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Nemmeno un centesimo per i rifugiati palestinesi, nella legge di bilancio americana da 1,2 trilioni di dollari. La maggioranza dei politici Usa ha seguito la Casa Bianca sulla spinta di Israele: niente soldi per l’UNRWA (United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East), l’agenzia dell’Onu messa sotto accusa dagli israeliani per presunte collusioni con Hamas. Ma ancotra tante, tante armi a Israele, anche dalla base Usa di Sigonella

fotografia: Bimbi palestinesi ad una delle sedi Unrwa di Gaza prima del massacro in corso

Ancora UNRWA e la vendetta di Israele

UNRWA, l’agenzia Unu di sostegno ai profughi palestinesi creata nel 1948, che già con la parola ‘profughi’ dice di gente scacciata dalla loro terra, e fa arrabbiare da sempre Israele che quei profughi li ha creati. Poi l’accusa a una dozzina tra i 30mila dipendenti di complicità con Hamas nell’attacco terroristico del 7 ottobre, con accuse indirette a tutta l’organizzazione. Appello di Israele e chiudere i rubinetti dei finanziamenti internazionali alla detestata agenzia Onu, a strangolarla. Stati Uniti e alleati, di corsa ad eseguire. Cose già dette mille volte, a riassunto delle puntate precedenti.

Strage per fame ed epidemie

E siamo al paradosso dell’Occidente che denuncia e piange il dramma umanitario, ma poi taglia i fondi all’Onu per l’emergenza nella Striscia. A rompere l’assurdo, da pochi giorni, Norvegia, Svezia, Spagna, Irlanda, Belgio e Canada che, o hanno rifiutato fin dall’inizio il ‘congelamento’ degli aiuti, o ci hanno ripensato e li hanno ripristinati. Tra queste nazioni, non c’è l’Italia, che proprio qualche giorno fa, ha ribadito il suo ‘no’ alla ripresa dei finanziamenti all’UNRWA. La premier, Giorgia Meloni, ha detto che prima aspetta ulteriori chiarimenti dalle indagini sulle accuse contro l’agenzia.

Gli aiuti all’UNRWA (e quindi a Gaza), secondo il governo di Roma, potranno essere ripresi in un secondo tempo. Sempreché, aggiungiamo noi, ci siano ancora abbastanza palestinesi vivi da poter assistere.

Questione di diritto internazionale

Un problema non solo umanitario, ma anche di diritto internazionale, che in maniera molto più riflessiva si è posto la stessa Unione Europea. Che, infatti, dopo un rapporto del Responsabile per la Politica estera, Josep Borrell, ha deciso di erogare all’UNRWA la prima tranche dei finanziamenti previsti per il 2024. Si tratta di 50 milioni di euro, a cui ne dovrebbero seguire, nel corso dell’anno, altri 32. Alla Commissione di Bruxelles sottolineano quanto emerso nel Rapporto Borrell e confermato dal commissario per gli Aiuti umanitari, Janez Lenarcic, e cioè «che Israele non ha ancora fornito prove a sostegno delle sue accuse».

Accuse non provate e impegni UNWRA

E in linea con gli impegni presi dall’UNRWA, «di verificare le procedure di assunzione, rafforzare i suoi meccanismi di supervisione interna e controllare la sua forza lavoro di 30 mila persone», l’UE ha scelto di non tagliare i fondi all’agenzia. Non solo. La Commissione, vista anche l’eccezionale gravità della crisi umanitaria di Gaza, ha poi programmato un ulteriore stanziamento straordinario di 68 milioni di euro, da attuarsi con l’intermediazione della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa. Un programma che porta il totale dell’impegno umanitario UE, per l’Agenzia dei Rifugiati palestinesi, a 150 milioni di euro.

Sensibilità europea e schizofrenia americana

Sensibilità europea contro realpolitik americana, apparentemente schizoide. Biden si preoccupa di bloccare l’offensiva su Rafah, per motivi umanitari, ma prima spedisce oltre 100 carichi di bombe e missili, che gli israeliani lanceranno sui palestinesi. New York Times e Washington Post svelano sapendo leggere ‘fonti aperte’ di intelligence.  E raccontano che mentre Biden lamenta i troppi morti civili di Gaza, almeno 140 aerei da trasporto Usa sono decollati da basi in tutto il mondo verso Israele. Hanno rifornito, riforniscono (e riforniranno) l’IDF, con migliaia di proiettili da 155mm, missili di precisione Hellfire, droni, bombe a guida laser e ogni tipo di esplosivo.

Le basi di partenza? Dettagli e imbarazzi

Arsenale Usa sparso per il mondo. Ramstein (Germania), Al-Udeidi (Qatar), Alexandroupoli (Grecia), Rota (Spagna) e la nostra (?) Sigonella (Italia, dice la geografia). In scaletta anche «11 trasporti pesanti in arrivo dalle lontanissime installazioni americane di Guam (Pacifico) e Corea del Sud. Oltre a 70 voli charter aggiuntivi con provenienza Belgio, New York e Hong Kong».

Insomma, Biden ha mobilitato mezzo pianeta per riempire di bombe e missili gli arsenali di Netanyahu. E gli continua a mandare tutte le armi che vuole, nonostante ormai ‘Bibi’ faccia quello che gli pare. In compenso, il Presidente Usa ha bloccato i fondi all’UNRWA. Così, se i palestinesi non muoiono per le sue bombe, forse moriranno per la ‘sua fame’.

 

Sorgente: No Usa all’Onu per Gaza, Italia agli ordini e armi a Israele via Sigonella –

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