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Primo voto in commissione Giustizia sul ddl Nordio che elimina il reato espressamente chiesto dall’Europa e attenua il traffico di influenze. Inutile la moral suasion di Mattarella. Gli amministratori condannati in primo grado potranno restare in sella e non dovranno più dimettersi come avviene oggi

ROMA – Via l’abuso d’ufficio dal codice penale. Resterà un buco al posto dell’articolo 323. Oggi è arrivato, in commissione Giustizia al Senato, il primo voto. A favore tutta la maggioranza e anche Italia viva con Ivan Scalfarotto. Contro, in modo compatto, le opposizioni, Pd, M5S, Avs.

Bocciata anche la proposta del Pd che aveva chiesto di distinguere la responsabilità “politica” dei sindaci da quella dei tecnici. Entusiasta il Guardasigilli Carlo Nordio che, a voto avvenuto, lo mette sul tavolo della sua premier: “L’abrogazione di questo reato evanescente, richiesta a gran voce da tutti gli amministratori di ogni parte politica, contribuirà a un’accelerazione delle procedure e avrà quell’impatto favorevole sull’economia auspicato nei giorni scorsi da Giorgia Meloni”.

Ma non basta. Viene attenuato anche il reato di traffico d’influenze, ugualmente raccomandato dalla Ue. Mentre la Lega ha presentato un emendamento che riscrive la legge Severino sull’incandidabilità e decadenza di parlamentari e amministratori condannati a due anni, eliminando l’obbligo di sospendere questi ultimi dopo la sentenza di primo grado. Un ulteriore “favore”, dopo la soppressione dell’abuso d’ufficio, proprio al “partito dei sindaci” che da molto tempo chiedevano di cancellare una norma che li obbligava a lasciare l’incarico, anche se poi in Cassazione venivano assolti.
Dura oltre tre ore la prima riunione del 2024 della commissione Giustizia di palazzo Madama, presieduta dalla responsabile Giustizia e senatrice della Lega Giulia Bongiorno. Presenti, per il governo, il vice ministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto e il sottosegretario della Lega Andrea Ostellari. All’ordine del giorno c’è l’unico disegno di legge firmato in un anno di governo dal Guardasigilli Carlo Nordio che giusto al primo dei suoi otto articoli contiene l’abolizione dell’abuso ufficio, il reato più odiato dai sindaci italiani, sia di destra che di sinistra.

Tocca alle opposizioni – i dem Alfredo Bazoli e Walter Verini, Roberto Scarpinato per M5S – spiegare per quale razione sono contrari a cancellare il reato. Che il presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia considera indispensabile e che la stessa Europa, nella Commissione di Bruxelles, ha inserito tra i reati che tutti i paesi devono tenere nei codici. Ma non c’è nulla da fare. Come ha anticipato a Repubblica il capogruppo di Forza Italia Pierantonio Zanettin quel reato invece deve essere eliminato.

Lo ribadisce proprio l’avvocato barese Sisto che sfrutta l’argomento dei sindaci di sinistra che chiedono la soppressione dell’articolo 323 del codice penale. “Stanno portando avanti una specie di pantomima – dice Sisto aprendo la seduta – perché da un lato ne vogliono l’abolizione, dall’altro non vogliono che questo si sappia”. E aggiunge: “La verità è che l’abuso d’ufficio è una sovrastruttura di cui è necessario liberarsi, anche perché, oltre alle altre ragioni, le inchieste hanno costi notevoli, sia in termini finanziari che di tempo, in spregio agli obiettivi di efficienza che devono contraddistinguere la dimensione moderna del processo penale”. Singolare teoria quella del vice ministro, via dal codice penale tutti i reati che, per essere accertati, comportano “costi notevoli”. Niente male come idea dei criteri per una depenalizzazione.

All’opposto tutta l’opposizione è contraria, tant’è che Bazoli e Verini bocciano l’intero ddl perché “lancia un segnale di abbassamento dell’impegno contro la corruzione e i reati contro la pubblica amministrazione. Si limitano le intercettazioni, si vuole cancellare (e non riformare) l’abuso di ufficio e in questo modo continuerà a ricadere in capo a tanti amministratori perbene la responsabilità di atti di cui non sono direttamente responsabili”. Vota a favore invece Ivan Scalfarotto di Italia viva che motiva così la sua scelta: “È un reato che nonostante le tante modifiche nel tempo è rimasto fumoso e indefinito. Prova ne sia che i sindaci di tutti gli schieramenti continuano a richiedere a gran voce, e noi crediamo a ragione, l’abrogazione o quanto meno un’ulteriore modifica, che a questo punto però rischia di sembrare più che altro una forma di accanimento terapeutico”.

A favore Enrico Costa di Azione che usa la stessa espressione di Nordio, reato “evanescente” e dice: “L’abrogazione del reato di abuso d’ufficio” è sacrosanta. Da tutti i partiti si sono levate grida di dolore di fronte al proliferare di avvisi di garanzia ai sindaci. Sono gli stessi partiti i cui consiglieri comunali – quando si trovano all’opposizione – usano molto spesso l’esposto in Procura anziché l’interrogazione. Così facendo sperano che un pubblico ministero mandi un avviso di garanzia al sindaco, del quale sono pronti a reclamare le dimissioni”.

Mentre è sarcastico l’ex pm di Palermo Roberto Scarpinato che dice: “In un quadro di malaffare sempre più diffuso, il governo Meloni fa esattamente tutto ciò che serve per accelerare questo processo di decadimento dello Stato e per facilitare la predazione del denaro e delle risorse pubbliche da parte dei comitati di malaffare. Con il ddl Nordio normalizza l’abuso di potere, cioè lo sviamento del potere pubblico per finalità private, e normalizza il conflitto di interessi, perché grazia all’abrogazione del reato di abuso d’ufficio non costituirà reato neppure la violazione dell’obbligo di astenersi in presenza di un interesse privato in conflitto con l’interesse pubblico”.

Come non bastasse ecco a sorpresa l’emendamento della Lega che inserisce nel testo Nordio anche l’intervento sul decreto Severino del 2012. Proposto come emendamento, diventa un ordine del giorno che impegna il governo a realizzare la modifica. I sindaci si liberano così non solo dell’abuso d’ufficio, ma soprattutto, non appena la proposta entra in un disegno di legge o in un decreto, non dovranno più preoccuparsi di un’eventuale condanna in primo grado che fino a oggi, proprio grazie alla legge Severino, li costringeva alle dimissioni. Questa previsione sparisce. Del resto, proprio la Lega, con i radicali, aveva sostenuto in proposito il referendum dei Radicali che però l’anno scorso non aveva ottenuto il quorum necessario.

Sorgente: Abuso d’ufficio, al Senato la maggioranza con Iv cancella il reato, no di Pd, M5S e Avs. La Lega chiede di attenuare la legge Severino – la Repubblica

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