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Due tra i più noti e prestigiosi organi di stampa europei sulla tragedia che si sta consumando nella Striscia di Gaza, raccolti su Internazionale. Una sintesi di problemi politici e morali aperti in Israele, in occidente e soprattutto negli Stati Uniti.

Il 29 febbraio durante la distribuzione di aiuti umanitari sono state uccise 118 persone. Una conseguenza del caos che Israele ha portato in questo territorio. La carestia rischia di uccidere milioni di palestinesi
Ogni giorno che passa rivela le sofferenze dei palestinesi e anche ciò che è diventato lo stato di Israele. Sempre il 29 febbraio il numero di morti palestinesi ha superato i trentamila.
Gli alleati di Israele, a cominciare dagli Stati Uniti, che armano lo stato ebraico senza preoccuparsi dei crimini di guerra che sta commettendo, devono prendere una posizione chiara.

‘Save the children’ afferma che «Gaza assiste a un’uccisione di massa di bambini al rallentatore, perché non c’è più niente da mangiare».

Il quotidiano israeliano Haaretz rivela stamane che 27 detenuti palestinesi della Striscia di Gaza – arrestati senza accuse e senza processo – sono morti o sono stati uccisi “in condizioni misteriose” mentre erano in custodia nella base di Sde Teiman, la base Anatot a Gerusalemme, o in altre strutture israeliane.

L’immagine di copertina del nuovo numero di Internazionale

Le Monde

Il 29 febbraio c’è stata l’ennesima tragedia nella guerra scatenata da Tel Aviv in risposta ai massacri di Hamas del 7 ottobre. Vicino a Gaza un convoglio di aiuti alimentari è stato preso d’assalto dai civili affamati. È scoppiato il caos e i soldati israeliani che erano in zona hanno aperto il fuoco, come ha ammesso anche l’esercito di Tel Aviv. Decine di palestinesi sono morti. L’evento mostra le conseguenze della decisione d’Israele di ostacolare la consegna di aiuti indispensabili, spingendo milioni di persone verso la carestia.

Doppio fallimento

Un’operazione militare di cui non si intravede la fine, nonostante abbia fallito nei due obiettivi dichiarati: la liberazione degli ostaggi e l’eliminazione di Hamas. Dopo aver trasformato la Striscia in un cumulo di macerie, Israele sembra voler distruggere qualsiasi forma di amministrazione autonoma palestinese.

Abolire l’Unwra

Lo dimostra il tentativo di abolire l’Unrwa, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, che svolge un ruolo fondamentale a Gaza. Oltre l’insistito rifiuto del primo ministro Netanyahu di sostenere il ritorno nella Striscia di un’Autorità nazionale palestinese ‘rivitalizzata’, come proposto dal presidente statunitense.

Tel Aviv vuole il caos

«Gli alleati di Israele, a cominciare dagli Stati Uniti, che armano lo stato ebraico senza preoccuparsi dei crimini di guerra che sta commettendo, come anche i paesi europei, devono prendere una posizione chiara. Possono continuare a sostenere la strategia israeliana, che punta a ripristinare (con condizioni molto peggiori) la situazione precedente al 7 ottobre, quando la Striscia era soffocata con un impietoso blocco terrestre e marittimo e la Cisgiordania era devastata dalla colonizzazione israeliana».

Complici dei crimini dello stato ebraico

«Ma possono anche decidere d’imporre un nuovo rapporto di forze, riconoscendo che la protezione dei civili, in una terra su cui Israele non ha alcun diritto riconosciuto a livello internazionale, è essenziale per una soluzione politica. Una svolta di questo tipo è difficile, soprattutto dopo anni di vile disinteresse. Ma l’alternativa sarebbe rassegnarsi alla vergogna».

Financial Times

Un sacco di farina al mercato nero costa ormai 500 dollari. Da settimane nel nord della Striscia di Gaza circa trecentomila vivono ai limiti della carestia. Le madri usano il mangime per gli asini per fare il pane e i bambini masticano le foglie strappate dagli alberi, raccontano i funzionari dell’Onu ammessi in una rara missione nel territorio devastato dalla campagna militare.

L’ordine pubblico al collasso

La polizia palestinese è scomparsa, dopo che i suoi agenti sono stati uccisi dagli attacchi aerei israeliani. Bande di giovani si aggirano per le strade avventandosi sui più piccoli carichi di cose da mangiare. Alcuni sono disperatamente affamati, altri rubano per vendere al mercato nero.

Tragedia in corso da mesi

Secondo l’Onu gran parte dei 2,3 milioni di abitanti affronta una situazione di grave insicurezza alimentare. L’ong Save the children afferma che «Gaza assiste a un’uccisione di massa di bambini al rallentatore, perché non c’è più niente da mangiare».

Contabilità crudeli e bugiarde

L’esercito israeliano ha dichiarato che quello del 29 febbraio era il quarto convoglio privato autorizzato a entrare nel nord di Gaza quella settimana. I funzionari dell’Onu fanno notare che ai loro camion di aiuti è stato rifiutato l’ingresso per settimane e che negli ultimi mesi, in almeno tre casi, le truppe israeliane hanno sparato contro i convogli.

Due soli varchi aperti

Israele si rifiuta di aprire altri valichi di frontiera oltre a Kerem Shalom e Rafah. E impone lunghe ispezioni su ogni carico. L’esercito ha anche diminuito il numero di strade della Striscia percorribili. Questo ha reso le persone vulnerabili ancora più affamate, soprattutto gli anziani, i feriti e le famiglie senza uomini in grado di trasportare a casa sacchi da 25 chili.

L’Unwra che resiste

Philippe Lazzarini, capo dell’Unrwa, l’agenzia per i rifugiati palestinesi, denuncia che a febbraio, il numero dei camion che entrano, si è dimezzato. «Se diminuiscono le forniture a Gaza si alimentano l’angoscia, la disperazione e il caos».

Sorgente: Gaza, l’arma della fame (Financial Times). Israele vuole il caos (le Monde) –

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