Quei richiedenti asilo di serie B abbandonati tra Polonia e Bielorussia | Le persone e la dignità

Quei richiedenti asilo di serie B abbandonati tra Polonia e Bielorussia | Le persone e la dignità

12 Aprile 2022 0 Di Luna Rossa

12 APRILE 2022 | di

Rifugiati |

Nel corso del 2021 le autorità della Polonia hanno arbitrariamente posto in detenzione circa 2000 richiedenti asilo che erano entrati nel loro territorio dalla Bielorussia e hanno sottoposto molti di loro a violenze, tra le quali perquisizioni corporali in strutture sovraffollate e insalubri e in alcuni casi persino a scariche con le pistole elettriche e a sedazione forzata.

Inoltre, dopo una pausa durante l’inverno, altri richiedenti asilo stanno nuovamente tentando di entrare in Polonia dalla Bielorussia: in quest’ultimo stato, a causa delle sanzioni internazionali, non possono avere accesso al minimo sostegno e rischiano di essere arrestati dalla polizia locale a causa della loro condizione di irregolarità. Lungo la frontiera polacca li attendono filo spinato e respingimenti, in alcuni casi già subiti per 20 o 30 volte.

 

Questo trattamento violento e degradante stride profondamente con l’ospitale accoglienza che la Polonia sta mostrando nei confronti delle persone sfollate dall’Ucraina.

Il comportamento delle autorità polacche sa decisamente di razzismo e ipocrisia.

Le ricerche di Amnesty International hanno appurato che le guardie di frontiera polacche rastrellano e respingono violentemente persone arrivate dalla Bielorussia, a volte minacciandole con le pistole.

Gran parte di quelle abbastanza fortunate da evitare il respingimento e da chiedere asilo politico in Polonia sono poste automaticamente in detenzione, senza valutare individualmente le loro posizioni e senza considerare l’impatto che la detenzione avrebbe avuto sulla loro salute fisica e mentale, per lunghi periodi di tempo in strutture sovraffollate che offrono scarsa privacy e accesso limitato a servizi igienico-sanitari, di medicina, di psicologia e di assistenza legale.

Quasi tutte le persone intervistate da Amnesty International hanno descritto i traumi conseguenti alla fuga da zone di conflitto e hanno raccontato di essere state intrappolate per mesi lungo il confine tra Bielorussia e Polonia.  Sono sopravvenuti problemi psicologici come ansia, insonnia, depressione e frequenti pensieri suicidi. Nella maggior parte dei casi, non c’era alcuna forma di assistenza psicologica.

Questa situazione è peggiorata a seguito della decisione delle autorità polacche di recludere i nuovi arrivati nel centro di detenzione di Wedrzyn, sovraffollato fino al punto da contenere fino a 24 persone in una stanza di soli otto metri quadrati.

Il centro di detenzione di Wedrzyn è all’interno di una base militare operativa. Il filo spinato e i costanti rumori di veicoli blindati, elicotteri e spari durante le esercitazioni hanno riacutizzato i traumi preesistenti.

Quasi tutte le persone incontrate da Amnesty International hanno denunciato comportamenti irrispettosi e offese verbali di natura razzista accompagnate da maltrattamenti psicologici. Tutti gli uomini intervistati si sono lamentati delle perquisizioni corporali, eseguite regolarmente nel trasferimento da un centro di detenzione a un altro pur rimanendo sempre in custodia dello stato. A Wedrzyn, a quasi tutti i nuovi arrivati veniva ordinato di stare in una stanza, di denudarsi e di stare accovacciati per periodi di tempo più lunghi di quelli necessari per i controlli.

Infine, Amnesty International ha intervistato numerose persone costrette con la forza a ritornare in Bielorussia e altre che sono riuscite ad evitarlo ma sono state poste in detenzione in Polonia. Molte delle persone espulse dal territorio polacco hanno dovuto firmare documenti scritti nella lingua locale che, secondo loro, contenevano informazioni falsamente incriminanti per giustificare la loro espulsione. In alcuni casi le guardie di frontiera hanno usato le pistole taser e le manette e sono ricorse persino alla sedazione.

Nell’ultimo mese le autorità bielorusse hanno allontanato circa 700 migranti e richiedenti asilo, tra cui molte famiglie con bambini piccoli e persone con gravi malattie e disabilità, da una struttura del villaggio di Bruzgi che nel 2021 aveva ospitato migliaia di persone.

Queste persone si sono ritrovate improvvisamente abbandonate nella foresta, con temperature sotto lo zero, senza riparo, cibo, acqua o accesso a cure mediche. Molti di loro si trovano ancora nella foresta e subiscono quotidianamente trattamenti violenti da parte delle guardie di frontiera bielorusse che cercano, anche aizzando i cani, di spingerle verso la frontiera polacca.

Sorgente: Quei richiedenti asilo di serie B abbandonati tra Polonia e Bielorussia | Le persone e la dignità