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Gli orrori a Gaza continuano, perseguiti e sostenuti dalle armi statunitensi e dalle benedizioni europee: è il tragico esito dell’eredità coloniale

Seraj Assi *

Al momento della fondazione di Israele, nella brutale campagna che i palestinesi definiscono «Nakba» («catastrofe»), il nuovo Stato attuò una pulizia etnica e la distruzione di oltre cinquecento villaggi e città palestinesi, uccidendo più di diecimila palestinesi. Quando le forze sioniste si impadronirono di oltre il 78% della Palestina storica, almeno 750.000 palestinesi, su una popolazione di 1,9 milioni, furono espulsi dalle loro case. Molti di quelli sradicati fuggirono a Gaza, triplicando la sua popolazione e trasformando la piccola striscia costiera in un colossale campo profughi.

Sebbene i palestinesi abbiano sempre temuto la prospettiva di una seconda Nakba, la maggior parte di loro non avrebbe mai immaginato che si sarebbe svolta sotto i propri occhi in pieno giorno, ritenendo che i genocidi appartenessero al secolo passato. L’anno scorso le Nazioni Unite, per la prima volta nella loro storia, hanno commemorato l’anniversario della Nakba, assicurando ai palestinesi che le ingiustizie del passato non si sarebbero mai più ripetute.

Si sbagliavano. Dal 7 ottobre, Israele ha ucciso a Gaza il doppio dei palestinesi e ne ha fatti sfollare il triplo di quanti ne aveva uccisi in tutta la Palestina durante la Nakba. Lo sconcertante bilancio delle vittime ha superato i ventiduemila palestinesi, tra cui oltre novemila bambini. Metà della popolazione è sull’orlo della fame. Circa due milioni di gazawi sono stati sfollati. Centinaia di migliaia di persone hanno lasciato Gaza attraverso il valico di Rafah in esodo, rievocando tragiche scene della Nakba. Appena la scorsa settimana, due ministri israeliani di estrema destra hanno apertamente invocato la pulizia etnica: «Con 100.000 o 200.000 arabi a Gaza, invece di due milioni», ha detto il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, «l’intera discussione su cosa fare il giorno dopo [la fine della guerra] sarà completamente diversa».

Le Forze di Difesa Israeliane, che per lungo tempo si sono autoproclamate «l’esercito più morale del mondo», si sono invece distinte come specialiste nel massacrare i civili – medici e infermieri, giornalisti e le loro famiglie, donne incinte e bambini. Israele ha sganciato su Gaza circa ottantamila tonnellate di esplosivo, l’equivalente di cinque bombe nucleari, e ha bombardato l’enclave costiera con decine di migliaia di attacchi aerei, scavando nella terra migliaia di crateri da impatto, alcuni larghi quasi quaranta metri. Gaza City, una città di sessantamila abitanti, è stata rasa al suolo. Si tratta di una seconda Nakba compiuta dal cielo.
Venerdì scorso, il Sudafrica ha avviato un procedimento presso la Corte Suprema delle Nazioni Unite accusando Israele di genocidio contro i palestinesi di Gaza e chiedendo alla Corte di ordinare a Israele di fermare i suoi attacchi. Il caso, presentato alla Corte internazionale di giustizia dell’Aia, afferma che le azioni di Israele a Gaza sono «di carattere genocida» perché commesse con l’intento «di distruggere i palestinesi di Gaza come parte del più ampio gruppo nazionale, razziale ed etnico palestinese». Molti esperti concordano.

Il massacro di massa a Gaza è scioccante non solo per il ritmo mozzafiato, gli orrori quotidiani e la scala agghiacciante, ma anche per il livello di complicità che ha ottenuto dalle élites occidentali. La guerra di Israele è stata condotta e sostenuta con una palese combinazione di armi americane e benedizioni europee, anche se l’assalto ha mietuto un numero di vittime tre volte superiore al genocidio di Srebrenica in Bosnia.

Per quasi tre mesi, i palestinesi di Gaza hanno condiviso video in diretta sulle loro esecuzioni quotidiane, implorando il mondo di fermare la follia. Ma la classe politica occidentale è rimasta in silenzio, limitandosi a offrire banalità sui diritti umani, invocando il diritto assoluto di Israele all’autodifesa e condannando in blocco i critici di Israele come antisemiti. Il genocidio di Gaza ha messo a nudo la vacuità del liberalismo occidentale, la pochezza dei suoi valori morali e delle sue istituzioni per i diritti umani.

Il maccartismo anti-palestinese è dilagato negli Stati uniti e in Europa. Francia e Germania hanno vietato le proteste contro la guerra e hanno dato un giro di vite agli attivisti pro-palestinesi, mentre gli Stati americani si sono affrettati ad approvare leggi che vietano la solidarietà non violenta con i palestinesi, compreso il boicottaggio di Israele. Diversi Stati americani hanno giurato di impedire l’accesso ai rifugiati palestinesi. Innumerevoli sostenitori dei diritti dei palestinesi sono stati licenziati o sottoposti a provvedimenti disciplinari negli Stati uniti; molti altri si sono autocensurati, per paura di essere puniti. Nel frattempo, migliaia di mercenari stranieri e di coloni estremisti con passaporto americano ed europeo stanno facendo scempio dei palestinesi nei territori occupati.
L’Occidente liberale, guidato dall’amministrazione Biden negli Stati uniti, ha tradito i palestinesi di Gaza. Ha negato ai bambini palestinesi anche solo la pretesa di umanità, per non parlare di un cessate il fuoco che avrebbe potuto salvare migliaia di vite innocenti. Nonostante la raffica di minacce di genocidio che provengono dall’ufficialità israeliana, i politici mainstream degli Stati uniti hanno permesso a Israele di compiere una delle peggiori atrocità a memoria d’uomo. In questo modo, i governi occidentali hanno ignorato la rabbia popolare che si sta sviluppando nelle loro capitali, dove i manifestanti – musulmani, ebrei, cristiani, laici – hanno marciato in massa a sostegno della Palestina e di un cessate il fuoco a Gaza, percorrendo le strade di Washington, New York, Londra, Parigi e Berlino.

Il massacro di massa a Gaza è il tragico culmine dell’eredità coloniale occidentale in Palestina. Le stesse forze globali che hanno deluso i palestinesi in passato sono tornate per garantire la loro definitiva espropriazione: il Regno Unito, che ha consegnato il Mandato per la Palestina ai sionisti politici, grazie alla Dichiarazione Balfour, ha promesso il suo pieno sostegno a Israele. Le Nazioni Unite, che hanno creato Israele grazie al Piano di spartizione, hanno fallito nella loro missione di proteggere i palestinesi e impedire il ripetersi della Nakba. Gli Stati uniti, che sono stati il primo paese a riconoscere Israele, sono diventati complici dei suoi crimini di guerra.

Gaza potrà anche essere annientata, ma questo non porterà da nessuna parte. All’inizio di un nuovo anno, la storia non vedrà di buon occhio coloro che continuano a stare dalla parte del genocidio. Nelle parole del reverendo Munther Isaac della Chiesa evangelica luterana di Natale a Betlemme, «se non siete inorriditi da ciò che sta accadendo, se non siete scossi nel profondo, c’è qualcosa di sbagliato nella vostra umanità. Gaza oggi è diventata la bussola morale del mondo».

*Seraj Assi è uno scrittore palestinese. Vive a Washington e ha scritto My Life As An Alien (Tartarus Press). Questo articolo è uscito su JacobinMag. La traduzione è a cura della redazione.

Sorgente: L’anno in cui l’occidente ha tradito i palestinesi – Jacobin Italia