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Tasse, quali sono gli sconti personalizzati che valgono 86 miliardi l’anno | DataRoom di Milena Gabanelli

«Regole semplici, amministrazioni efficienti e una fiscalità equa». È ciò che ha chiesto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. It’s a long way to Tipperary cantavano i soldati inglesi della Prima Guerra mondiale. Il disegno di legge Bilancio 2020 è stato approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 21 ottobre «salvo intese». Che vuol dire che da qui al 31 dicembre, data ultima per l’approvazione in Parlamento, tante cose potranno ancora cambiare. Non si sa se e in che misura saranno confermate le nuove tasse su plastica e zucchero, la revisione delle detrazioni legate alle auto concesse come benefit o il taglio delle detrazioni per i redditi più alti. Il premier Conte ha promesso una manovra «ridistributiva verso i lavoratori e le famiglie», un inasprimento delle pene per i grandi evasori e una battaglia all’evasione fiscale. L’obiettivo è di recuperare 5,3 miliardi da destinare al taglio delle tasse.

Una Babele di sconti e sconticini

Nelle intenzioni dell’esecutivo è prevista anche una prima sforbiciata alla Babele delle «spese fiscali», quelle sempre da rivedere, ma poi mai toccate. Sono detrazioni e deduzioni, ovvero sconti e sconticini rispetto alla fiscalità generale. In alcuni casi previsti dalla norma, in altri introdotti dalle «manine svelte» durante le maratone notturne a ridosso dell’approvazione. Casi «particolari»: agevolazioni pensate ad hoc a favore di questa o quella categoria. La differenza è stata messa nero su bianco dalla Commissione italiana per la redazione del rapporto annuale sulle spese fiscali che ha ritenuto catalogare come tax expenditure «quelle misure che riducono o postpongono il gettito per uno specifico gruppo di contribuenti o un’attività economica rispetto a una regola di riferimento che rappresenta il benchmark» (riprendendo la definizione dalla dall’Ocse). Centinaia di norme e codicilli che si sono accumulati via via negli ultimi 50 anni fino a raggiungere un livello monstre di 727 voci, tra fisco nazionale e locale.”tax ex

Quanto drena la tax expenditure

Di queste, 120 voci, che valgono circa 150 miliardi di sconti, non sono da considerare tax expenditure, tutto il resto sì: 530 voci di imposte dirette (Ires, Irpef, imposte sostitutive) e indirette (Iva, bolli, accise) che valgono 60 miliardi di euro all’anno, più altre 197 voci di entrate tributare territoriali (Irap, Imu, Tasi, Tosap) che valgono altri 26 miliardi. Un totale di 86 miliardi di euro all’anno di tasse «non dovute». Come minimo: perché tra queste ci sono 152 voci a livello nazionale e 130 voci a livello locale che la stessa Relazione governativa definisce «non quantificabili». Se calcoliamo che il totale delle imposte dirette, indirette, territoriali che entrano nelle casse dello stato ammonta a 522 miliardi, lo sconto pesa non poco.

Le categorie agevolate

La regola prima sarebbe quella di concedere le agevolazioni quando generano una buona ricaduta su ampi settori dell’economia e nel sociale. Vi sono invece agevolazioni per alcune categorie di persone fisiche e per alcuni territori. Hanno ragioni evidenti quelle sul reddito in Agricoltura in caso di perdita di almeno il 30% del prodotto a causa di eventi naturali o l’esenzione dall’accisa sui carburanti per bonificare i terreni. Come pure gli aiuti per il riscaldamento agli abitanti di aree climaticamente rigide: lo stesso vale per la detraibilità degli abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale fino a 250 euro. Più difficile comprendere il non assoggettamento Iva delle cessioni di diritti d’autore e sul gioco d’azzardo, l’esenzione Iva per le imprese di pompe funebri (che vale 28,7 milioni di euro all’anno), e alle quali non manca mai la clientela. O ancora come il rimborso sull’accisa del gasolio per trasporto merci e passeggeri (1,296 miliardi l’anno) e sui carburanti in generale per i tassisti (che usufruiscono anche dell’esenzione dall’Iva), l’agevolazione per i carburanti per lavori agricoli (830 milioni), l’esenzione accisa carburanti per la navigazione aerea (1,551 miliardi). Queste ultime sono considerante dal ministero per l’Ambiente agevolazioni dannose e valgono 19,3 miliardi di euro, contro i 15,2 miliardi dei sussidi favorevoli alla tutela ambientale. Su questo il Governo ha promesso una svolta. Vedremo.

