Variante Delta e Delta +: dove sono in Italia? E come contrastarne l’avanzata?

Variante Delta e Delta +: dove sono in Italia? E come contrastarne l’avanzata?

24 Giugno 2021 0 Di Luna Rossa

Secondo il Centro europeo per il controllo delle malattie, a fine agosto sarà dominante in tutta Europa e causerà il 90% dei contagi. Il ruolo decisivo dei vaccini

di Laura Cuppini

Quanto è diffusa la variante Delta in Italia e in Europa?
La rincorsa della variante Delta è cominciata anche nel nostro Paese. Dall’1 per cento rilevato il 18 maggio dall’Istituto superiore di sanità, a metà giugno il ceppo aveva raggiunto il 3,4 dei sequenziamenti nazionali, per salire al 9 per cento pochi giorni dopo. Del monitoraggio si occupa l’Istituto Ceinge-Biotecnologie avanzate di Napoli, sulla base delle sequenze depositate nella banca dati internazionale Gisaid. Ma i numeri reali potrebbero essere ben più preoccupanti. Ieri il presidente del Ceinge Pietro Forestieri ha parlato di un incremento fino al 25%, secondo i numeri forniti dal Piano di sorveglianza genomica della Regione Campania: «Dobbiamo aspettarci numeri progressivamente e costantemente più alti, con il deposito di ulteriori virus sequenziati». Una conferma di quanto scritto dal Financial Times: «L’Italia è quinta al mondo per la percentuale di casi dovuti alla variante Delta». Nere anche le previsioni del Centro europeo per il controllo delle malattie (Ecdc), secondo cui alla fine di agosto il ceppo individuato per la prima volta in India a ottobre potrebbe veicolare il 90 per cento dei contagi in Europa. È perciò destinato a diventare dominante, sostituendosi alla variante oggi più diffusa, l’Alfa (inglese). È già successo in Gran Bretagna, che ha registrato un nuovo picco di contagi, oltre 16 mila; il 60% della popolazione vaccinata ha permesso però di limitare il numero di ricoveri e decessi. La situazione ha messo in allarme diversi Paesi tra cui Israele, che ha deciso di rinviare di un mese (dal primo luglio al primo agosto) l’ingresso dei turisti vaccinati.

Quali Regioni hanno già segnalato dei casi?
In Lombardia la variante Delta è salita al 3,2%, ma è in Campania il maggior numero di casi: 83 nel Vesuviano e 44 a Torre del Greco. Nel Sassarese ci sono 15 contagi, 3 nel Teramano, almeno 5 in Abruzzo. Il ceppo è presente pure in Piemonte, Trentino-Alto Adige, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Puglia, Sicilia e Lazio. Quest’ultima Regione ha anticipato i richiami delle vaccinazioni con AstraZeneca per garantire, con due dosi, una migliore protezione.

Come si può contrastare l’avanzata della variante?
Il presidente del Consiglio Mario Draghi ha esortato a «procedere nella campagna vaccinale con la massima intensità». «Sfortunatamente, i dati preliminari mostrano che la variante Delta può infettare anche individui che hanno ricevuto solo una dose dei vaccini attualmente disponibili — ha affermato la direttrice del Centro europeo per il controllo delle malattie, Andrea Ammon —. È molto probabile che circolerà ampiamente durante l’estate, in particolare tra i soggetti più giovani che non sono oggetto di vaccinazione: ciò potrebbe causare un rischio per chi non è completamente vaccinato». La seconda dose, ha aggiunto, va somministrata entro l’intervallo minimo, per accelerare i tempi. «Sono consapevole che per raggiungere questo obiettivo è necessario uno sforzo significativo da parte delle autorità sanitarie pubbliche e della società in generale. Ma ora è il momento di fare tutto il possibile». Un altro baluardo fondamentale è rappresentato dall’attività di sequenziamento, in Italia ancora limitata. «Su questo aspetto resta molto da fare – sottolinea Carlo Federico Perno, direttore dell’Unità di Microbiologia all’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma -, ma c’è un impegno del Governo che speriamo si traduca in azioni concrete».

Che cosa potrebbe succedere nei prossimi mesi?
Una circolazione intensa del virus, seppure con pochi casi gravi e decessi, aumenta il rischio che si sviluppino nuove mutazioni. «L’interesse di qualunque virus è replicarsi il più possibile senza uccidere il suo ospite — chiarisce Perno —, infatti le nuove varianti sono più trasmissibili delle precedenti ma presumibilmente non più letali. Lasciando però il virus libero di correre si potrebbero sviluppare e diffondere, per errore (o meglio, contro l’interesse del virus stesso) mutazioni più patogene o che sfuggono ai vaccini. Cosa che finora, per fortuna, non è accaduta. Per tenere sotto controllo Sars-CoV-2 c’è un’unica soluzione: chiuderlo in gabbia, impedirgli di circolare. Per centrare questo obiettivo bisogna vaccinare più persone possibile con le due dosi in tempi rapidi, in tutto il mondo». In Italia il 30% della popolazione over 12, 16 milioni e mezzo di persone, ha ricevuto entrambe le iniezioni (o il monodose di Johnson & Johnson). «È importante sapere che la prima dose è solo l’inizio del percorso — sottolinea Perno —: il sistema immunitario si attiva, ma è con il richiamo, fatto nei tempi giusti, che si scatena garantendo la protezione».

Si parla della variante Delta «plus»: che cos’è?
Il nuovo ceppo è stato identificato in India dall’Istituto di genomica del Consiglio nazionale delle ricerche e risulta presente in tre Stati. La variante Delta plus (AY.1) si sta diffondendo rapidamente nel Paese: rispetto alla «madre» (Delta) ha accumulato mutazioni che le permettono di trasmettersi più facilmente. Si è così allargata la famiglia Delta. Oltre alla versione più nota, B.1.617.2, ne esistono altre due: B.1.617.1 e B.1.617.3, meno preoccupanti e chiamate entrambe Kappa. Il nome completo della Delta plus è B.1.617.2.1, a indicare la stretta parentela con la progenitrice, dalla quale si distingue soprattutto per una mutazione, la K417N (nella proteina Spike), che ha in comune con il ceppo Beta, sequenziato per la prima volta in Sudafrica.

Sorgente: Variante Delta e Delta +: dove sono in Italia? E come contrastarne l’avanzata?

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