Guerra e impeachment, la Camera argine a Trump | il manifesto

Guerra e impeachment, la Camera argine a Trump | il manifesto

8 Gennaio 2020 0 Di Luna Rossa

 

Stati uniti. In settimana il voto anti-conflitto sulla base di una legge del 1973, la War Powers Resolution, che impedisce al presidente di schierare le truppe senza il consenso del Congresso. Intanto l’ex consigliere alla sicurezza Bolton si dice pronto a testimoniare sull’Ucraina. Ma per i repubblicani i grattacapi non finiscono: la Casa bianca vuole raccogliere il Dna ai migranti in custodia e inserirlo in un database dell’Fbi

Marina Catucci / New York

Per impedire a Trump di iniziare unilateralmente una guerra con l’Iran i democratici del Congresso si stanno rivolgendo a una legge per lo più non testata, la War Powers Resolution. Si tratta di una legge emanata dal Congresso nel 1973, superando il veto dell’allora presidente Richard Nixon, con lo scopo di riassumere il controllo delle decisioni di guerra che si era eroso durante la guerra fredda.

Sebbene la Costituzione statunitense conferisca al Congresso il potere di dichiarare o fermare una guerra, mentre la seconda guerra mondiale lasciava il posto alla guerra fredda, le forze armate degli Stati uniti avevano istituito e mantenuto una grande forza permanente dispiegata in tutto il mondo.

I presidenti di entrambi i partiti, appellandosi al loro ruolo di comandante in capo, hanno più volte usato quelle forze lanciando o intensificando guerre. E il ruolo del Congresso si è indebolito. La War Powers Resolution era nata per arginare questa perdita di potere da parte del Congresso ed è proprio da lì che i democratici vogliono partire.

La legge prevede che se un presidente schiera truppe da combattimento senza autorizzazione congressuale, lo schieramento deve ritirarsi dopo 60 giorni a meno che la mossa nel frattempo non venga approvata. Inoltre il Congresso può obbligare il presidente a interrompere l’operazione prima di tale termine.

Visto che Trump è intervenuto in Iran senza consultare il Congresso, il senatore Tim Kaine ha proposto una risoluzione per chiedere a Trump di fermarsi entro trenta giorni dalla sua eventuale promulgazione. La portavoce della Camera Nancy Pelosi già ha dichiarato che l’Assemblea agirà questa settimana su una misura simile.

Il Senato intanto  è chiamato a gestire non solo la nuova crisi con l’Iran ma anche il processo di impeachment che è ricominciato ieri. L’ex consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton ha detto di essere disposto a testimoniare al processo di impeachment della Camera alta, se convocato formalmente dal Senato, andando così contro la Casa bianca e il portavoce repubblicano Mitch McConnell.

Perché ciò accada i democratici hanno bisogno di solo quattro voti del Gop per forzare la mano di McConnell e far convocare Bolton. La disponibilità di Bolton a testimoniare è potenzialmente un grosso favore per i dem perché, avendo parlato direttamente con Trump riguardo i suoi rapporti con l’Ucraina, l’ex consigliere è un testimone cruciale.

Non è chiaro, però, di cosa e come parlerà Bolton: decidere di testimoniare non è lo stesso che accettare di testimoniare su tutto. Potrebbe essere interrogato solo riguardo particolari conversazioni o appellarsi a privilegi esecutivi.

Di certo al momento questa apertura è un grattacapo per i repubblicani al Senato, mentre un’altra controversia si sta sicuramente aprendo in tema di diritti dei migranti. L’amministrazione Trump ha dichiarato che inizierà a raccogliere dei campioni di Dna dei migranti detenuti in custodia, nell’ambito di un programma pilota co-firmato dal Dipartimento di sicurezza nazionale e da quello di giustizia.

Già l’anno scorso la Immigration and Customs Enforcement aveva iniziato a sottoporre a test i migranti al confine tra Stati uniti e Messico, per determinare se stessero dicendo la verità sui legami familiari.

Nell’ambito del nuovo programma si va oltre: chiunque sia di età compresa tra i 14 e i 79 anni potrebbe essere tenuto a fornire campioni di Dna. Questi dati, come richiesto dal programma, verrebbero inseriti nel sistema combinato dell’Fbi.

Questo database confronta le informazioni sul Dna provenienti da tutto il paese per cercare di collegare i crimini a criminali già noti. Le associazioni per i diritti dei migranti hanno già promesso lotta legale.

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