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L’ex cavaliere ha pagato al suo braccio destro le spese legali e dal 2021 anche un vitalizio. “Un compenso per la detenzione subita e per averlo coperto”

C’è una storia di “ricatto” e di “silenzio pagato a peso d’oro” attorno al buco nero della vita imprenditoriale di Silvio Berlusconi tra febbraio 1977 e dicembre 1980. Su questi 37 mesi si concentra l’esame dei magistrati di Firenze che stanno analizzando gli “innesti finanziari”, senza una paternità, nelle società che hanno dato vita alla Fininvest. In oltre 500 pagine di nuova relazione tecnica vengono riesaminate le operazioni “anomale” già rilevate nella prima consulenza fatta a Palermo e prodotta nel processo a Marcello Dell’Utri, perché ci sono nuovi documenti che la procura di Firenze ha acquisito a gennaio dell’anno scorso.

L’attenzione dei magistrati Luca Tescaroli Luca Turco, che coordinano l’inchiesta sui mandanti delle stragi del 1993 in cui Dell’Utri e Berlusconi sono indagati, riguarda anche il flusso finanziario che intercorre fra l’ex cavaliere e il suo braccio destro: l’uomo che di fatto conosce l’origine dell’impero del biscione e il dietro le quinte della discesa in campo del patron della Fininvest. Dell’Utri è il perno della storia e su di lui nella relazione c’è un capitolo molto ampio, in cui si riassume il continuo rapporto economico con Berlusconi.

La continuità nel tempo dei versamenti, per decine di milioni di euro, a favore di Dell’Utri, di cui non si conoscono le vere motivazioni, come si legge in una nota della Direzione investigativa antimafia confluita nella relazione, è “sicuramente connessa a un riconoscimento anche morale, l’assolvimento di un debito non scritto, la riconoscenza, per quanto riguarda l’ultimo periodo”, dovuta all’ex senatore “per aver pagato un prezzo connesso alla carcerazione, senza lasciarsi andare a coinvolgimenti di terzi”. Insomma, perché non ha tradito. E così, negli atti che accompagnano la consulenza tecnica, si citano le parole “ricatto”, “copertura”, “colpa” e “danno”.

Gli investigatori intercettano Miranda Ratti, moglie di Dell’Utri. La donna “ritiene di essere portatrice, e titolare, di veri e propri diritti economici verso Berlusconi”, per cui insiste nel far capire alla sua interlocutrice “che il debito verso di loro è ancora aperto” e afferma: “È un fatto di principio, l’obiettivo va portato fino in fondo, io non mollo”. Alla base vi è “una storia nostra”, e per la Dia c’è “la consapevolezza che tutte le loro richieste, assecondate da Berlusconi, trovano fondamento in una sorta di risarcimento di quanto hanno patito nel tempo per colpa sua, per averlo, probabilmente, coperto”. Gli investigatori della Dia di Firenze scrivono: “In quest’ottica scatta il ricatto”.

C’è una conversazione fra la moglie di Dell’Utri e quella di Denis Verdini, Simonetta Fossombroni, che gli inquirenti riportano, perché Ratti si lamenta che Berlusconi sta pagando chiunque mentre non ha ancora pagato i loro avvocati. La conclusione cui le due donne giungono è “certamente indicativa di cosa possa stare alla base delle continue dazioni economiche e tramite cosa continuare ad ottenerle”. “E, ma se uno non lo ricatta figlia mia…” dice Simonetta Fossombroni, e Miranda Ratti risponde: “È quello il punto”.

Emerge che le spese legali per i processi a Dell’Utri vengono sostenute da Berlusconi. Sono somme elevate. Fanno notare gli investigatori nella nota alla procura: “La difesa dell’ex senatore (Dell’Utri) dev’essere attenta e puntuale in quanto è anche la difesa di Forza Italia e di Silvio Berlusconi e pertanto se ne deve fare carico lui. Neanche concorrere nelle spese, ma proprio accollarsele tutte”.

A luglio 2021, Dell’Utri parla con il senatore Alfredo Messina, tesoriere di Forza Italia, e dalla conversazione traspare come “le richieste di Dell’Utri abbiano anche velatamente la funzione di ricordare, ad esempio, che pagare i suoi difensori è pagare anche la difesa di Berlusconi e di Forza Italia, quasi a significare che, al contrario, potrebbero esserci pericoli per l’ex premier”.

Sia l’affermazione di Ratti sia quelle del marito, riporta la Dia, ma soprattutto le somme elevate versate nel tempo da Berlusconi ai Dell’Utri “fanno ben considerare che alla base vi sia effettivamente una sorta di ricatto non espresso, ma ben conosciuto da tutti, e idoneo al persistere delle dazioni”. E tra i flussi di denaro che dall’ex cavaliere arrivano all’ex senatore c’è, dal maggio 2021, pure un vitalizio da 30mila euro al mese che Dell’Utri ha chiesto e ottenuto. Cifra che si somma all’altro vitalizio che Dell’Utri sta ripristinando dal Senato.

Se è facile per gli investigatori ipotizzare che in passato il flusso di denaro avesse come causa l’aiuto fornito dall’ex senatore all’ex premier per la costituzione del suo impero economico, a fine anni 70, prima nel settore edile e poi in quello della tv, per arrivare a favorirne la discesa in campo, negli ultimi anni è probabile che la motivazione “risieda nel compenso per quanto patito da Dell’Utri a seguito delle vicende processuali in cui è rimasto coinvolto e per aver coperto Berlusconi”. D’altro canto la difesa di Dell’Utri, nei vari processi, è la difesa di Berlusconi e di Forza Italia, concetto quanto mai chiaro e idoneo a suscitare le apprensioni del tesoriere di Forza Italia e il suo timore, “stati d’animo che generano paure più che idonee a determinarsi per il pagamento delle notule – elevate – dei difensori di Dell’Utri”. Che non perde occasione per ricordare che “questa difesa non è solo mia, effettivamente, sai che c’è dietro”. In quanto, si legge nella nota della Dia, “sia il presidente sia Forza Italia sono immischiati in questa storia”, perché Dell’Utri ha vissuto il periodo del buco nero su cui i magistrati di FIrenze indagano.

Sorgente: Quei trentamila euro al mese da Berlusconi a Dell’Utri. La Dia: il prezzo del silenzio – infosannio – notizie online