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E ci risiamo, si perdono clamorosamente le elezioni consegnando il Paese nelle mani della destra peggiore e si fanno dichiarazioni di giubilo.

Perdenti contenti

Di chi sto parlando? Ma dei 5S e del loro giubiloso leader Giuseppe Conte! Loro infatti pensano di averle vinte le elezioni. Pensano di averle vinte perché le aspettative erano ben altre come è noto cioè rischio tracollo. L’aver conseguito ben il 15% quindi li esalta, con cifre da capogiro in alcuni seggi a Napoli e al Sud. Pazienza per il Paese consegnato alle destre. Elezioni “vinte” grazie alla promessa del RDC che la destra come ha promesso abolirà e pazienza per i percettori che lo perderanno, tanto si fa sempre in tempo a gridare dall’opposizione contro chi lo abolirà. Non sarebbe stato meglio, dal governo, offrire garanzia di permanenza del provvedimento magari migliorandolo? A voi il giudizio.

Perché si è andati alle elezioni? Perché Conte e Meloni innanzitutto le volevano perché erano gli unici che le avrebbero “vinte”. Meloni le ha vinte davvero. Conte mirava a vincerle pure lui perché i sondaggi lo davano per favorito nella guerra interna ai 5S. “Primus vivere” pare disse Craxi quando fu eletto segretario del PSI, lo stesso ha detto Conte. Con la differenza che Craxi poté sfruttare il sistema elettorale per utilizzare il ruolo di ago della bilancia e quindi pian piano far crescere il suo partito fino al 15% circa. Giocò male le sue carte, sappiamo come andò a finire.

Che se ne farà Conte del suo 15%? Vorrà giocare in solitaria il ruolo di opposizione per scalare le vette più vertiginose dei consensi, pare dalle prime dichiarazioni. Sento già le agitazioni contro queste mie posizioni: “E’ stato Letta che non ha voluto l’alleanza!” Vero, ma è una balla colossale che la volesse Conte, lui mirava al successo personale e ritiene di averlo avuto! Si è tornati alla situazione di un Sud in cerca di eterno assistenzialismo e ad un Nord in preda a voglie di rivincita. Peccato per l’unità del paese e alla sua modernizzazione. Speriamo nella sua tenuta democratica.

Certo si fa sempre in tempo ad andare a fare un pellegrinaggio da Padre Pio, Conte lo sa fare, lui è di zona, pazienza se Di Vittorio anche egli di lì si stia contorcendo nella sua ammiratissima tomba.

Sull’altro fronte, quello del PD, che speranze si potevano avere? Nell’epoca delle “narrazioni consolatorie” qual era quella del PD? Conte e Meloni le avevano chiare, facili da capire. Scissioni, contrasti interni, cambi di Segretari, vertici di partito, di programmi ed alleanze hanno confuso e stancato l’elettore: cosa è il PD, cosa vuole il PD? Non lo ha capito nessuno neanche i suoi elettori e militanti.

Quanti corsi alla Sorbona bisogna frequentare per perdere le elezioni nel modo così clamoroso? Il richiamo ai valori della Resistenza, purtroppo, non è bastato. Ne purtroppo sono bastati i comizi e le dichiarazioni di Bersani. Una “agenda Bersani” però può essere ancora valutata come programma di una sinistra unita e di contrasto alla destra. Ci pensino bene Conte e tutti i 5S.

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Sia ciò di richiamo all’attenzione di quella sinistra-sinistra dello zerovirgola, gli “umbilicum cultores” che al mattino si alzano e non fanno un passo prima di essersi rimirati allo specchio ed esclamato: ”minchia quanto sono di sinistra”. Politica non è solo indignazione, ideologia, protesta, moralità o moralismo. Politica è progettualità, proposta, organizzazione valutazione delle alleanze, dei tempi, studio del linguaggio, delle opportunità, di valutazione del possibile, ricerca di consenso maturo del popolo, stare con e tra il popolo. Buona opposizione!

Sorgente: La tradizione italiana dei perdenti contenti – Kulturjam


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