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di Dante Barontini – Mario Di Vito

In un paese normalmente antifascista, come da Costituzione (se vieta la “ricostituzione del partito fascista”, questo dovrebbe essere), l’eventuale colpevolezza di Ilaria Salis rispetto alle accuse – un mini-pestaggio di due neonazisti – meriterebbe un premio al valor civile.

Cercare di impedire la celebrazione del “giorno dell’onore”, quando a Budapest convergono i nazisti di mezza Europa per commemorare le SS, è infatti il minimo che si dovrebbe pretendere da un continente che ritrovato una possibilità di vita solo grazie alla distruzione del “male assoluto” (e dunque soprattutto grazie all’Armata Rossa…)

Invece, in un paese corrotto dall’ipocrisia e dal neofascismo di ritorno, siamo costretti a sperare nel riconoscimento della sua innocenza. Il video messo a disposizione dall’accusa ungherese, infatti, mostra un gruppetto di antifascisti tra i quali è impossibile riconoscere Ilaria.

Per di più, come riferisce con dovizia l’articolo di Mario Di Vito apparso oggi su il manifesto, che alleghiamo di seguito, in questo disgraziato paese c’è addirittura – la Lega di Salvini e quell’altro Crippa lì – chi ne pretende il licenziamento futuro, perché “una maestra” non dovrebbe osare la militanza antifascista.

Peggio ancora, la indica come “colpevole” di una contestazione alla stessa Lega per cui è stata assolta con formula piena (“non aver commesso il fatto”). Se Ilaria lo querela per diffamazione e altro, ha già vinto la causa senza troppi sforzi.

Aspetti legali a parte, è chiaro che tutto il dibattito politico intorno a questa vicenda – esplosa solo ora, dopo un anno di detenzione mostruosa subita nel silenzio assoluto del governo italiano, “gemello” un po’ vigliacco di quello ungherese – è strumentale in misura oscena.

L’esecutivo Meloni per un anno si è guardato bene dal “disturbare” Orbàn, considerando probabilmente “meritato” l’arresto. Anche le condizioni delle prigioni, per un paese che ha fatto del “41bis” l’architrave della propria politica penitenziaria, non devono esser sembrate poi così inumane.

Gli “antifascisti quando torna utile” – Pd e dintorni – hanno taciuto con altrettanta ostinazione fino a che non si è aperta la porta per una polemichetta elettorale in vista delle europee.

Gli incompetenti della Lega, in pieno marasma senile (vedono la propria fine dietro l’angolo…), sparano scemenze senza più rendersi nemmeno conto di spararsi sui piedi. Pretendere che qualcuno venga licenziato per il solo fatto di essere accusato – per di più di un “reato” che in questo paese è esaminabile solo su denuncia della parte lesa (che nel caso di Ilaria neanche c’è) – significherebbe lo svuotamento immediato del governo in carica, nella maggior parte dei casi sotto processo per reati “veri” e ben più gravi.

I media mainstream sono così equamente schierati tra i crucifige filonazisti e il tardivo scandalo, ritenuto utile per premere su Orbàn… affinché non continui a ostacolare il finanziamento della guerra in Ucraina.

Per tutta questa gente, senza distinzioni, Ilaria è solo una figura da usare nel modo e finché torna utile. Di riflessioni sul degrado infinito della “democrazia liberale” – non solo a Budapest, ma a Roma come a Bruxelles o nella Parigi di Macron – non ne vediamo neanche una.

Il coro guerrafondaio – si tratti di Ucraina o di Gaza – non conosce dubbi. Gli antifascisti vanno repressi se si manifestano in casa, ma possono essere compatiti se lo fanno in un paese momentaneamente considerato un ostacolo al pieno dispiegamento della linea atlantista.

Ilaria Salis deve tornare qui, per essere “premiata” dall’affetto e dalla stima degli antifascisti senza se e senza ma, h24.

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La Lega tifa catene. Macchina del fango contro Ilaria Salis

Mario Di Vito – il manifesto

Non basta la detenzione in un carcere terrificante. Non bastano nemmeno le catene e il guinzaglio con cui è stata portata in carcere. Per Ilaria Salis c’è anche la pena accessoria della macchina del fango della Lega, che ha scagliato contro la 39enne maestra elementare un’accusa clamorosamente falsa.

Tutto è cominciato nella mattinata di ieri, con una nota in cui il Carroccio: «Il 18 febbraio 2017, a Monza, un gazebo della Lega veniva assaltato da decine di violenti dei centri sociali, e le due ragazze presenti attaccate con insulti e sputi da un nutrito gruppo di facinorosi. Per quei fatti Ilaria Salis è finita a processo, riconosciuta dalle militanti della Lega».

