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Il ministro della Giustizia: “Così la norma confligge con la presunzione di innocenza, l’incandidabilità dovrebbe scattare dopo l’appello”. Inoltre “abbiamo ricevuto sollecitazione dall’Anci, e l’apertura del Pd, per abolire o modificare radicalmente abuso d’ufficio e traffico di influenze”

“Occorre far sì che la norma sull’incandidabilità non venga applicata ai condannati in primo grado”. Così il ministro della Giustizia Carlo Nordio in una intervista al Corriere della Sera a proposito della possibilità di modificare la legge Severino. “In primo grado sì. Altrimenti la norma confliggerebbe con la presunzione di innocenza. L’incandidabilita dovrebbe scattare dalla sentenza di appello in poi – ha aggiunto – Anche per chi ha commesso reati gravi? Su questo si può discutere. Certamente la norma non può essere applicata retroattivamente perché è pur sempre un provvedimento afflittivo, visto che chi è in carica vuole rimanerci. Comunque su questo ci sono idee trasversali diverse. Credo che dobbiamo fare un dibattito trasparente e senza pregiudizi”. Il ministro spiega inoltre di aver ricevuto “sollecitazione dall’Anci, e l’apertura del Pd, per abolire o modificare radicalmente abuso d’ufficio e traffico di influenze”

Approccio garantista del ministro anche sul tema più caldo di questi giorni, lo scandalo di corruzione a Bruxelles. “Un fatto allarmante” dice Nordio, “attendo l’esito delle indagini, ma certo la flagranza del reato e il possesso di fondi enormi ingiustificati affievolisce il caposaldo della presunzione di innocenza”. Da questa vicenda, spiega il ministro, emerge che “la corruzione c’è sempre, come narrano Cicerone e Lisia”, in Italia “è più diffusa e capillare perché facilitata da un potere diffuso. La discrezione sconfina nell’arbitrio che spinge a oliare serrature altrimenti chiuse. La percezione da noi è 10 volte più alta. Non è un caso. A fronte di una media europea, a spanne, di 25mila leggi, noi ne abbiamo 250mila. Più lo Stato è corrotto, più sforna leggi”.

Dal Qatargate emergono considerazioni anche sulle intercettazioni. “Al netto di quelle per reati di mafia e terrorismo, la norma va modificata”, spiega, distinguendo “un problema di divulgazione e uno puramente economico”, ma soprattutto il concetto che le intercettazioni “devono essere uno strumento di indagine e non di prova”. Oggi la norma “va rimodulata per conciliare il diritto all’informazione dei cittadini e quello dei singoli a non veder divulgate notizie segrete e intime che li riguardano” sottolinea Nordio, “per ripristinare una par condicio di informazione tra le parti. Siamo apertissimi a cercare un punto d’incontro tra diritto all’informazione e limiti alla graticola mediatica. Sono pronto ad aprire un tavolo di confronto tra rappresentanti dell’Anm, dell’avvocatura e del giornalismo, anche domani”.

Infine, la separazione delle carriere. Nordio afferma che non è un tema urgente ma “un obiettivo a cui tendere”.

Matteo Renzi: “Sto con Nordio”.

“Condivido lo spirito del ministro, anche nel metodo, non solo nel merito”. Matteo Renzi, intervistato dal Messaggero, guarda con fiducia al lavoro di Carlo Nordio al Ministero di Giustizia. In primo luogo il segreto istruttorio: “Se c’è un segreto, perché chi lo viola non paga mai? Politico, giornalista, magistrato: nessuno paga mai”. In secondo luogo, la responsabilità dei magistrati: “Mi piacerebbe una responsabilità contabile, più che penale: chi paga il conto di indagini infinite e processi inutili? Ma mi basterebbe avere un sistema in cui si va avanti perché si è bravi, indipendentemente dalle correnti”. Poi, le intercettazioni: “Servono”, ma quelle a strascico “legono i diritti delle persone”.

Sorgente: Nordio vuole cambiare la Legge Severino: “I condannati in primo grado devono potersi candidare” – HuffPost Italia