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di Laura Tussi

Giordano Sangiorgi è presidente o meglio ancora patron di una realtà molto creativa, ricca socialmente e culturalmente: il MEI, meeting degli artisti e etichette indipendenti che ha la sua sede a Faenza vicino a Ravenna.

Giordano, il MEI si occupa solo di musica oppure tratta anche di altre forme di arte e come?

Cerchiamo di mantenere il focus sulla valorizzazione della musica indipendente ed emergente italiana alternativa alle piattaforme multinazionali del disco, del digitale e dei live per dare chance a chi lavora a progetti innovativi originali e inediti in ambito musicale.

Insieme alla musica spesso incrociamo i temi dell’innovazione tecnologica, della tutela dei diritti, del sostegno al sistema culturale italiano sui quali interveniamo con il nostro circuito del mondo associazionistico come il Coordinamento Stage & Indies che rappresenta la filiera delle piccole realtà della musica, AudioCoop, che comprende circa 270 piccoli produttori discografici indipendenti e altre realtà.

Spesso siamo attenti però ai temi sociali e civili perché riteniamo che la musica, attraverso i testi e le melodie di note musicali, debba servire anche per farci riflettere sul contesto sociale nel quale viviamo. E’ un ruolo della cultura e della musica, che non fa solo da semplice intrattenimento, che riteniamo indispensabile.

Come si unisce all’interno e all’esterno del MEI l’impegno musicale con quello sociale?

Facilmente, perché, al contrario delle canzoni che ascoltiamo proposte dalle multinazionali nelle principali tv e radio in Italia e nelle principali piattaforme, a noi arrivano tante canzoni che si occupano di temi sociali e civili e, sulla base di questo, lavoriamo a contest e palchi che le valorizzino: il gender gap femminile nel paese e nella musica, le canzoni contro le morti sul lavoro, l’impegno in musica contro le mafie, i brani che sensibilizzano sui temi green, quelle sul tema dei diritti umani e tanti altri temi ci portano poi a realizzare naturali momenti di incontro tra musica e temi sociali e civili perché tutte queste istanze arrivano dal basso.

Il 27 settembre a Bologna ad esempio faremo la finale di Onda Rosa Indipendente; un contest che dal 2011 valorizza la scena musicale femminile spesso tenuta ai margini del mercato musicale mainstream.

Cosa significa che il MEI è il meeting degli indipendenti? Indipendenti da chi e da che cosa e perché e come?

Significa fare da soli, credere in un progetto e autofinanziarselo e darsi da fare perchè trovi il riscontro che merita.

Così è nato il boom della discografia indipendente in Italia nella prima metà degli Anni ’90 dopo i primi vagiti degli Anni 60, 70 e 80: una gran parte di artisti si è rotta le scatole di aspettare che  a decidere di pubblicare un album e a farlo passare in tv fossero degli antichi discografici delle major a Milano  e degli storici funzionari della Rai a Roma  e hanno deciso da ogni parte d’Italia di autoprodursi le proprie canzoni.

Da lì è nata l’esplosione delle posse con il rap in Italia tutto autoprodotto e il boom delle etichette indipendenti in gran parte votate all’alternativa rock e cantautorato: fu un vero e proprio boom di vendite. Un pubblico enorme in Italia che aspettava finalmente in ritardo di 20 anni rispetto ai paesi avanzati  di avere un circuito alternativo e indipendente di musica fatto di produzioni, artisti e band, negozi di dischi, rock club, radio, riviste , fanzine e tutto quanto girava intorno al mercato alternativo che finalmente aveva un suo grosso pubblico che poteva sostenerlo.


Avete molti progetti futuri? E i più importanti?

Stiamo ragionanado sul tema complesso della digitalizzazione del mercato sia in termini di discografia, che di live, che di diritti, che di media. E’ un tema complesso e difficile perchè siamo di fronte a vere e proprie potenze gigacapitaliste e monopoliste mondiali dove se non si interviene con urgenza si rischia che il mercato mondiale della musica resti nelle mani di dieci persone in tutto nel mondo.

Quali sono le nuove idee innovative proposte per il vostro pubblico così ampio e variegato? 

Per il pubblico l’ascolto verso le nuove proposte sconosciute, per gli artisti quello di essere sempre più preparato a un mercato che darà sempre meno spazio alle proposte alternative al mainstream piatto che passa sulle piattafomre digitali, sempre uguale e banale per massimizzare i profitti.


Che posto occupano e che ruolo giocano i giovani nel MEI?

Sono il 90% del cartellone di musica dal vivo che proponiamo.

Sorgente: Artisti ed etichette indipendenti. L’esperienza del Mei – Contropiano