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Oggi alla Corte internazionale di Giustizia vengono presentati gli argomenti di Pretoria che ha il sostegno di un vasto schieramento di paesi, l’Unione europea non si è pronunciata. Domani la parola alla difesa

DEN HAAG (L’Aia) – “Israele ha commesso, sta commettendo e vuol continuare a commettere atti di genocidio contro il popolo palestinese a Gaza”. È l’accusa, durissima, rivolta dal Sudafrica allo Stato ebraico e depositata lo scorso 29 dicembre alla Corte Internazionale di Giustizia con sede a L’Aia, in Olanda, il principale organo giudiziario delle Nazioni Unite. Un dossier di 84 pagine in cui Pretoria, accusa Israele di aver violato la “Convention on the Prevention and Punishment of the Crime of Genocide” la “Convenzione per la prevenzione e la punizione del crimine di Genocidio” varata nel 1948 e ratificata da entrambe le nazioni, insieme ad altri 150 paesi. E chiede l’intervento del tribunale che si occupa di controversie fra Stati. L’accusa sarà affrontata oggi e domani nel corso di due udienze pubbliche al Palais de la Paix dell’Aia. Ciascun paese avrà a disposizione 2 ore, dalle 10 alle 12 del mattino, per sottoporre ai giudici le proprie ragioni. Oggi saranno ascoltate le argomentazioni dell’accusa, illustrate dalla delegazione sudafricana, guidata dal ministro della Giustizia Ronald Lamola. Domani toccherà al team di legali dello Stato ebraico guidato dal celebre avvocato britannico Malcolm Shaw.

Che cos’è la Corte Internazionale di Giustizia?

Detta anche “Corte Mondiale”, è il più importante tribunale delle Nazioni Unite. Diversamente dalla Corte Penale Internazionale – che pure ha sede nella città olandese – non si occupa di stabilire responsabilità personali ma quelle degli Stati che violano il diritto internazionale. Ha due competenze principali: una “contenziosa” relativa alla soluzione di controversie internazionali e una “consultiva”, per la formulazione di pareri richiesti da organi autorizzati. Nel marzo 2022 ha emesso un ordine provvisorio vincolante contro la Russia, chiedendo a Mosca di fermare la guerra contro l’Ucraina –che il Cremlino, ha evidentemente ignorato.

Su cosa si basa l’accusa di genocidio nei confronti di Israele?

Il documento d’accusa depositato dal Sudafrica sostiene che “gli atti e le omissioni di Israele rivestono carattere di genocidio perché accompagnano l’intento specifico richiesto di distruggere i palestinesi di Gaza in quanto parte del gruppo nazionale, razziale ed etnico più ampio dei palestinesi”. Lo Stato Ebraico, non avrebbe provveduto ad adempiere “ai suoi obblighi di prevenire il genocidio, né a quello di perseguirne i responsabili” come invece esige la Convenzione di cui è firmatario.

 

Su cosa si basano le accuse?

Secondo Pretoria, Israele sta portando avanti un preciso piano di genocidio contro i palestinesi di Gaza, uccidendo civili e impedendo loro di avere accesso a cibo, acqua, cure mediche. La denuncia cita dati ed episodi. Nota che il 70 per cento delle vittime dei bombardamenti e dell’assedio di Gaza sono donne e bambini. E che i civili vengono colpiti in maniera indiscriminata: come d’altronde accaduto pure ai tre ostaggi israeliani che, fuggiti ai loro rapitori, nonostante avanzassero verso alcuni militari con una bandiera bianca chiedendo aiuto in ebraico, sono stati uccisi dal fuoco “amico” israeliano. A sostegno delle sue accuse il Sudafrica riporta pure efferate affermazioni di ministri israeliani: “Stiamo combattendo contro animali umani” (il ministro della Difesa Gallant). “Quando diciamo che Hamas dovrebbe essere distrutto, intendiamo anche coloro che festeggiano, coloro che sostengono e coloro che distribuiscono caramelle: sono tutti terroristi” (il ministro della Sicurezza Nazionale Ben-Gvir). “Non esistono civili non coinvolti a Gaza” e “valutiamo l’uso dell’atomica” (il Ministro del Patrimonio Amichai Eliyahu). Punto debole della petizione: non si cita mai la pratica da parte di Hamas di farsi scudo dei civili utilizzare ospedali e scuole per le sue basi militari.

