Occhio all’etichetta! Sigle e misteri che ci ingannano facendo la spesa | il manifesto

9 Gennaio 2020 0 Di Luna Rossa

Angelo Mastrandrea

E951, E171, E240. Lettere e numeri, sigle, codici: informazioni essenziali per la nostra salute camuffate e trasformate in gioco cabalistico. Messaggi cifrati che ci troviamo di fronte ogni giorno facendo la spesa ma che, non sapendo interpretare, abbiamo di fatto cancellato dalla nostra esperienza percettiva quasi negandone la stessa esistenza. Eppure quelle lettere, associate a cifre di tre numeri, sono sempre lì, dietro qualsiasi prodotto impacchettato che quotidianamente acquistiamo, sussurrandoci che ciò che pensiamo di acquistare in quel preciso momento è, in realtà, qualcos’altro.

Capire come leggere le etichette di cibi, vestiti, cosmetici e detersivi, è fondamentale non solo per tutelare la nostra salute ma per comprendere appieno a che punto siamo arrivati delegando il nostro benessere alle decisioni delle multinazionali del profitto.
Imparare a leggere le etichette dei prodotti non ci metterà in salvo, sono però i primi elementi da cui iniziare per avere perlomeno un’idea di quello che è contenuto realmente nei prodotti che acquistiamo. E sono sempre più le associazioni di consumatori che si stanno muovendo per chiedere un po’ di chiarezza in questo dedalo di numeri e cifre. E’ il caso degli additivi, riconoscibili dalla E maiuscola iniziale e una sequenza di tre numeri. Fra i casi più interessanti quello del biossido di titanio, E171, uno sbiancante chimico che si può trovare in moltissimi alimenti e cosmetici, considerato dallo Iarc un possibile cancerogeno fin dal 2006. A seguito della decisione della Francia di bandire questo additivo nel 2020, la Commissione è sotto pressione da parte delle organizzazioni della società civile affinché ne vieti l’utilizzo in Europa.

Anche in Italia il dibattito è stato aperto dal caso delle merendine. Un concentrato di ingredienti potenzialmente dannosi per la salute umana fra cui grassi saturi, zuccheri raffinati, sali, conservanti, coloranti, leticina di soia OGM, alcol etilico. E cosa dire del maldestro tentativo di eliminare lo zucchero, di cui l’Italia è terzo consumatore in Europa, dalla miscela per presentare i prodotti in una veste più salutare? Fra i sostituti degli zuccheri più dibattuti c’è sicuramente l’aspartame, E951, ritenuto dall’Istituto Ramazzini associabile all’insorgenza di tumori.

L’incidenza del cibo spazzatura sulla salute dei bambini è confermata dai dati dell’Osservatorio Nazionale della Salute che rileva come, nel 2017, il 21,3% dei bambini era sovrappeso e il 9,3% obeso. Insomma un bambino italiano su tre è al di sopra del peso forma relativo alla sua età con una serie di complicazioni per la salute che ricadono, inevitabilmente, sulle spalle del servizio sanitario pubblico e quindi dei contribuenti con un costo stimato annuo che si aggira fra i 6 e i 16 miliardi di euro annui.

Il viaggio nel mondo delle etichette può essere dunque molto frustrante ma è un percorso essenziale per comprendere come sia forse molto più saggio rivolgersi a un sistema di produzione alternativo, più genuino, salubre e sostenibile.

Lucia Cuffaro e Elena Tioli, nel libro Occhio all’etichetta, entrano nel labirinto delle etichette con piglio volutamente ironico. L’arcano è infatti di impossibile risoluzione e l’investigazione non può che portare all’esposizione e alla denuncia dei metodi truffaldini del sistema industriale. Il sistema di produzione industriale non è però, sottolineano le autrici, l’unico a cui poter far riferimento. Dai piccoli produttori naturali a km zero al fai da te casalingo, le alternative non mancano. Il libro rappresenta, da questo punto di vista, un piccolo vademecum per la sopravvivenza anche grazie ai contenuti multimediali associati alla pubblicazione che illustrano metodi per auto produrre in maniera genuina pane, cosmetici, bevande e altri prodotti di quotidiana necessità a una frazione del prezzo di mercato.

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