29 February 2024
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Nella ricostruzione dei fatti del Comando generale delle Capitanerie di porto, alle 23.34 del 25 febbraio c’è la comunicazione della sala operativa di Roma a quella di Reggio Calabria: “Imbarcazione sospetta” ma anche “non si evidenziano elementi riconducibili al fenomeno migratorio”

di Alessandra Ziniti

Per il centro di coordinamento della Guardia costiera di Roma quella fotografata e segnalata dall’aereo di Frontex non era una barca di migranti. A 12 giorni dalla tragedia di Cutro, dalle carte acquisite dalla Procura di Crotone emerge un altro tassello che conferma la catena di sconcertanti sottovalutazioni che ha lasciato senza soccorsi il caicco che trasportava da 150 a 180 migranti partiti quattro giorni prima dalla Turchia.

 

 

Agli atti dell’inchiesta che dovrà stabilire eventuali responsabilità nell’organizzazione dei soccorsi c’è anche la ricostruzione cronologica dei fatti, minuto per minuto, fatta dal Comando generale del Corpo delle Capitanerie di Porto, con allegata anche un’annotazione di servizio sulla segnalazione di un mayday ricevuta alle 20.51 di venerdi 24 febbraio dalla Capitaneria di Porto di Roccella Ionica.

 

 

E dalla ricostruzione viene fuori la “valutazione” di MRCC Roma, il centro di coordinamento di ricerca e soccorso della Guardia costiera che, confermando di aver ricevuto alle 23.03 la segnalazione da Frontex di una “imbarcazione sospetta” 31 minuti dopo, dunque alle 23.34, contatta la sala operativa della Guardia Costiera di Reggio Calabria, girando la mail di Frontex ma precisando: “non si evidenziano elementi riconducibili al fenomeno migratorio”. Nella stessa comunicazione, MRCC Roma sottolinea che ” i dati disponibili sono di una barca a motore, di medie dimensioni, che naviga con rotta 296 gradi a 6 nodi. In coperta è visibile solo una persona anche se risulta possibile che ci siano altre persone sottocoperta”.

 

(agf)

 

Che cosa dunque credeva che fosse la Guardia costiera quell’imbarcazione condotta da un navigatore solitario? Non si sa, ma nella ricostruzione offerta alla magistratura, si sottolinea che non c’erano elementi che facessero pensare a migranti. Strano visto che, nella stessa relazione di servizio, dando conto della segnalazione ricevuta da Frontex mezzora prima, la Guardia costiera ammette che si trattava di “una imbarcazione sospetta in quanto, a seguito di un’analisi svolta con i sistemi presenti a bordo dell’aereo Eagle 1, si registrava un flusso di chiamata dalla barca verso la Turchia e venivano rilevate risposte termiche dai boccaporti”. Sottolinea la Guardia costiera che “non evidenziandosi elementi riconducibili ad una unità in distress” nella comunicazione di Frontex, l’IMRCC viene inserito “per conoscenza”.

Dunque, questa la spiegazione fornita dalla Guardia costiera alla Procura, Frontex segnala una barca sospetta, non evidenzia elementiche facciano ritenere che abbia bisogno di soccorso e, sottolinea, nessun elemento faceva ritenere che si trattasse di una barca di migranti. Sottolineatura necessaria perchè prassi della stessa Guardia costiera e numerose pronunce della magistratura affermano che qualsiasi barca che trasporta migranti, in quanto sempre sovraffollata, senza le necessarie misure di sicurezza e di personale competente a bordo, è da subito da considerarsi in distress, dunque da soccorrere.

 

 

Il proseguo della ricostruzione del Comando generale della Capitaneria di Porto ripercorre le tappe già note: con la Guardia di finanza che comunica di avere avviato una operazione di polizia, facendo uscire una motovedetta “con attività pianificata fino alle 6 del mattino”. E comunque la sala operativa della Guardia costiera di Reggio Calabria aveva comunque preallertato le sue due motovedette poi in realtà mai uscite dal porto.

Alle 3.48, quando la Guardia di finanza comunica che i suoi mezzi stanno rientrando per il maltempo – si legge ancora nella ricostruzione della Guardia costiera – ”  Finanza e Guardia costiera di Reggio Calabria concordano circa la mancanza di elementi di criticità in considerazione del fatto che l’unità era in assetto che a bordo era visibile una sola persona e che l’ultima posizione nota era a circa 40 miglia dalla costa”. Dunque, con il mare proibitivo per dei mezzi militari, Guardia di finanzae Guardia costiera concordano che per un caicco con una sola persona a bordo “non ci sono elementi di criticità”.

Infine, solo alle 4.20, dunque a naufragio avvenuto, la Capitaneria di Porto di Crotone dice di essere stata avvertita dai carabinieri che la “Guardia di finanza aveva fornito loro l’informazione di un’imbarcazione che trasportava presumibilmente migranti irregola e che la vedetta Gdf stava rientrando per avverse condizioni meteo”.

Per incredibile che sembri, a quell’ora con i migranti già in acqua e il caicco spezzato a metà la Guardia costiera non sapeva ancora che l’imbarcazione era naufragata.

Sorgente: Naufragio di Cutro, l’errore della Guardia costiera: “Quella segnalata da Frontex non è una barca di migranti” – la Repubblica

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