 

Cosa chiede Pretoria?

“Misure cautelari”: che vanno dall’ordinare a Israele di cessare bombardamenti e mettere uno stop ai “gravi danni fisici e mentali inflitti ai palestinesi di Gaza” al consentire l’accesso di più aiuti umanitari nella Striscia.

 

Come ha reagito Israele?

Fin da subito ha negato le accuse. “Non c’è niente di più atroce e assurdo della causa intentata dal Sudafrica”, ha detto il presidente israeliano Isaac Herzog. Durissimo il portavoce del ministero degli Esteri Lior Haiat: “Rigettiamo con disgusto tale sanguinosa diffamazione”. Proprio ieri il governo di Benjamin Netanyahu ha aperto un sito web “per mostrare al mondo alcuni dei crimini contro l’umanità commessi da Hamas”.

 

Come risponderà alle accuse?

Finora nulla è trapelato sulla linea di difesa, ma secondo gli analisti l’avvocato Shaw sosterrà che la strage di civili è involontaria: dipesa del fatto che Hamas, il gruppo terroristico responsabile del massacro del 7 ottobre, ha celato le sue strutture militari fra le infrastrutture di Gaza e infiltrato i suoi uomini fra la popolazione civile. Citerà poi certo i milioni di volantini in arabo che l’IDF ha lanciato nelle aree di Gaza prese di mira e delle decine di migliaia di telefonate e sms ricevuti dai civili con l’invito ad evacuare. Misure adottate secondo i requisiti del “Diritto Bellico”. Quanto alle parole dei ministri, verranno giustificate in quanto “prese fuori dal loro contesto”

 

Ci sono precedenti?

Pretoria basa il suo procedimento su quello del Gambia contro il Myanmar nel 2020, quando il paese africano sostenne, con successo, di avere il diritto-obbligo di agire contro il genocidio dei Rohingya proprio in quanto firmatario della Convention on the Prevention and Punishment of the Crime of Genocide. La tesi del Myanmar che il Gambia non era parte “lesa” e dunque non aveva diritto d’intervenire fu respinta

 

Chi sono le figure di punta delle due delegazioni?

Nel team sudafricano, Christopher John Robert Dugard, detto John Dugard, 87 anni, sudafricano bianco nato laureatosi a Cambridge ed esperto di diritto internazionale e diritti umani, è stato tra coloro che hanno scritto la Costituzione sudafricana dopo l’apartheid. Ha lavorato a lungo all’Onu prima presidente della Commissione sui Territori palestinesi dopo la Seconda Intifada del 2000, poi “Relatore speciale dell’Unhcr per i rifugiati. Ha denunciato più volte “le discriminazioni degli israeliani nei confronti dei palestinesi”. Israele lo considera “fazioso”

Nel team israeliano Malcolm Shaw, 76 anni, avvocato britannico che è anche un King’s Counsel (alla lettera un “consulente del re”), la categoria più prestigiosa dei barrister, come si chiamano nel Regno Unito i legali che difendono gli imputati in tribunale. È un illustre accademico e autore di libri di diritto di fama mondiale. ha scritto un libro sulle dispute territoriali diventato un best-seller globale e innumerevoli altri testi di diritto, incluso uno, “Genocide and international law”, pubblicato nel 1989. È già intervenuto in importanti casi di fronte alla Corte Internazionale, rappresentando Emirati Arabi Uniti, Serbia e Camerun.

Chi sono i giudici?

Il tribunale è formato da 15 giudici permanenti nominati dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Presidente è l’americana Joan Donoghue, altri giudici provengono da Francia, Germania, Australia, India, Slovacchia, Giamaica, Giappone, Brasile, Russia, Cina, Marocco, Somalia, Libano e Uganda. A questi si affiancano un israeliano e un sudafricano. Per Israele ci sarà poi l’ex presidente della Corte Suprema (ed ex negoziatore di pace) Aharon Barak, 87 anni, sopravvissuto all’Olocausto che di recente è stato molto critico verso il tentativo di riforma della giustizia del premier Netanyahu, ma è una figura estremamente rispettata nel panorama internazionale. Il Sudafrica ha nominato Dikgang Moseneke, 76 anni, ex vice capo procuratore del Sudafrica, come giudice ad hoc,

Perché è stato il Sudafrica a denunciare Israele?

