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di Federica Cravero

Processo al gioielliere di Grinzane Cavour: l’uccisione dei due banditi nei video

La rapina e la morte raccontate secondo per secondo, frame dopo frame, per descrivere come quel colpo organizzato in modo maldestro da tre rapinatori a una gioielleria a Grinzane Cavour, nella Langhe, si è trasformato in un duplice omicidio che ora vede alla sbarra il titolare Mario Roggero.

Nell’aula del tribunale di Asti oggi è stato proiettato il video di quel fatto, che per la prima volta hanno potuto vedere sia i togati che i giudici popolari e anche i familiari delle vittime – assistiti dagli avvocati di parte civile Marino Careglio, Giulia Mondino, Angelo Panza, Giuseppe Caruso e Carla Montarolo – commossi di fronte alla crudeltà delle immagini. “Bastardo”, si sente mormorare tra il pubblico mentre sul monitor si vede il gioielliere che prende a calci in testa Andrea Spinelli, già ferito a morte da un colpo di revolver. “Dalla visione del video emerge chiaramente come il tema della legittima difesa sia del tutto estraneo a questa vicenda”, commenta l’avvocato Careglio.

Il pm Davide Greco riavvolge il nastro e lo ferma a più riprese per ricostruire davanti alla corte d’assise presieduta dal giudice Alberto Giannone (a latere Elio Sparacino) quanto accaduto nell’oreficeria di via Garibaldi, in frazione Gallo-Grinzane, il 28 aprile 2021. Sono le 18,36. La Fiesta bianca a tre porte chiesta in prestito da Spinelli a un’amica di una pizzeria arriva nel parcheggio davanti alla porta del retrobottega del negozio. Alla guida c’è Alessandro Modica, l’unico che si salverà, ferito a una gamba.

Spinelli è il primo a entrare, fingendosi cliente. Un paio di minuti dopo è Giuseppe Mazzarino a varcare la porta blindata. Subito mostra il coltello e minaccia la figlia dell’orafo, Laura Roggero. Spinelli tira fuori una pistola giocattolo tenuta assieme con lo scotch e lega con delle fascette da elettricista i polsi della donna, che prova comunque a schiacciare con un piede il pedale dell’allarme, ma la chiamata alle forze dell’ordine non parte.

Senza audio, senza poter sentire le parole dei protagonisti, la rapina è un film muto che scorre con una calma surreale anche quando le telecamere inquadrano il gioielliere che sbuca dal retrobottega e mette le mani nel cassetto sotto il registratore di cassa dove tiene il revolver, di cui non aveva più il porto d’armi, scaduto molto tempo prima. Sono le 18, 41 minuti e 35 secondi. Nell’istante in cui Roggero (difeso dall’avvocato Dario Bolognesi di Ferrara) ha le mani nel cassetto, i tre rapinatori sono appena usciti dal retro. Sotto l’occhio della telecamera si vede il gioielliere che corre dietro di loro con il braccio allungato. Il primo colpo arriva quando i tre stanno salendo in auto, in maniera rocambolesca visto che l’auto ha solo due portiere e un rapinatore temporeggia, non riuscendo a salire sul sedile dietro. Lo sparo manda in frantumi lo specchietto retrovisore e il finestrino del guidatore, Modica, che ferito a una gamba ingrana comunque la retro, ma si ferma dopo pochi centimetri. Roggero scarica tutti e cinque i colpi attorno alla macchina, poi prova ancora a sparare contro i banditi che tentano di fuggire. Il braccio sempre teso, le dita premono forsennatamente il grilletto che spara a vuoto. Modica riesce ad allontanarsi e si farà poi accompagnare verso casa. Mazzarino non fa che pochi passi e cade sull’asfalto senza vita. Spinelli va avanti sulla strada per qualche metro e cade contro la serranda di una vetrina. La telecamera dell’ufficio postale inquadra la scena che inchioda il gioielliere e mina alle fondamenta la sua tesi che sia stata legittima difesa. Un calcio, due, tre, gli pesta la testa Roggero. Spinelli sembra già morto, ma a un certo punto si rialza con un incredibile slancio. E si azzuffa con l’orafo con tutte le energie che ancora ha fino a quando non cade dissanguato in centro strada. Roggero torna indietro verso il negozio e chiama il 112. “Una rapina… due morti…”.

guarda il video cliccando il link sotto riportato

Sorgente: Spari alle spalle e calci al moribondo, la rapina dell’orrore rivive in aula – la Repubblica

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