Coronavirus, Piemonte e Umbria ci ripensano. Sì ai bandi per medici e infermieri stranieri: “Conquistiamo diritti affermando i doveri” – Il Fatto Quotidiano

Coronavirus, Piemonte e Umbria ci ripensano. Sì ai bandi per medici e infermieri stranieri: “Conquistiamo diritti affermando i doveri” – Il Fatto Quotidiano

24 Novembre 2020 0 Di marco zinno

CRONACA

Coronavirus, Piemonte e Umbria ci ripensano. Sì ai bandi per medici e infermieri stranieri: “Conquistiamo diritti affermando i doveri”

Coronavirus, Piemonte e Umbria ci ripensano. Sì ai bandi per medici e infermieri stranieri: “Conquistiamo diritti affermando i doveri”
Dopo un mese di polemiche, l’associazione dei medici stranieri (Amsi) vince la sua battaglia. Torino e Perugia emanano i bandi senza pretende il requisito della cittadinanza che già il Cura Italia permetteva di derogare. Resta il nodo per il futuro, per consentire ai medici extracomunitari residenti in Italia e iscritti ai loro ordini serve una legge

Alla fine il Piemonte ci ha ripensato: sì ai medici stranieri per fermare il Covid. Dopo averli esclusi in una decina di bandi che richiedevano come requisito la cittadinanza italiana, la regione di Cirio ha cambiato idea e ha pubblicato una manifestazione di interesse rivolta anche a personale sanitario extracomunitario in regola con il permesso di soggiorno. L’esclusione aveva provocato critiche e polemiche per la manifesta irragionevolezza, posto che i reparti piemontesi erano prossimi al collasso e che una specifica deroga del “Cura Italia” aveva già superato lo steccato normativo, consentendo in via straordinaria l’assunzione con il solo permesso di soggiorno. “E’ un vittoria, dimostra come gli stranieri debbano lottare per affermare perfino i loro doveri anche quando si limitano a chidere di fare la loro parte accanto ai medici italiani”, dice il presidente Foad Aodi, presidente associazione medici di origine straniera in Italia( Amsi).

Era stata l’associazione a porre il problema fin dalla prima emergenza, rilevando che mentre le regioni andavano a cercare medici cubani, romeni e siriani, in Italia miglia di medici stranieri iscritti ai relativi ordini professionali erano impossibilitati a lavorare direttamente per il pubblico. Questo esercito di migliaia di medici e infermieri (oltre 77mila secondo le stime), rimaneva appannaggio della sanità privata, delle cooperative o impiegato a chiamata come partita Iva. Lo steccato della cittadinanza è stato alzato anche da altre regioni, in alcune poi è caduto, dando finalmente seguito alle disposizioni del governo ignorate per mesi.

Un esempio è l’Umbria, dove i bandi escludevano il personale straniero. L’azienda ospedaliera di Perugia alla fine ne ha emesso uno (scade il 25 novembre) che non preclude l’accesso in base alla cittadinanza. “Il fatto che Piemonte e Umbria ci abbiano ripensato è importante”, evidenzia Foad Aodi. “Sono due regione governate da forze di centrodestra e questo fa ben sperare, perché significa che il pregiudizio ideologico e politico verso gli stranieri non ha retto alla prova dell’emergenza sanitaria che ci rende uguali nei diritti e nei doveri”.

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