Il paese africano ha spiegato il suo coinvolgimento nel documento di 84 pagine depositato: “Abbiamo l’obbligo, in quanto Stato sottoscrivente la Convenzione contro i genocidi, di prevenire tali crimini”. Va detto che il Sudafrica è da tempo uno strenuo critico dello Stato ebraico. L’African National Congress, partito di governo, ha già in passato comparato le politiche israeliane a Gaza e in Cisgiordania al regime segregazionista dell’Apartheid da loro subito (vi si fa un chiaro riferimento anche nella denuncia). L’animosità ha radici profonde: le relazioni fra Israele e la maggior parte delle nazioni africane si inasprirono dopo la guerra arabo-israeliana del 1973, e lo Stato Ebraico si avvicinò al governo suprematista bianco di Pretoria, proprio mentre altri paesi cominciavano a imporgli sanzioni appunto per l’Apartheid

 

Chi sostiene il Sudafrica?

L‘Organizzazione dei Paesi Islamici: i 57 membri del blocco, che comprende pure Arabia Saudita, Iran, Pakistan e Marocco, hanno espresso il loro sostegno al caso il 30 dicembre. Malesia: in una dichiarazione rilasciata il 2 gennaio, il Ministero degli Affari Esteri malese ha accolto favorevolmente la richiesta. Turchia: il portavoce del Ministero degli Affari Esteri turco, Oncu Keceli, ha postato su X il 3 gennaio accogliendo favorevolmente la mossa del Sudafrica. Giordania: il ministro degli Esteri Ayman Safadi ha dichiarato il 4 gennaio che Amman avrebbe sostenuto il Sudafrica. Bolivia: il Ministero degli Affari Esteri ha definito storica la mossa del Sudafrica, diventando il primo paese dell’America Latina a sostenere la causa contro Israele.

Chi è contrario alla sua azione?

Gli Stati Uniti si sono detti contrari all’accusa di genocidio. Il portavoce della sicurezza nazionale John Kirby ha definito la petizione del Sudafrica “priva di merito, controproducente e completamente priva di fondamento”. Numerosi alleati occidentali di Israele, compresa l’Unione Europea, non si sono pronunciati. La Gran Bretagna ha rifiutato di sostenere il caso, ed è stata accusata di doppio standard per aver presentato documenti legali dettagliati proprio alla Corte di Giustizia un mese fa a sostegno delle accuse secondo cui il Myanmar avrebbe commesso genocidio contro i Rohingya.

 

Quali azioni può intraprendere la Corte Internazionale di Giustizia?

Può decidere a favore o contro la denuncia o perfino tirarsi fuori affermando di non avere giurisdizione. Una volta che il caso è aperto può però anche prendere delle sue misure alternative alle richieste. Sulle misure d’urgenza, una decisione potrebbe arrivare in poche settimane, due mesi al massimo. Fra le misure, il tribunale potrebbe chiedere l’immediato e totale cessate il fuoco o misure più moderate come far entrare un maggior numero di aiuti all’interno della Striscia
La sentenza è definitiva ed inappellabile ma ha limiti oggettivi. Sulla carta, le decisioni sono vincolanti per gli Stati. Ma spesso vengono ignorate. Ciò è in linea con la difficoltà generale di far rispettare il diritto internazionale, in particolare il diritto internazionale sui diritti umani e il diritto internazionale umanitario. La mancata esecuzione di una sentenza conferisce alla parte adempiente il diritto di ricorrere al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per eventuali misure

Cosa rischia Israele?

Un verdetto negativo nei suoi confronti sarebbe soprattutto una macchia sulla reputazione, e aumenterebbe il rischio di isolamento internazionale. Se però lo Stato ebraico dovesse decidere di non mettere in atto le decisioni del Tribunale, non subirebbe nessuna conseguenza immediata: se pure ci si dovesse rivolgere al Consiglio di Sicurezza potrebbe quasi certamente contare sul veto americano verso eventuali misure nei suoi confronti

Fotografia: Nell’ospedale Abu Yousef al-Najjar a Rafah corpi di bambini uccisi in bombardamenti israeliani (reuter)

 

Sorgente: Al via il processo per genocidio contro Israele all’Aia. Ecco tutto quello che c’è da sapere – la Repubblica