Finita a processo sì, ma assolta pure. Lo spiega bene il suo avvocato, Eugenio Losco. «Ilaria è stata assolta per non aver commesso il fatto e non è stata affatto individuata dalle due militanti della Lega ma solo individuata come partecipante al corteo che si svolgeva quel giorno a Monza da un video prodotto in atti – ha detto -. Il giudice nella sentenza ha specificato che risulta aver partecipato solo al corteo senza in alcun modo aver partecipato all’azione delittuosa di altre persone né di aver in qualche modo incoraggiato o supportato altri a farlo».

Fu la stessa procura di Monza a chiedere l’assoluzione e il giudice nelle sue motivazioni arrivò a scrivere che Ilaria Salis mise «il braccio dietro la schiena ad un giovane che aveva appena buttato a terra la bandiera leghista, come ad invitarlo a proseguire nel corteo».

Insomma, non solo non aveva assaltato alcun gazebo, ma si era anche adoperata perché non lo facessero nemmeno gli altri.

Dalle parti della Lega, com’è noto ormai a chiunque, è prassi consueta prescindere dalla veridicità dei fatti e, infatti, nonostante la secca e circostanziata smentita, non è arrivata nemmeno mezza parola di scuse per l’illazione.

Anzi, Matteo Salvini ha pure rilanciato: «Vi pare normale che una maestra elementare vada in giro per l’Europa – e adesso scopro anche in Italia – a picchiare e sputare alla gente? Io sono preoccupato che bambini di 6-7 anni stiano con un individuo del genere. Io non credo che possa lavorare come maestra».

La risposta di Elly Schlein a questa uscita appare quantomai opportuna: «Salvini mette altre catene ai polsi e alle caviglie di Ilaria Salis, lo fa con una forte nostalgia del medioevo e richiamando delle accuse da cui è già stata assolta e con l’ipocrisia e il paternalismo di un ministro accusato di sequestro di persona».

L’offensiva della Lega, comunque, ha carattere strumentale: viste le difficoltà nei sondaggi e le elezioni europee alle porte, il partito di Salvini sta disperatamente cercando di rosicchiare consensi andando a stimolare gli umori più turpi della destra.

Sui social, del resto, è tutto un pullulare di utenti che ritengono del tutto normale quello che sta passando Ilaria Salis in Ungheria, dove rischia una condanna di almeno 11 anni perché accusata di aver aggredito, insieme ad altri, tre neonazisti in due circostanze diverse.

Le vittime, scrive la procura di Budapest nel capo d’accusa hanno riportato tutte lesioni guarite in una settimana al massimo. Oltre allo scandaloso spettacolo delle catene e del guinzaglio, ciò che colpisce di tutta questa vicenda è la colossale sproporzione tra i fatti contestati e l’entità della pena prospettata.

Intanto, A Budapest, ieri mattina Roberto Salis ha fatto visita a sua figlia in carcere e, all’uscita, si è detto «moderatamente ottimista» per il futuro.

«Ilaria è ancora entusiasta per aver visto i suoi amici e qualche buon segnale sta arrivando anche dal carcere dove le sue condizioni sono migliorate», ha raccontato.

La situazione, ad ogni modo, resta molto delicata: la strada per il ritorno in Italia è complicata da percorrere (lo ha spiegato nuovamente Tajani: «È impossibile perché lei non ha commesso reati in Italia, ma può essere espulsa dall’Ungheria in caso di condanna»), ma i tanti interventi degli ultimi giorni e anche la telefonata Meloni e Orbàn segnalano quantomeno un certo interessamento alla situazione.

Se non si fossero accesi i riflettori dell’opinione pubblica è chiaro che Ilaria Salis avrebbe rischiato di scomparire in un buco nero come in tanti altri casi è accaduto.

Il Garante nazionale dei detenuti, poi, ha avviato «un’interlocuzione formale» con il proprio parigrado ungherese e, allo stesso tempo, ha attivato alcune procedure di tutela anche al Comitato prevenzione tortura del Consiglio d’Europa. Il caso arriverà lunedì pomeriggi anche a Strasburgo, dove alla plenaria dell’Eurocamera si dovrebbe tenere un dibattito.

Zoltan Kovacs, il portavoce di Orbàn, in serata è andato all’attacco su X: «I reati in questione sono gravi, sia in Ungheria che a livello internazionale. Le misure adottate nel procedimento sono previste dalla legge e adeguate alla gravità dell’accusa del reato commesso. La credibilità di Ilaria Salis è altamente discutibile».

Kovacs ha attaccato anche György Magyar, uno degli avvocati ungheresi dell’italiana. La sua colpa? «È dichiaratamente di sinistra».

Sorgente: Il caso Ilaria Salis, un test definitivo sulla presunta “democrazia europea” – Contropiano

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