica destinata alla cultura (1,1% a fronte del 2,2% dell’Ue a 27) e al penultimo posto, seguita solo dalla Grecia, per percentuale di spesa in istruzione (l’8,5% a fronte del 10,9% dell’Ue a 27). È quanto emerge da uno studio pubblicato da Eurostat che compara la spesa pubblica nel 2011.
Secondo l’Istituto di statistica europeo in Italia è più alta la percentuale di spesa per i servizi pubblici generali (che comprendono gli interessi sul debito pubblico) con il 17,3% a fronte del 13,5% medio dell’Ue a 27 (in Grecia questa voce pesa per il 24,6% su tutta la spesa pubblica). La spesa per protezione sociale in Italia è invece ancora superiore a quella Ue a 27 con il 41% della spesa pubblica complessiva a fronte del 39,9%. La protezione sociale nel nostro Paese resta però sbilanciata su quella per le pensioni mentre arranca la spesa per coloro che perdono il lavoro, per la casa e l’esclusione sociale. Continua a leggere
I senza lavoro sono i lieve calo, ma a un passo dalla soglia dei 3 milioni e rispetto a febbraio 2012 sono il 15,6% in più. Senza impiego il 10,7% dei ragazzi tra i 15 e i 24 anni. Gli occupati sono 22,7 milioni in crescita dello 0,2% rispetto a gennaio. A livello di Eurozona confermato il record al 12%

MILANO - Il tasso di disoccupazione cala, ma resta vicino ai massimi storici di gennaio quando era salito fino all’11,7%: a febbraio l’Istat ha rilevato una discesa fino all’11,6% che, però, fa il paio con un aumento di 1,5 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2012. In disceca ancha il tasso di disoccupazione giovanile (relativo alle persone di età compresa tra i 15 e i 24 anni) che si è attestato al 37,8% a febbraio, in calo dello 0,8% rispetto al mese precedente ma in aumento del 3,9% rispetto al febbraio 2012: in totale sono 647mila i giovani in cerca di lavoro. Continua a leggere
Non si placa “chiacchiericcio” su guerra valute

Mosca, 16 feb. (TMNews) – Parola d’ordine: uscire dalla stagnazione e puntare alla crescita, mentre non si placa il “chiacchiericcio” sulla guerra delle valute. “C’e una situazione di progressiva stabilizzazione dell’attività economica e segnali di fiducia” nonostante i “dati negativi” diffusi venerdì da Eurostat relativi all’Eurozona, ha detto il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi. E le sue parole, pronunciate ieeri mattina in una conferenza stampa a Mosca, hanno di poco anticipato l’incontro al Cremlino nel pomeriggio tra il presidente russo Vladimir Putin e rappresentati del Tesoro e delle Banche centrali dei paesi ricchi ed emergenti, riuniti nella capitale russa per il summit del G20. Continua a leggere
Secondo i dati Eurostat il nostro Paese si conferma secondo solo alla Grecia. Cresce anche quello di Portogallo, Irlanda e Spagna

BRUXELLES – Nuovo record per il debito pubblico italiano, che nel secondo trimestre del 2012 è schizzato al 126,1% del Pil (Prodotto interno lordo). A dirlo sono i dati resi noti da Eurostat. Nel primo trimestre il debito aveva già raggiunto il picco di 123,7%, il più alto dal 1995 quando era al 120,9%. L’Italia si conferma seconda solo alla Grecia, il cui debito è ora al 150,3%.
Balzo in avanti anche per il debito portoghese, passato dal 112% al 117,5%, e quello irlandese, cresciuto dal 108,5% al 111,5%. Anche il rapporto debito/Pil della Spagna è in netto aumento: dal 72,9% dei primi tre mesi del 2012 al 76% di fine giugno. Continua a leggere
Il Paese è stremato. Dieci milioni di famiglie tirano la cinghia. La disoccupazione è al 10,8 per cento. Solo un italiano su tre ha un posto regolare a tempo indeterminato (meno che in tutti i Paesi europei). Secondo Eurostat, gli occupati in Italia sono 450 mila in meno che nel 2007. Aumentano i cassaintegrati. Su una popolazione di 60,8 milioni di residenti, solo il 36,8 per cento (22,3 milioni di persone) lavora”.
Leggi l’intervista allo storico Carlo Formigoni

“Le parole di Monti sono servite a dar fiducia a un Paese con il freno a mano tirato. Anche se il cammino di risanamento è lungo. Un discorso di speranza, con forti contrasti con la realtà”. Così Famiglia Cristiana in edicola nei prossimi giorni commenta, nel suo editoriale di apertura, l’intervento del premier Mario Monti al Meeting di Rimini, ponendosi interrogativi sulle misure del governo soprattutto riguardo alle politiche giovanili.
“Ma quali provvedimenti stanno creando lavoro e contrastando la disoccupazione giovanile?” .
Il settimanale da’ questa risposta: “Il Paese è stremato. Dieci milioni di famiglie tirano la cinghia. La disoccupazione è al 10,8 per cento. Solo un italiano su tre ha un posto regolare a tempo indeterminato (meno che in tutti i Paesi europei). Secondo Eurostat, gli occupati in Italia sono 450 mila in meno che nel 2007. Aumentano i cassaintegrati. Su una popolazione di 60,8 milioni di residenti, solo il 36,8 per cento (22,3 milioni di persone) lavora”. Continua a leggere

In 6 anni economia giù di oltre il 3%, persi 450 mila posti Nel Paese lavorano 22,3 milioni su 60,8 milioni di abitanti
Sono passati, rispettivamente, cinque e dieci anni. È tempo di un bilancio: l’Europa sta offrendo una dimostrazione di potenza produttiva e allo stesso tempo attraversa qualcosa di simile alla Grande depressione. Quanto all’Italia, queste tendenze bipolari convivono in modo se possibile più estremo.
Sono passati cinque anni - siamo appena entrati nel sesto – da quando Jean-Claude Trichet interruppe le sue vacanze in Bretagna per compiere il gesto che simbolicamente certificò l’ingresso nella crisi finanziaria. Nell’agosto del 2007, l’allora presidente della Banca centrale europea lanciò le prime operazioni straordinarie di liquidità a favore degli istituti privati del continente. Presto sarebbe fallita Lehman Brothers, affondando l’economia dell’intera area euro.
Ma cinque anni prima di quella svolta di Trichet in Bretagna, a dieci anni esatti dalla settimana che inizia oggi, si svolgeva un po’ in sordina un altro episodio di svolta. Il 16 agosto 2002 il direttore del personale della Volkswagen, Peter Hartz, consegnava all’allora cancelliere Gerhard Schröder una nuova proposta sul welfare e il lavoro in Germania. Si chiamava «Agenda 2010». Continua a leggere