Gli sconti «personalizzati»

Vi sono poi alcune voci poco giustificabili. Come il credito d’imposta per il recupero del contributo versato al Ssn dagli autotrasportatori (altri 20 milioni); la detrazione delle spese veterinarie (26,7 milioni), l’esclusione dal reddito delle mance dei croupier fino al 25% o la tassa fissa per 15 anni di 100 mila euro per i ricchi che trasferiscono la residenza in Italia (golden visa). I marina resort, cioè i servizi prestati dalle strutture organizzate per la sosta e il pernottamento di turisti all’interno delle proprie barche ormeggiate nei porti turistici, godono di un’Iva ridotta al 10%. La stessa dei campeggi, ma la tipologia di turismo e la capacità di spesa è ben diversa.

Nell’elenco dei Comuni che hanno diritto alla riduzione dell’accisa su gasolio e gpl per riscaldamento in aree climaticamente svantaggiate ci sono anche quelli della costa ligure, laziale, campana, siciliana o pugliese dove le temperature minime invernali sono tra i 7° e i 9° (152,8 milioni totali). Come si spiega? Godono giustamente di esenzione Imu i terreni di Comuni depressi, però nella lista troviamo anche Capri e Ponza, non proprio due isole sfortunate. Nelle aree depresse sono previsti anche regimi Irpef e Ires speciali, ma dentro ci sono finiti i comuni di Ventimiglia e Pescara, che sono a metà della classifica della ricchezza del Paese. Più facile capire la ragione per cui nell’elenco compare Mondragone (in provincia di Caserta): quando venne approvato l’elenco dal Cipe (l’8 maggio 2009), uno degli esponenti di punta della maggioranza che sosteneva il governo Berlusconi era Mario Landolfi da Mondragone, ex ministro delle comunicazioni, all’epoca in Parlamento da cinque legislature. C’è poi il rimborso spese fino a 50 mila euro ai Consiglieri di Stato che mantengono la residenza in provincia di Bolzano. Permane l’esenzione delle imposte e tributi per atti relativi alla ricostruzione delle zone colpite dal terremoto del 1962: vale 500 mila euro. Non sembrano avere una motivazione evidente 64 voci a livello di entrate erariali e 20 a livello di entrate territoriali. Il totale di tutto questo, se si escludono le voci «non quantificabili» (in tutto 22 su 84), vale 20,97 miliardi: quasi una finanziaria.
Le storture del sistema e una soluzione

Un altro problema è il fatto che molte di queste voci non abbiano un tetto. Prendiamo la detrazione sull’abbonamento del trasporto pubblico: vale per chi ha un reddito di 20 mila euro all’anno come per chi ne ha 200 mila. Ma l’aspetto più grave – scrive la Commissione – è il fatto che gran parte di queste misure «non presentano analogia» o «non mostrano affinità evidenti rispetto ai programmi di spesa di bilancio dello Stato». In altre parole: sono agevolazioni, parzialmente inutili per lo Stato, ma utili solo per il settore a cui sono dirette. Sarebbe utile una riscrittura completa delle norme, abrogando quelle che non hanno più senso, mettendo dei tetti e verificando, settore per settore, l’impatto di una riforma. Rivedere le agevolazioni nell’agricoltura o trasporti è sostenibile? In che misura? Quali sconti prevedere per ridurre l’inquinamento ambientale? Del resto è quello che ha chiesto l’Europa ancora quest’anno. La Commissione europea nel report sul nostro Paese consiglia di «ridurre la complessità del sistema fiscale». «Nonostante la revisione annuale – conclude la Commissione – non vi sono ancora piani per ridurne il numero e la portata». E punta il dito, soprattutto, sull’Iva agevolata: «Le entrate generate dall’Iva sono relativamente basse, pari al 14,9 % del gettito fiscale complessivo nel 2017, rispetto al 18,1 % per l’UE». Colpa dell’«ampio ricorso alle aliquote ridotte dell’Iva».

Perché nessuno lo fa

Fin dal 2015 il Governo aveva messo per iscritto di voler riformare questa Babele, ed aveva creato una Commissione dedicata. Bene, sono passati quattro Governi, nulla è successo, e ora siamo al quarto rapporto, che sarà noto nei prossimi giorni. Il governo Conte ha previsto i primi tagli. Come quelli per i contribuenti che guadagnano da 120 mila euro in su: 302 mila persone, che versano il 18% dell’Irpef netta. Per loro, dalla dichiarazione dei redditi 2021, tutte le detrazioni fiscali al 19%, tranne quelle relative alle spese sanitarie e ai mutui sulla prima casa, saranno progressivamente ridotte fino a scomparire oltre i 240 mila euro. Poca cosa. Certo, modificare un sistema incrostato non è facile. Per le tasse locali bisogna sedersi al tavolo con Regioni e Comuni, mentre muovere qualcosa a livello nazionale significa indispettire tante categorie, con quel che ne consegue. E così non si liberano mai risorse a favore di investimenti strutturali necessari ad innescare la crescita economica di cui abbiamo tanto bisogno. Alla fine la ragion di Stato cede il passo alla ragion di consenso.

Sorgente: Corriere della Sera

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