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La bozza di risoluzione prevede ‘ampie pause umanitarie’ (ANSA)

Israele e Hamas stanno conducendo negoziati “molto seri” per una nuova tregua sul terreno che consenta il rilascio di ostaggi israeliani e l’ingresso di aiuti umanitari a Gaza.

Ne sono convinti gli Stati Uniti, mentre il Consiglio di sicurezza esamina una risoluzione in tal senso, presentata dagli Emirati e più volte emendata per evitare l’impasse di un veto americano. Il voto all’Onu è però slittato di un’altra giornata “per dare più tempo alla diplomazia”, ha annunciato il presidente di turno del Consiglio, a quanto pare proprio su richiesta degli Usa.

I colloqui tra le parti, ancora mediati da Qatar ed Egitto, si scontrano però sulle condizioni poste dalla fazione palestinese, che vorrebbe un cessate il fuoco duraturo, e sull’ostilità di Benyamin Netanyahu. “La guerra continuerà fino a che Hamas non verrà eliminato, fino alla vittoria”, ha ribadito per l’ennesima volta il premier israeliano. “Chi pensa che ci fermeremo, non è collegato alla realtà”, ha tagliato corto, gelando le aspettative della comunità internazionale e di fatto smentendo l’apertura del giorno prima del presidente Isaac Herzog.

In serata però Hamas ha rifiutato la proposta di Israele sulla una tregua e non accetterà un accordo finché la pausa dei combattimenti non sarà effettiva. Lo scrive il Wall Street Journal citando fonti dell’intelligence egiziana. Secondo quanto riferito, l’offerta israeliana prevedeva una settimana di tregua in cambio di 40 ostaggi.

Il leader di Hamas, Ismail Haniyeh, è intanto arrivato al Cairo per discuterne con funzionari egiziani, dopo una prima tappa a Teheran. Al ministro degli Esteri iraniano, Hossein Amirabdollahian, Haniyeh ha assicurato che la sua organizzazione è pronta al cessate il fuoco, ma ha aggiunto che non lo negozierà finché Israele continuerà ad attaccare la Striscia di Gaza. “L’aggressione contro il popolo di Gaza da parte del regime sionista è senza precedenti”, ha affermato.

Secondo fonti israeliane alla Cnn, infatti, Israele e Hamas non sono affatto “vicini a un accordo finale al momento”. In cambio del rilascio di tutti gli ostaggi ancora prigionieri nella Striscia – secondo il governo, 108 vivi e i corpi di altri 21 -, il gruppo armato avrebbe chiesto la liberazione dalle carceri israeliane di detenuti palestinesi di “peso maggiore” rispetto a quelli rilasciati nella prima tranche di scambi poche settimane fa. Secondo altre fonti, sempre israeliane, Israele avrebbe invece presentato a Hamas la proposta per una pausa nei combattimenti di una settimana in cambio di 40 ostaggi. “Non giocheremo a questo gioco”, ha avvertito l’esponente di Hamas Ghazi Hamad, ribadendo di puntare a un cessate il fuoco permanente e non a una tregua temporanea. Altrimenti, ha spiegato ad Al Jazeera, “Israele prenderà la carta degli ostaggi e dopo comincerà un nuovo round di massacri contro il nostro popolo”. “Per ora sono ancora trattative. Non c’è nulla di definitivo”, ha confermato un funzionario vicino al dossier.

Al Palazzo di Vetro intanto si lavora alla risoluzione che prevede appunto una “sospensione delle ostilità”, nella formula che eviterebbe un nuovo veto degli Stati Uniti che non intendono dare fiato a Hamas. Nella bozza circolata nelle ultime ore, il Consiglio di sicurezza chiede “pause e corridoi umanitari urgenti ed estesi” e la liberazione di tutti gli ostaggi, si esortano le “parti in conflitto a Gaza a rispettare i loro obblighi verso il diritto internazionale in materia di protezione dei civili” e ad “astenersi dal privare la popolazione civile nella Striscia dei servizi di base e dell’assistenza umanitaria indispensabili alla sopravvivenza”.
Per il portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale Usa, John Kirby, sarebbe inoltre importante che nel testo ci fosse anche la condanna di Hamas. Posizione condivisa dal governo italiano, ha affermato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, ricordando che per la mancanza di una condanna chiara delle responsabilità di Hamas l’Italia – che attualmente non siede nel Consiglio di sicurezza – si era in precedenza astenuta in Assemblea.

Un diplomatico dell’Onu ha dichiarato alla Bbc che servirebbe “un miracolo” perché la risoluzione passi. Ma il segretario di Stato Antony Blinken ha assicurato che gli Usa sono concentrati nel porre fine alla guerra a Gaza “il prima possibile” e “a riportare gli ostaggi a casa”. L’amministrazione Biden teme infatti le ripercussioni di un conflitto prolungato sul voto del 2024 e, secondo il Washington Post, punterebbe a convincere Israele a passare almeno ad una fase meno intensa della guerra entro la fine dell’anno.

Sorgente: Negoziati ‘seri’ sulla tregua, ma slitta il voto all’Onu – Notizie – Ansa.it